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di Valter Vecellio

 

Notizie Radicali, 24 marzo 2015

 

Ilda Boccassini, la "rossa", come viene chiamata più per la folta capigliatura che per le idee politiche di cui nulla ci importa e nulla vogliamo sapere, è magistrato che ha fama d'essere spigolosa brusca, e discutibile; nel senso che non ha un carattere facile (e questo è un punto a suo favore), e alle spalle una quantità di inchieste che hanno fatto "notizia", ma i cui esiti, spesso si prestano a critiche e osservazioni non infondate. Quel tipo di magistrato "decisionista", "poliziotto", ricordata per le sue inchieste sulle "olgettine" e la vicenda Ruby-Berlusconi; e le inchieste sulla mafia e la 'ndrangheta in Lombardia, dalla "Duomo connection" fino ai giorni nostri.

Ilda Boccassini, la "rossa", spigolosa e brusca andrebbe anche ricordata per essere stata accusatrice spietata dei suoi colleghi: col dito puntato contro i "traditori" di Giovanni Falcone, che l'hanno abbandonato e lasciato solo quando era in vita, per poi mostrarsi addolorati e appropriarsi della "memoria" l'indomani della strage di Capaci del 23 maggio 1992. Con Falcone aveva lavorato sull'inchiesta "Duomo Connection", e indagato su riciclaggio e corruzione a Milano.

Ilda Boccassini, la "rossa", spigolosa e brusca, lancia il j'accuse tre giorni dopo la morte di Falcone; prende la parola all'interno della grande Aula del Tribunale di Milano e sillaba: "Voi avete fatto morire Giovanni Falcone, voi con la vostra indifferenza, le vostre critiche. Non potrò mai dimenticare quel giorno a Palermo, due mesi fa, quando a un'assemblea dell'associazione magistrati le parole più gentili per Giovanni, soprattutto da sinistra e da Magistratura Democratica, erano di essersi venduto al potere. Mario Almerighi lo disse: "Falcone è un nemico politico". Un conto è criticare la superprocura, un conto è dire, come il Csm, i colleghi, gli intellettuali del fronte antimafia, che Falcone era un venduto, una persona non più libera dal potere politico.

Giovanni aveva scelto l'unica strada per continuare a aiutare i colleghi, andando al ministero per fare sì che si realizzasse quel progetto rivoluzionario di una struttura unica per combattere la mafia. A quanti colleghi che sono qui ho cercato di fare aprire gli occhi, ma sono stata spazzata via anch'io perché ero amica di Falcone. I colleghi che stamattina sono a Palermo fino all'altro ieri dicevano di diffidare di Giovanni. Gherardo Colombo, tu diffidavi di Falcone, perché sei andato ai funerali? E l'ultima ingiustizia Giovanni l'ha subita proprio dai giudici di Milano, la rogatoria per lo scandalo delle tangenti gliel'hanno mandata senza gli allegati. Mi telefonò e mi disse: "Che amarezza, non si fidano del direttore generale degli affari penali".

C'è tra voi chi diceva che le bombe all'Addaura le aveva messe Giovanni o chi per lui. Abbiate il coraggio di dirlo adesso, e poi voltiamo pagina. Se pensate che non era più autonomo, libero, indipendente, perché andate ai suoi funerali? Dalla Chiesa non può andare ai suoi funerali, Orlando non può andare. Se i colleghi pensano che in questi due anni Falcone si sia venduto, lo dicano adesso, vergogniamoci e voltiamo pagina". Nessuno fiata, dopo quella spietata requisitoria. Ed è pagina, questa, che si tende a dimenticare; si capisce.

Ilda Boccassini, la "rossa", spigolosa e brusca, oggi parla della riforma della giustizia "provocherà un avvicendamento ai vertici che sarà una vera e propria rivoluzione". Rivoluzione da intendere piuttosto come paralisi: paradossale effetto concreto opposto all'annuncio twittato con grande enfasi e clamore (un effetto dolosamente perseguito, vien da pensare, visto che più volte e da più parte se ne sono paventati gli effetti; ma forse no: di colpa si tratta; ed è perfino peggio, no essendoci nulla di più pericoloso di cretini, presuntuosi, arroganti inconsapevoli). La "rivoluzione" paralizzante (o se si vuole, la paralisi "rivoluzionaria") è quella indicata il 18 marzo in un articolo pubblicato su Il Messaggero e Il Mattino dal Procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio; segnatamente in quel passaggio dove richiama l'attenzione di tutti noi su "...un bizzarro decreto legge ha pensionato i 500 magistrati più importanti d'Italia, con la conseguenza di paralizzare gran parte dei processi e l'attività del Consiglio Superiore della Magistratura". Un allarme, una denuncia finora raccolta dal solo Marco Pannella e dai radicali. Silenzio da parte di tutte le altre forze politiche; e sì che perfino il Consiglio Superiore della Magistratura ha ritenuto di segnalare la cosa. Questa paralisi è la "rivoluzione" di cui parla Ilda Boccassini, la "rossa", spigolosa e brusca.

Che poi aggiunge: "Sembra che tutto si riduca alla lunghezza delle ferie e alla responsabilità civile dei giudici. Certo che chi sbaglia deve pagare, ma chi dovrà giudicare un ricco e potente contro uno che non lo è, lo farà ancora in modo sereno?". Interrogativo che lascia il tempo che trova; e ancor più la successiva affermazione: che all'interno della magistratura esistono già organismi di disciplina. È noto che disciplina assicurano e hanno assicurato quegli organismi "interni".

Ma non è questo che merita attenzione, quanto la successiva affermazione: "Proprio in questi giorni è stato aperto un procedimento nei miei confronti sulla base della segnalazione di un avvocato di un processo per mafia. Non mi preoccupa per niente, tanto che sono scoppiata a ridere, quando è arrivato. Ma poi ho riflettuto che un altro magistrato ha deciso di dare più credito a questo avvocato piuttosto che a me. E di fronte alla prospettiva della responsabilità civile, io temo soprattutto la cattiveria dei miei colleghi".

Ilda Boccassini "la rossa", spigolosa e brusca, consentirà qualche spigolosità e considerazione brusca del tenore delle sue: che il procedimento sia stato aperto sulla base di una segnalazione di un avvocato di un processo per mafia è una suggestione come quella dell'orientale astuzia accampata per dare sostanza alle accuse da lei mosse e formulate nel caso Ruby.

Non significa nulla. O la segnalazione dell'avvocato ha fondamento, o on ce l'ha; che l'avvocato difenda dei mafiosi è irrilevante. Naturalmente ci si augura di poter condividere la risata; e che un magistrato abbia deciso di non far cadere la segnalazione (e anzi di vederci chiaro) perché a muoverla è un avvocato che difende mafiosi, e perché si mette in discussione l'operato di Ilda Boccassini, "la rossa", spigolosa e brusca, in definitiva è rassicurante. Preoccupante sarebbe stato il contrario, la non presa in considerazione perché si "dà più credito a questo avvocato piuttosto che a me". L'ultima affermazione tuttavia è quella che più dovrebbe inquietare: "Temo soprattutto la cattiveria dei miei colleghi".

Ilda Boccassini "la rossa", spigolosa e brusca, dice proprio così: "La cattiveria dei miei colleghi". Quella che, anni prima, aveva denunciato nel corso delle esequie di Giovanni Falcone. Ecco: che questo sia il vero timore di Ilda Boccassini "la rossa", spigolosa e brusca è cosa che rivela assai più di quanto non dica.

Il Comitato Direttivo Centrale dell'Associazione Nazionale Magistrati si riunisce domenica 22 marzo, alle ore 11. All'ordine del giorno la convocazione dell'Assemblea Generale straordinaria e l'organizzazione del Congresso dell'Anm. Con buona pace del "bizzarro decreto" e della "paralisi di gran parte dei processi" evocati dal Procuratore Aggiunto di Venezia Nordio, e della "cattiveria dei miei colleghi" di Ilda Boccassini, "la rossa", spigolosa e brusca.