di Francesco Grignetti
La Stampa, 28 aprile 2022
Colloquio di un’ora con la ministra Cartabia: tra i temi la riforma del Csm, il taser e nuove assunzioni nelle carceri. Neanche il tempo di godersi un po’ di soddisfazione, dopo che la Camera ha votato la riforma dell’ordinamento giudiziario, e subito la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, deve immergersi in un nuovo tunnel di trattative.
L’attende un passaggio complicato. Finora, tutti i suoi appelli a evitare modifiche al Senato sono caduti nel vuoto. E da ieri è iniziato un pressing della Lega che non lascia dubbi su quale sia la loro strategia: forti di una maggioranza diversa rispetto a Montecitorio, i leghisti, in vista anche del referendum del 12 giugno, vogliono rimettere mano al capitolo della legge elettorale per il prossimo Csm.
L’ha detto subito e in chiaro la senatrice Giulia Bongiorno, e l’ha ripetuto in diversi colloqui telefonici, come ribadito anche da una nota del partito: “La riforma non riesce a incidere sui nodi cruciali del Csm. Per questo, la Lega proporrà correzioni al Senato”.
Ci va giù duro anche il presidente leghista della commissione Giustizia, Andrea Ostellari: “Trovo grave, anzi insopportabile, che si metta il bavaglio a una delle due Aule”. Il concetto viene ripetuto a voce anche da Matteo Salvini in un incontro arrangiato in corsa con la ministra Cartabia. I due parlano un’ora a quattr’occhi. Discutono soprattutto di carceri, di polizia penitenziaria, di dare loro in dotazione anche la pistola elettronica, che è un cavallo di battaglia della Lega, ma su cui Cartabia nutre forti dubbi.
E però è il Csm il piatto forte, quello che fa fibrillare la maggioranza. Dirà Salvini al termine: “Sul Csm ci sarà un passaggio in Senato. Quindi se il Senato riterrà di migliorare alcuni passaggi della riforma Cartabia, lo farà”. Sulle modifiche, poi, “ci sta lavorando Bongiorno, sempre sulla linea di quanto previsto dai referendum sulla giustizia e sempre con spirito migliorativo”. Ecco perché alle 19.30, la ministra Cartabia convoca d’urgenza un vertice di maggioranza al Senato assieme al ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà.
Per sminare un percorso che rischia di diventare davvero ostico. Sono i tempi che si allungherebbero troppo, l’argomento su cui insiste. Già così, se il Senato accettasse un ruolo notarile, la riforma arriverebbe in grandissimo ritardo. Tra maggio e giugno ci sono i collegi elettorali dei magistrati da ridisegnare e il Csm dovrebbe adeguare le sue procedure. Serve il tempo minimo per le candidature e la campagna elettorale.
E poi, a luglio, si vota. Di contro, se il Senato modificasse anche solo una virgola - dove la Lega potrebbe trovare sponde in Forza Italia, FdI, Italia Viva, e opposizioni varie - la riforma tornerebbe alla Camera. E a quel punto i tempi non ci sarebbero più per il rinnovo di luglio. Eventualità, quella di riportare al voto i magistrati con le regole vecchie, che il Quirinale ha sempre dichiarato “inimmaginabile”. Nella peggiore delle ipotesi, non si esclude di prorogare il mandato dell’attuale consiliatura di qualche mese o anche di un anno.











