di Donatella Stasio
Il Sole 24 Ore, 6 febbraio 2015
Il governo ci ripensa sul falso in bilancio. E con la maggioranza cerca di rendere più efficaci le misure anticorruzione, sull'onda delle critiche emerse durante le inaugurazioni dell'anno giudiziario e, soprattutto, del richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
In una riunione in via Arenula, ieri si è fatto ordine nel mare magnum di emendamenti al ddl Grasso sull'anticorruzione (presentato un anno e mezzo fa al Senato) trovando una mediazione tra le diverse anime della maggioranza. La novità principale riguarda il falso in bilancio che, contrariamente alla proposta del governo, sarà sempre perseguibile d'ufficio (anche nel caso di società non quotate) e non dovrebbe avere più zone di non punibilità, sul presupposto che, anche se lieve, si tratta pur sempre di falsificazione e non di mera omissione.
Il condizionale, però, è d'obbligo perché la soluzione tecnica che dovrebbe far scomparire la non punibilità sarà messa nero su bianco nei prossimi giorni dai tecnici della Giustizia e presentata come emendamento entro martedì, in commissione Giustizia. Una strada possibile - se ne è parlato ieri - è prevedere, per i fatti più lievi, una figura attenuata del reato sempre procedibile d'ufficio ma punito con il carcere fino a 4 anni, invece che 6.
Una mediazione tra chi vorrebbe eliminare tout court la non punibilità e chi, forte della proposta governativa, difende una sia pur minima soglia di non punibilità. Si vedrà, anche perché per ora nelle dichiarazioni ufficiali - a cominciare da quelle del ministro della Giustizia Andrea Orlando - ci si limita a parlare di "restrizione" dell'area di non punibilità, mantenendo fermo il principio, ha aggiunto il guardasigilli, "di tener conto della dimensione delle imprese e della rilevanza del fatto".
I partiti
Il vertice di maggioranza (presenti i capigruppo Pd, Sc, Ncd delle commissioni Giustizia, la presidente Donatella Ferranti, il responsabile giustizia del Pd David Ermini e il sottosegretario Ncd Enrico Costa) è stato convocato da Orlando per evitare il rischio di maggioranze variabili al momento del voto, previsto mercoledì scorso e slittato alla prossima settimana su richiesta di Ncd. Tutti hanno però definito "tranquillo" il clima e "positivo" l'accordo raggiunto. "Soddisfatto" Orlando, che parla di "risultato non scontato e molto faticoso". "Una buona prova per il governo pur partendo da basi diverse", secondo Costa. In attesa della nuova versione del falso in bilancio, si è convenuto su alcune modifiche alle norme sulla corruzione. No a riunificare concussione e induzione indebita (quest'ultima figlia dello spacchettamento voluto dalla legge Severino), sì a reintrodurre l'incaricato di pubblico servizio tra gli autori della concussione.
L'offerta
La proposta governativa si limitava ad aumentare il minimo e il massimo della pena della "corruzione propria", l'accordo prevede invece aumenti anche per altri reati: carcere da 4 a 10 anni, invece che da 3 a 8, per l'induzione indebita e fino a 6 (invece che 5) per la corruzione per l'esercizio della funzione. Nessun aumento per abuso d'ufficio e traffico di influenze illecite, mentre la pena accessoria per il pubblico impiegato scatterà con condanne superiori a 2 anni, e non più a 3. Il divieto di contrattare con la Pa passa da 3 a 5 anni. Sì alle attenuanti nei casi di collaborazione, per tutti i reati di corruzione e anche per l'induzione: la pena diminuirà da un terzo alla metà. No all'introduzione degli "agenti provocatori".
Quanto alla prescrizione, sarà la Camera a occuparsene, di pari passo con il ddl governativo sul processo penale. C'è già un testo base in commissione Giustizia e il 12 scade il termine per gli emendamenti. In una nuova riunione di maggioranza, la prossima settimana, verranno affrontati i punti più caldi: se la riforma varrà anche per i processi in corso (il governo lo esclude, la commissione non dice nulla); decorrenza dei termini per i reati che vengono alla luce dopo molti anni (corruzione, disastro ambientale); sospensione o interruzione della prescrizione dopo la condanna di primo grado. "Credo che gli aumenti di pena previsti per i reati di corruzione consentiranno di lavorare più serenamente sulla prescrizione" osserva Ferranti, secondo cui l'accordo di ieri è "di buon profilo". "Tutti potranno verificare che le norme concordate vanno nell'ottica di quello che ci ha chiesto il Presidente Mattarella" dice Ermini. Orlando è certo che ormai "la corsia preferenziale è nei fatti" e confida in una "valutazione serena" di Sel e M5S nonché di Fi che "non è necessariamente tagliata fuori dal confronto".










