di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 17 aprile 2015
Sospeso dal servizio in attesa dell'annunciato procedimento disciplinare. La mossa del capo della polizia Alessandro Pansa contro l'agente che ha pensato bene di rivendicare via Facebook la sanguinosa irruzione alla scuola Diaz durante il G8 di Genova è il segno di quanto poco il vertice dell'amministrazione abbia gradito questa nuova polemica sui fatti di 14 anni fa.
E di come intenda scrollarsela di dosso il più in fretta possibile, incolpandone i responsabili. Così il poliziotto Fabio Tortosa, che fino a ieri era assegnato ai servizi di fureria nel Reparto mobile di Roma, paga da subito le parole diffuse via Internet che lui stesso ha poi definito - almeno in parte - inopportune, il dirigente del Reparto mobile di Cagliari Antonio Adornato, che quei pensieri ha ritenuto di condividere sottoscrivendo un "mi piace" telematico, è stato invece rimosso dall'incarico in vista degli ulteriori accertamenti. E altre verifiche sono in corso sulla decina di uomini in divisa che come lui si sono pubblicamente dichiarati d'accordo con le considerazioni di Tortosa.
Senza atteggiamenti da "caccia alle streghe", chiariscono al Dipartimento della pubblica sicurezza, ma anche senza indulgenze verso comportamenti che possono gettare ombre e discredito sull'immagine dell'amministrazione. Lui, il poliziotto sospeso dal servizio, reagisce definendosi "vittima sacrificale" e valutando eventuali ricorsi.
E continua a fornire una versione dei fatti del G8 in cui assolve se stesso e l'intero VII Nucleo del Reparto romano che la sera del 21 luglio 2001, dopo un'intera giornata di scontri di piazza, guidò l'ingresso della polizia alla Diaz nella tristemente nota perquisizione trasformatasi in pestaggio di massa. Si conta addirittura tra i danneggiati di quella situazione, lui e i suoi colleghi. Ma gli atti processuali, gli stessi che Tortosa e i politici scesi in campo a sua difesa citano di continuo, raccontano un'altra storia.
La sentenza del tribunale di Genova del novembre 2008, che per la parte relativa alle violenza all'interno della scuola-dormitorio è stata confermata sia in appello che in cassazione, ha stabilito che i primi a entrare nell'edificio furono proprio gli uomini del VII Nucleo.
Si evince dai filmati e lo confermò il comandante Vincenzo Canterini, il capo di Tortosa, che la sera stessa stilò una relazione di servizio in cui attestava che gli agenti avevano incontrato resistenze negli occupanti della scuola.
Le persone colpite, invece, ricordano diversamente. Armando Cestaro, il signore che ha fatto ricorso alla Corte di Strasburgo ottenendo la recente sentenza che ha definito l'irruzione una "tortura", testimoniò: "Si aprì la porta e vidi che era la nostra polizia. Ho alzato le mani... I poliziotti hanno cominciato a colpire tutti con i manganelli. Avevano divise scure, caschi... Sono tornato a casa in sedia a rotelle, con le ossa rotte".
Molti altri testimoni ricordarono che i picchiatori "indossavano giacche scure, caschi, e portavano davanti al viso dei fazzoletti rossi", nonché "uniforme blu scuro e parastinchi", mentre Tortosa cita solo le deposizioni di chi parla di aggressori vestiti da civili, al massimo con la pettorina della polizia.
In ogni caso i giudici hanno stabilito che "le violenze risultano compiute da un gran numero di agenti, appartenenti non solo al VII Nucleo ma anche ad altri reparti"; le descrizioni su divise, caschi e manganelli branditi dai poliziotti indicano tra i picchiatori "la prevalenza degli appartenenti al VII nucleo", sebbene non escludano "che le violenze siano state poste in essere anche da operatori di diverse provenienze".
Dunque il fatto che non ci siano state condanne per gli uomini della squadra di Tortosa - a parte quelle nei confronti di alcuni capi, poi prescritte - non implica affatto la loro estraneità alle percosse ingiustificate, ma semplicemente che non s'è arrivati ad attribuire singoli comportamenti a singoli agenti. L'inchiesta dei pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Albini Cardona non riuscì nell'intento, e i magistrati decisero di prosciogliere i circa ottanta indagati in forza al VII Nucleo (che peraltro, convocati dagli inquirenti, s'erano avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande su quella notte).
Compreso Tortosa. Suscitando il seguente commento del tribunale: "Non si intende in alcun modo sindacare le scelte della pubblica accusa circa la richiesta di archiviazione delle imputazioni nei confronti dei possibili esecutori materiali delle violenze, ma deve riconoscersi che tale decisione non ha sicuramente favorito l'accertamento delle singole responsabilità".










