di Massimiliano Nerozzi
Corriere della Sera, 16 luglio 2022
Si parte dalla citazione di Walt Disney che dà il titolo al convegno - “If you can dream it, you can do it”, se puoi sognarlo puoi farlo - e si arriva al commento, a margine, dell’avvocato Alberto De Sanctis, presidente della Camera penale “Vittorio Chiusano”, tra gli organizzatori dell’incontro: “La riforma Cartabia è pallida perché è frutto di un compromesso tra forze politiche che hanno idee sulla giustizia molto diverse”.
Insomma, una riforma, nuova di zecca, che già non piace a nessuno: avvocati, pubblici ministeri, giudici. Se non ci fosse da piangere - perché di giustizia si parla - ci sarebbe da ridere (eccolo, il buon Disney). Però, vale sempre la pena discuterne e confrontarsi: “Si rafforza la separazione delle funzioni senza prevedere la separazione delle carriere - sottolinea ancora De Sanctis - si arricchisce il fascicolo per la valutazione del magistrato senza introdurre un sistema radicalmente meritocratico, si prevede l’intervento degli avvocati in consiglio giudiziario ma solo se esistono segnalazioni di fatti specifici contro il magistrato, altrimenti gli avvocati devono tacere”. Piuttosto chiaro.
Della riforma, ne hanno appunto parlato avvocati e magistrati, nella splendida cornice della palazzina di caccia di Stupinigi (voto, 10), e pazienza per l’obbligatoria camminata sotto il sole delle 14.30 (organizzatori, da arresto immediato). L’interesse si è rispecchiato nel pubblico numeroso, tra cui il presidente dell’ordine degli avvocati, Simona Grabbi, il procuratore aggiunto Cesare Parodi, il professore emerito di Procedura penale Paolo Ferrua.
Migliucci: “In questo Paese valgono più le indagini o le sentenze?” - Tra i confronti più interessanti del pomeriggio - organizzato anche dal centro studi “Aldo Marongiu” e dall’Osservatorio ordinamento giudiziario - c’è stato quello tra l’ex presidente dell’Unione Camere penali, Beniamino Migliucci, e l’ex numero uno dell’associazione nazionale magistrati (Anm) Eugenio Albamonte, ora segretario di Area: “L’indipendenza del magistrato dev’essere indipendenza anche da ogni altro magistrato”, attacca Migliucci. Che poi pone in serie domande (legittimamente provocatorie) e osservazioni: “Ci si chiede, ma in questo Paese valgono più le indagini o le sentenze?”. E ancora: “A me sembra che al di là di qualche corrente (della magistratura, ndr) che cerca di recuperare terreno, nella magistratura ci sia la volontà di voltare pagina e dimenticare”. Va da sé, lo scandalo Palamara.
“E di non impegnarsi nella presunzione di innocenza e nel giusto processo”. Risponde Albamonte: “A volte c’è una spinta da parte dell’Unione camere penali a schiacciare tutta la magistratura su una posizione, come è successo con Pier Camillo Davigo, quando saltellava da una tv all’altra, quasi a reti unificate. O schiacciare tutta la magistratura sull’attività di un unico ufficio inquirente”. Morale: “Quando si enfatizzano le immagini si propone quel modello, come modello negativo. E ogni settimana si aggiunge un tassello all’immagine sempre più offuscata della magistratura”.
Compresi (alcuni) giornali, un grande classico: “Ci sono quelli che enfatizzano e quelli che demonizzano. Ma la magistratura è un corpo molto più corporativo di quanto si pensi e la riforma Cartabia è lungi dal risolvere il problema dell’indipendenza interna della magistratura”. Insomma, altri scontenti: “La riforma crea un meccanismo di forte stratificazione, una magistratura alta e una bassa, taglia la magistratura”. Per un motivo: “Si vuole incidere sulla quantità e non sulla qualità”. Amara conclusione, da pm: “La riforma è incentrata nel tentativo di contenimento dell’esuberanza del pubblico ministero”. Ma, avverte Albamonte, sarà peggio anche per l’avvocatura: “Avvocati e magistrati sono al centro dell’attività culturale del Paese: se perdiamo la centralità dell’avvocatura, che si regge su quella della magistratura, e viceversa, saremo consegnati all’irrilevanza. Noi e voi, insieme ai diritti dei cittadini”.
Albamonte (Area): “Si vuole contenere l’esuberanza del pm” - Tocca di nuovo a Migliucci, tra le osservazioni del segretario dell’Unione camere panali, Eriberto Rosso, che coordina il confronto: “Il tema - dice Migliucci - penso che sia quello di una crisi interna”. Si parte da qualche uscita “del dottor Gratteri, o all’epoca di Davigo: ma la critica a questi magistrati quando l’avete fatta? Come tutte le rivoluzioni, deve esserci all’interno”.
Pausa: “Io fossi stato magistrato avrei chiesto un’intervista e avrei detto: “Quel che dice Davigo è una sciocchezza”. Applausi: non i fantozziani 92 minuti, ma siamo da quelle parti. “L’Anm deve difendere il giusto processo, e allora certe persone verrebbero messe in disparte”. Risponde Albamonte, con lodevole autoironia, sulla categoria: “A volte qualcuno prende le distanze da sé stesso. Io? Ma come, se fino all’altro giorno...”.
C’è il problema delle giovani generazioni, come in tutti i mestieri: la sfida è riuscire “a mettere al centro del dibattito l’associazionismo, contro la chiusura nell’individualità e dell’isolamento”, delle nuove generazioni. “C’è il rischio di un inaridimento culturale”. Traccia cupi orizzonti anche Migliucci: “La crisi dell’associazionismo può coinvolgere tutti, ma penso che le Camere penali abbiano fatto un percorso inverso, ma quel che dice Albamonte ci deve preoccupare”. Per una ragione, fondamentale: “All’avvocatura penale, con la fine dell’interlocuzione con la magistratura, resterebbero problemi devastanti, anche perché c’è una classe politica inconsistente, che si scopre un giorno garantista e l’altro vuole buttare via le chiavi della cella”.










