di Errico Novi
Il Garantista, 11 marzo 2015
Pene più alte anche per il peculato, oggi tocca a tangenti ai giudici, concussione e falso in bilancio. C'è mai stato un patto del Nazareno sulla giustizia? Forse no. È assai probabile però che, con l'addio all'intesa Renzi-Berlusconi sulle riforme istituzionali, arriveranno norme ancora più restrittive sul fronte corruzione. È cambiato il clima e il governo lo sa,. Lo sa pure il ministro della Giustizia Andrea Orlando.
Il quale finora si è sforzato di tenere la barra dritta. Ha attutito i colpi delle impennate renziane anti-giudici, quelle dei giudici che non volevano la responsabilità civile. Ma adesso nulla pare poter opporre all'ondata giustizialista di ritorno. Una tendenza che produce due effetti. Il primo sulla prescrizione, che alla Camera diventa infinita per reati come la corruzione propria. Il secondo al Senato, sul pacchetto anticorruzione, infiocchettato nel ddl Grasso, e in particolare sul falso in bilancio. Su queste due specifiche voci, il ministro Orlando deve assecondare la corrente. E la corrente spinge verso norme più restrittive, più in accordo con la perenne ansia forcaiola sparsa come oppio per alleviare le pene della crisi.
"L'emendamento sul falso in bilancio? Ci stiamo lavorando, siamo in dirittura d'arrivo, tra poche ore lo presenteremo", annuncia dunque il guardasigilli all'agenzia Ansa. Seppure al tardo pomeriggio di ieri il testo non risultasse ancora formalmente depositato, ci sono ormai pochissimi dubbi sul contenuto. Due novità sostanziali, per il reato ex articolo 2621 del codice civile: sarà un reato di pericolo e dunque sempre procedibile d'ufficio; e saranno cancellate le soglie di non punibilità attualmente previste.
Un problema soprattutto per le piccole imprese, quelle che possono trovarsi a dare "false comunicazioni sociali" più per errore che per dolo. In teoria il rischio di infierire su salumieri e artigiani dovrebbe essere scongiurato da alcuni passaggi del testo, in particolare da quello in cui si specifica che la "falsa comunicazione" deve essere indicata "in modo concretamente idoneo a indurre in inganno". Ma l'alea resta: un'indagine può comunque essere costruita proprio sul dubbio che l'intento ingannevole possa esserci.
Qui Orlando prova a limitare i danni. Intanto per le società non quotate la pena per falso in bilancio andrà da un anno a 5 anni di carcere, e in questo modo non sarà possibile usare strumenti come le intercettazioni. Con il massimo sotto i 6 anni, poi, sarà possibile per il giudice archiviare il reato per particolare tenuità del fatto. È la novità prevista dalla legge delega che il governo si appresta a varare, dopo aver acquisito i pareri delle commissioni parlamentari. Basterà a proteggere i "piccoli"? I dubbi restano.
E comunque, tutte queste "premure" del ministro Orlando nei confronti delle imprese di ridotte dimensioni dovranno fare i conti con i giustizialisti del Pd: in commissione al Senato, Casson e Lumia. Proprio Lumia rivendica con soddisfazione l'altro tassello approvato ieri nella seduta della commissione Giustizia di Palazzo Madama: il pur lieve innalzamento delle pene per peculato. Reato punito finora da quattro a 10 anni di carcere.
Con l'emendamento Lumia, riformulato dal relatore Nino D'Ascola dell'Ncd, si passa a 6 anni di minima e 10 e mezzo di massima. Intercettazioni sempre possibili, dunque, archiviazione per tenuità impossibile anche per i peculati irrisori. "Sono riformulazioni necessarie per assicurare l'organicità del sistema", come ricorda il viceministro della Giustizia Enrico Costa. Il quale ha vissuto giorni tesi con Orlando: i due a un certo punto hanno interrotto ogni tipo di dialettica, dopo il blitz alla Camera sulla prescrizione.
"Andiamo avanti per gradi con l'inasprimento", è invece la compiaciuta chiosa di Lumia, "ora tocca a corruzione in atti giudiziari e concussione per induzione". Oggi si lavora fino alle 11 di sera, arriverà pure l'emendamento sul falso in bilancio. "Ci sono le condizioni per presentarlo in commissione al Senato", assicura il guardasigilli. Tutti questi inasprimenti (il massimo per il falso in bilancio delle società quotate arriverà a 8 anni, il minimo a 3) vogliono dire anche tempi di prescrizione più lunghi. E con il meccanismo micidiale architettato a Montecitorio, un processo per peculato durerà 19 anni, senza considerare eventuali sospensioni per perizie e rogatorie. Ma non c'è niente da fare, su questo fronte Orlando deve assecondare la corrente. Chissà, se il patto del Nazareno fosse davvero esistito, ci sarebbe stata qualche "rapida" in meno.










