di Andrea Ossino
Il Tempo, 19 aprile 2015
"La disciplina esiste ma non sempre viene rispettata. Mi riferisco alla pubblicazione responsabile" afferma il Presidente di Magistratura indipendente, Giovanna Napoletano, in merito alle norme che regolano le intercettazioni. "Il problema attiene alle conversazioni che non hanno rilevanza con l'indagine ma che hanno una portata dal punto di vista etico e morale disdicevole". Oggi, presso la corte di Cassazione, si terrà l'assemblea generale straordinaria, convocata su richiesta di Magistratura indipendente. "Le intercettazioni non saranno un argomento previsto all'ordine del giorno. A titolo personale posso affermare che sono strumenti investigativi ormai non più sostituibili" continua il magistrato.
Presidente, ad ogni modo cosa ne pensa rispetto alla riforma in tema di intercettazioni?
"Le intercettazioni vengono riportate per trasparenza e doverosa motivazione che va data all'imputato. Bisogna trovare un giusto equilibrio tra esigenza investigativa, diritto alla privacy e libertà d'informazione. Chi ha la disponibilità dei contenuti deve farne un uso responsabile. La normativa è buona ma l'attuazione pratica delle regole diventa difficile. È una tematica che andrà affrontata con giusta cautela".
Come mai avete richiesto la convocazione dell'assemblea?
"Vogliamo consentire ai magistrati di decidere direttamente le iniziative e le proposte più adeguate per superare il disagio che da anni stiamo vivendo nell'espletamento delle nostre funzioni".
A cosa si riferisce?
"Alla carenza di mezzi, di risorse che rendono estremamente difficile espletare il servizio giustizia. Discuteremo delle norme sulle ferie ma soprattutto sulla responsabilità civile dei magistrati. Inoltre facciamo attività che prima ci venivano garantite in quanto il personale amministrativo, gli ufficiali giudiziari e i cancellieri sono insufficienti. Vorremmo che l'Anm proponga al Csm la definizione dei carichi esigibili individuando il massimo carico quantitativo e dunque qualitativo che si può chiedere ai magistrati. C'è una domanda di giustizia esorbitante.
I magistrati non ce la fanno più, anche aggravati dal clima di discredito che negli ultimi 20 anni si è creato intorno alla nostra categoria. I provvedimenti normativi sono stati presentati ai cittadini accompagnati da giustificazioni false e demagogiche. I fatti di Milano non vanno strumentalizzati ma costituiscono un campanello d'allarme. Ci sentiamo soli e inadeguatamente protetti. Inoltre la norma sulla responsabilità civile non da al cittadino un giudice più forte ma più debole, meno sereno nella sua valutazione.
Come farete sentire la vostra voce?
"Si tratta di un percorso. Ci auguriamo di trovare un punto di sintesi sulla richiesta di astensione dall'attività di supplenza svolta quotidianamente dai magistrati e chiediamo ulteriori forme di protesta in assenza di risposte adeguate. Siamo aperti al dialogo ma vorremmo che l'Anm disponesse linee di tutela individuali e collettive".










