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di Riccardo Ferrante*

La Repubblica, 5 novembre 2024

Nelle scorse settimane abbiamo assistito all’ennesimo scontro istituzionale tra governo e magistratura, con discesa in campo del Ministro competente per materia, l’ex Magistrato Carlo Nordio, ma anche della presidente del Consiglio. La eco mediatica è stata ampia, le prese di posizione si sono sprecate. Ma siamo sicuri che - parlando di giustizia - per il cittadino comune il tema più importante sia proprio il destino processuale dei politici? O la polemica con qualche (ipotetica) toga rossa? Azzardiamo: forse è più preoccupato di dover aspettare una sentenza civile definitiva per decenni; magari è più spaventato dal rimanere appeso a un procedimento penale con indagini senza conclusione per anni. E altre piacevolezze del genere.

In Liguria la situazione non è migliore che altrove e i primi a saperlo sono proprio magistrati e avvocati. È di questi giorni l’ennesimo grido d’allarme lanciato dal Consiglio giudiziario del Distretto della Corte d’Appello di Genova (che, territorialmente, va da Imperia a Massa), in estrema sintesi un’articolazione locale del Consiglio Superiore della Magistratura col compito di istruire una serie di questioni attinenti all’ordinamento giudiziario. Vi partecipano rappresentanti delle due categorie di operatori della giustizia di cui si è già detto, e dell’Università (al momento rappresentata da chi scrive).

Tra il resto, il Consiglio svolge importanti compiti di “vigilanza” sulla condizione degli uffici giudiziari: lasciando da parte il tema della copertura degli organici dei magistrati, il tema è drammatico sul fronte del personale amministrativo. Fatta la media tra le varie sedi giudiziarie del Distretto, i PM si trovano a lavorare con una scopertura di personale amministrativo del 34%, mentre i giudici sono al 41%. Con dei picchi realmente impressionanti: l’ufficio di Sorveglianza di Massa ha una scopertura del 78%; per rientrare in regione Liguria, il Tribunale di Imperia lavora avendo a disposizione solo il 50% del personale amministrativo necessario, e la Corte d’Appello col 48% in meno. Può essere pure che il grande problema delle procure in Italia sia la loro politicizzazione, ma forse andrebbe considerato che gli uffici requirenti a Massa hanno una scopertura di amministrativi del 50%, a Savona del 42% e a Genova del 35%. Presso gli uffici giudicanti del Distretto i cancellieri, figura cruciale, sono il 30% di quelli effettivamente necessari.

Elisabetta Vidali, presidente della Corte d’Appello, ricorda oggi con riferimento a tutto il Distretto: “Ho indirizzato al Ministero numerose richieste per la copertura dei posti vacanti, ma dopo un iniziale assenso e incoraggiamento nessuna risposta è mai pervenuta”. La situazione è aggravata dal fatto che “non pochi ‘migrano’ presso le Agenzie (Dogane, Finanze) dove trovano migliori retribuzioni e migliori opportunità di carriera”. Ovviamente la crisi della giustizia è provocata anche da altri fattori, dalle sacche di inefficienza a un sistema di giustizia telematica più croce che delizia per operatori e utenti, e così via.

Dopo le ultime dichiarazioni di ANM, in appoggio ai colleghi bolognesi sul caso ‘paesi sicuri’, una parte della maggioranza di governo è intervenuta ruvidamente: “Rinnoviamo l’auspicio che i magistrati si ritaglino del tempo anche per lavorare”. Ineccepibile. Ma preoccuparsi seriamente degli strumenti per farli lavorare effettivamente, renderebbe l’auspicio un po’ meno retorico.

*Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Genova