di Angelo Picariello
Avvenire, 30 maggio 2021
Giustizia banco di prova della grande coalizione. Mentre Marta Cartabia lavora lontano dai riflettori, i partiti si riposizionano. Il segretario del Pd Enrico Letta indica una terza via "fra giustizialisti e impunitisti".
E crea l'ennesimo contraccolpo nei 5 Stelle la svolta garantista di Luigi Di Maio che si scusa con l'ex sindaco di Lodi Simone Uggetti, assolto dopo la gogna mediatica riservatagli a suo tempo e capeggiata proprio dal M5s. Si compiace Matteo Salvini, che aveva a sua volta espresso solidarietà a Uggetti e ora scrive anche lui (come aveva fatto Di Maio) al Foglio, dopo gli attacchi partiti, a suo tempo, anche dalla Lega.
Ma non basta: "Sono convinto che, oltre alle scuse, servano azioni concrete. Propongo a Di Maio un impegno per sostenere i referendum che la Lega e il Partito radicale stanno preparando: mirano prima di tutto a restituire ai magistrati indipendenza. Credo - spiega infatti Salvini - che i tempi siano finalmente maturi per mettere mano a un settore vitale per la nostra democrazia e che non può più andare avanti come se nulla fosse.
L'Italia della ricostruzione post Covid ha bisogno di una giustizia efficiente e davvero indipendente, di una macchina pubblica giovane e innovativa, di un fisco amico di cittadini e imprese". Un "piccolo passo per noi garantisti - interviene anche Matteo Renzi - ma un grande passo per i grillini, che hanno costruito il proprio successo sul Vaffa Day e sull'aggressione giudiziaria nei confronti degli avversari".
Ma l'ex sindaco di Lodi, espressione del Pd, non bastano queste solidarietà "del giorno dopo". Bene di Maio, "ma ora è il momento di aprire una riflessione più ampia", dice. Quanto a Salvini, "durante la campagna elettorale del 2017 ricordo bene che mimò il segno delle manette. Sono contento della solidarietà, ma mi aspetto delle scuse", lo gela. E lo stesso Renzi "garantista", da segretario del Pd al tempo "mi scaricò un po' troppo velocemente - lamenta Uggetti, intervistato da Repubblica. Fu un errore politico".
La richiesta di accelerare sulle riforme della giustizia (il processo civile è in commissione Giustizia del Senato, il processo penale e il Csm alla Camera) arriva dai capigruppo di Fi Roberto Occhiuto e Annamaria Bernini. La quale chiede a Di Maio uno strappo del M5s sulla prescrizione e sulla legge Bonafede del gennaio 2019, votata anche dalla Lega, con cui M5s era al governo.
Preoccupato Letta, ricorda che senza la riforma della giustizia, a rendere i processi più rapidi, rischiamo di perdere i fondi dell'Ue: "Sono le condizioni chiave perché si modernizzi il Paese Cartabia ha impostato bene la riforma, dobbiamo aiutarla a portarla avanti".











