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di Errico Novi

 

Il Garantista, 22 febbraio 2015

 

Pm che fanno anche da Gip, custodia cautelare illimitata, è il sogno dei forcaioli e, sulla Rocca, una realtà. Custodia cautelare infinita. Indagati sbattuti dentro senza neppure si debba spiegare loro perché. Fase preliminare del processo che si chiude solo in caso di aperta confessione. È il meraviglioso mondo con cui parte della magistratura italiana sogna di sostituire l'attuale codice. Ma è anche la concretissima riforma proposta da una Commissione insediata a Palazzo Chigi e guidata, per volontà di Matteo Renzi, da Nicola Gratteri.

Concretissima nel senso che il procuratore aggiunto di Reggio Calabria l'ha messa nera su bianco in 130 articoli. Non nel senso che se ne possa ipotizzare, a oggi, una sua effettiva approvazione in Parlamento. C'è infine un mondo reale, una specie di laboratorio d'avanguardia, in cui davvero quei principi sono legge. È la Repubblica di San Marino. Non una dittatura africana, ma lo staterello da 30mila anime che si erge nel cuore del Belpaese, sul monte Titano. Lì la giustizia penale è sul serio fatta così, come la sogna Gratteri. 11 quale forse dovrebbe studiarne con attenzione il funzionamento.

Va detto che il codice di procedura penale sammarinese è rimasto per anni sconosciuto, non certo inapplicato ma reso efficace solo per casi giudiziari minori, marginali. Insomma, ci hanno dovuto fare i conti solo i poveri cristi. Si tratta peraltro di un ordinamento d'annata: risale al 1878, ha cioè la bellezza di 137 anni. Il Codice Rocco a confronto è la modernità. Adesso però quel sistema penale ha cominciato a esibire tutta la propria, terribile potenza medievale. A San Marino infatti nel giugno scorso è scoppiata una piccola, particolarissima Tangentopoli.

È stata ribattezzata subito Titanopoli, dal nomo della Rocca, ma soprattutto ha visto coinvolti esponenti politici di primo piano della Serenissima Repubblica. Tra loro Claudio Podeschi e Fiorenzo Stolfi, più volte ministri. Entrambi arrestati, il primo insieme con la consorte di origine slovena, Biljana Baruca. Storie di licenze bancarie che si presume concesse in modo irregolare e altre vicende di supposta corruzione.

Scandalo e indignazione, serenissimi in presidio davanti al piccolo carcere dei Cappuccini (ricavato nell'ala di un convento, per cui carcerati e frati dividono le stesse mura) e così via. Ecco però emergere il primo dettaglio: gli arrestati non hanno neppure potuto comunicare con i loro avvocati, I quali hanno saputo dell'arresto solo attraverso le notizie diffuse dagli organi di informazione. Podeschi, Stolfi e gli altri avrebbero avuto il diritto teorico di comunicare la loro condizione a un parente o ad altri soggetti terzi, così come previsto dall'articolo 10 del regolamento penitenziario sammarinese.

Ma poiché il pm, da quelle parti, è contemporaneamente anche gip, nessuna autorità terza si è premurata di imporre il rispetto dei diritti di difesa. Questo tanto per cominciare. Poi si passa ai colloqui. Ad autorizzarli è sempre la stessa persona, lo stesso magistrato, Doppia veste, appunto: la mattina commissario della legge (cioè pm), la sera giudice inquirente (cioè gip). Se la prende comoda, ci mette almeno un giorno a dare il via libera per l'incontro in carcere tra l'indagato e i suoi difensori.

Quando poi l'evento si verifica dura al massimo una mezz'oretta. Neppure il tempo di imprecare. "Tale restrizione ha sostanzialmente compresso il pieno svolgimento delle facoltà difensive", scrivono gli avvocati di Podeschi, Massimiliano Annetta e Stefano Pagliai, nella segnalazione al Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti. Organismo che dovrebbe verificare il rispetto della Convenzione europea dei diritti dell'uomo in tutti gli Stati del Vecchio continente. Ma che, a ormai 8 mesi dal ricorso, non ha dato ancora cenni di vita.

ranno a credere che la giustizia penale di San Marino funzioni ancora secondo regole premoderne. Il Comitato per la tortura aveva infatti già ravvisato qualche stranezza nell'ordinamento della Serenissima Repubblica, e nell'ormai lontano febbraio del 2008 aveva trasmesso un rapporto con delle raccomandazioni sulle norme da adeguare ai principi della Cedu. Devono essersi fidati. E hanno fatto male. A San Marino in questi sette anni il codice di procedura penale è rimasto quello del 1878. È sempre lo stesso in base al quale l'interrogatorio dovrebbe avvenire entro 24 ore, ma il termine non è perentorio e il Pm-Gip ben si guarda dall'ordinarne a se stesso l'osservanza.

Gli atti istruttori in base ai quali si procede all'arresto vengono secretati. Nel senso che non ne viene riferito alcunché, non esistono comunicazioni che possano vagamente ricordare il nostro avviso di garanzia. Si viene arrestati e basta. Gli avvocati Annetta e Pagliai hanno inserito anche questo aspetto, evidente, nella loro segnalazione. Nello specifico, viene violato l'articolo 5 della Convenzione europea per i diritti dell'uomo. A Strasburgo, da otto mesi, continuano a stropicciarsi gli occhi, increduli e incerti sul da farsi.

A San Marino invece si danno da fare. Gran parte dogli arrestati di Titanopoli è stata scarcerata perché, secondo quanto riportano i piccoli ma vivacissimi media locali, avrebbero confessato. Podeschi no. Lui e la compagna negano ogni addebito. E restano dentro. Anche perché, altra chicca, lì sulla Rocca la custodia cautelare non ha limiti. I termini sono indefiniti. E questo, insieme al resto, è stato segnalato dai legali di Podeschi sia al Comitato per la tortura che alla Corte europea per i diritti dell'uomo. Gratteri potrebbe studiare il caso. Leggersi le carte. E trarne due possibili conseguenze: compiacersi per un sistema in cui la giustizia, così come lui la intende, esiste davvero. O rendersi conto che la sua riforma potrebbe generare mostri.