sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Liana Milella

La Repubblica, 15 dicembre 2022

Costa (Azione) interroga via Arenula: su 5.142 richieste di chiudere i casi, il dicastero ne ha riaperte solo 10 in 5 anni. E chiede gli atti contro “questa incredibile inerzia”.

La campagna anti magistratura è il “gioco” dell’inverno. Adesso siamo alle premesse per proporre e far partire una commissione d’inchiesta anche sulle azioni disciplinari sui magistrati, come sono state gestite, perché la procura generale ne abbia chiesto l’archiviazione, se il rapporto tra archiviazioni e processi aperti è congruo. Per arrivare a una conclusione che certo piace al Guardasigilli Carlo Nordio ed è in linea con la sua proposta - già di Luciano Violante e quest’anno anche della responsabile Giustizia dei Dem Anna Rossomando - di dar vita a un’Alta corte disciplinare per tutte le magistrature, contro la giustizia “domestica”. 

Che l’obiettivo sia questo lo dimostra un’ulteriore iniziativa del deputato di Azione Enrico Costa, al secolo anche vice segretario del suo partito, nonché responsabile Giustizia. Eccolo interrogare via Arenula sul perché, davanti ai grandi numeri delle azioni disciplinari contro le toghe archiviate dalla Procura generale della Cassazione, il ministero della Giustizia si limiti di fatto a una presa d’atto, prendendo per buona quella conclusione. Il suo retropensiero è che proprio il ministero, di fatto gestito dagli stessi magistrati che vi lavorano come fuori ruolo, sia sostanzialmente corrivo.

I numeri di Via Arenula - I numeri - ad avviso di Costa - parlerebbero chiaro. Sono freschi di ieri, perché giusto ieri il dicastero di Carlo Nordio, che ha ricevuto il testimone da Marta Cartabia, la quale se l’era visto consegnato da Alfonso Bonafede, ha risposto al quesito di Costa. Con questi dati. Nel 2018 erano arrivate 1.336 richieste di archiviazione, e c’è stata solo una richiesta d’atti da parte di via Arenula, e un’azione disciplinare. Nel 2019 le archiviazioni erano 1.597, cinque le richieste di atti, 3 le azioni disciplinari promosse. Nel 2020 sono 1.173 le archiviazioni, 2 le richieste d’atti, nessuna conseguente azione disciplinare rivolta direttamente al Csm. Nel 2021 le archiviazioni sono 662, 2 richieste d’atti, nessuna azione disciplinare. Quest’anno “solo” 374 archiviazioni, senza alcuna richiesta del ministero.

C’è “del marcio”, si chiede Costa, dietro le azioni disciplinari contro i magistrati che vengono archiviate dal procuratore generale della Cassazione, e non vengono mai contestate e riaperte dal ministero della Giustizia che pure potrebbe farlo? C’è una “culpa in vigilando” di via Arenula? Quando, alla Camera, ha in mano i dati del ministero esposti dal sottosegretario leghista Andrea Ostellari, Costa reagisce sospettoso. “Numeri da non credere quelli comunicati oggi dal Governo. Negli ultimi 5 anni il Pg della Cassazione ha archiviato ben 5.142 segnalazioni disciplinari verso le toghe trasmettendo la comunicazione al ministero della Giustizia, che ha facoltà di chiedere copia degli atti e promuovere direttamente l’azione disciplinare. Ebbene, di fronte alle citate 5.142 archiviazioni il ministero ha chiesto la copia degli atti in soli 10 (dieci) casi, e ha promosso l’azione disciplinare in 4 (quattro) casi. Questa è stata l’azione di controllo inflessibile di via Arenula: in 2 casi su mille sono state richieste le copie degli atti, in meno di un caso su mille è stato smentito il Pg della Cassazione”.

“Incredibile inerzia” - Scontata la minacciosa conseguenza di Costa: “Chiederemo l’accesso agli atti per verificare il perché di questa incredibile inerzia addirittura nell’avere la copia degli atti. Senza esaminare gli atti è lecito chiedersi su cosa si possa basare l’acquiescenza verso una simile massa di archiviazioni. Un ulteriore tassello che dimostra come, nel nostro Paese, le vie di fuga dalla responsabilizzazione per i magistrati siano infinite”. 

Ecco dimostrato come il gioco invernale più gettonato tra i cosiddetti “garantisti” della politica sia quello di accusare i magistrati. Per “garantisti” intendiamo coloro che non perdono occasione di fare le pulci alla magistratura, i fan della presunzione d’innocenza più esasperata per intenderci. Tutti coloro che, da quando Carlo Nordio è diventato Guardasigilli, ha dato interviste e ha parlato nelle commissioni di Camera e Senato illustrando il suo programma, vedono in lui il vessillo anti toghe. Colui che le metterà a posto. E dunque proliferano le iniziative anti-giudici. La commissione d’inchiesta sull’operato di tutta la magistratura chiesta da Forza Italia, quella dedicata solo a Mani pulite di tal Alessandro Battilocchio, l’indagine conoscitiva sulle intercettazioni della Bongiorno. 

I pregressi di Costa - In questa attività anti giudici il più causidico di tutti è sicuramente Enrico Costa, ex deputato di Forza Italia, poi passato con Angelino Alfano nell’Ncd, poi di nuovo forzista, e da un anno deputato (riconfermato) di Azione. Lui, alle toghe, non ne fa passare una. Sfruttando ogni strumento possibile, emendamenti, ordini del giorno (con uno lanciò l’anno scorso proprio la presunzione d’innocenza che alla fine è stata approvata con la benedizione di Cartabia), interrogazioni, interpellanze. Ogni strada è buona. Giusto come ha fatto ieri. Ponendo un interrogativo secco al ministero della Giustizia. Che ha fornito i numeri. E non è andato oltre. Conclusione: ombre sul Procuratore generale “buonista”, ombre sui ministri della Giustizia “bendati”, altrettante ombre sui magistrati che siedono all’ispettorato del ministero che pigliano per buono il lavoro della Cassazione. E per chiudere, ombre sul Csm. La magistratura? Tutta da buttare.