di Marcello Calvo
Giornale d'Italia, 21 aprile 2015
Niente braccia incrociate, ma una protesta simbolica di sospensione per 3 giorni dalle cosiddette attività di supplenza. L'Anm si divide. Non passa neanche questa volta la linea dura dello sciopero contro la riforma della responsabilità civile delle toghe. All'assemblea prevale nuovamente la mozione della maggioranza di Area e Unicost, che chiede al legislatore di introdurre un filtro contro le "azioni temerarie".
Ma con una protesta simbolica di sospensione, per 3 giorni a giugno (22, 23 e 24), delle "attività di supplenza". Ossia quelle a cui i giudici si prestano per far camminare la già lentissima macchina giudiziaria, pur non essendo loro compito. Prevale quindi la linea morbida con 1.212 voti ottenuti dalla maggioranza, contro i 756 "racimolati" da quella che in questo caso potrebbe essere bollata come la "minoranza".
Che voleva già incrociare le braccia lo scorso ottobre ed è raffigurata da Magistratura Indipendente - che un tempo rappresentava l'ala conservatrice del centrodestra e oggi ha invece assunto quel ruolo sindacale che una volta spettava alle toghe rosse - oltre che da Autonomia e solidarietà. Differenze di idee e opinioni. Posizioni contrastanti che hanno creato una forte frattura. Non scomposta. Ad accomunare le diverse correnti, la rabbia.
Delusi dal governo, furiosi per la riforma. È questo il sentimento condiviso da tutti, che non può sfociare in un gesto che creerebbe altri problemi al già inadeguato apparato della giustizia. Il testo approvato chiede di verificare gli effetti della nuova legge e affida al comitato direttivo e alla giunta il mandato di fare in qualche modo da depuratore contro la discussa norma. Attraverso diversi strumenti giuridici da "inquadrarsi nell'ambito della lite temeraria o dell'abuso del processo". La parola d'ordine, per le toghe, è "rispetto".
Anche e soprattutto da parte del Parlamento. L'esigenza è quella di "stroncare sul nascere eventuali azioni pretestuose o manifestamente infondate". Stratagemmi che impediscano insomma un uso strumentale della legge. Tant'è, anche se proseguiranno con le loro attività, nella 3 giorni prevista per l'inizio dell'estate i giudici eviteranno di sostituirsi all'attività dei cancellieri. Nella categoria esiste un forte disagio, forse perché le certezze dei togati cominciano a vacillare. Non si sentono più così intoccabili e quello scagliato dal governo rappresenta un duro colpo inferto a un sistema che adesso appare più vulnerabile.
Altro che responsabilità civile, i magistrati vorrebbero una nuova azione giustizialista. A partire dalla riforma della prescrizione fino ad arrivare a rafforzare quegli strumenti di contrasto da utilizzare contro la criminalità organizzata. Per il momento dovranno accontentarsi di un po' meno giorni di ferie e di essere sottoposti al principio del "chi sbaglia paga". Che vale - o almeno dovrebbe - valere per tutti.










