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di Piero Sansonetti

 

Il Garantista, 19 marzo 2015

 

L'Anm (Associazione Nazionale Magistrati) non perde un colpo: giorno dopo giorno avverte il governo che è sotto tiro. Martedì, Sabelli ha accusato il governo di essere dalla parte dei corrotti e contro i magistrati. Ieri il segretario dell'associazione, il Pm Maurizio Carbone, ha rincarato la dose: "Renzi - ha detto - con le sue riforme ci delegittima".

Quando dicono "riforme", i magistrati alludono alla riduzione delle loro ferie (che erano di 45 giorni) e all'introduzione delle nuove norme (per la verità assai blande) sulla responsabilità civile. Si tratta di misure davvero molto poco significative, che costeranno ai Pm qualche giornata in più di lavoro durante l'estate, e un paio di cento euro all'anno per assicurarsi contro la responsabilità civile. Possibile che per così poco si arrivi a forme di lotta politica quasi "golpiste"?

Probabilmente i magistrati (o almeno una pattuglia di essi, ma una pattuglia agguerrita e in grado di mandare all'aria tutto il mondo politico italiano, sulla base del potere del quale dispone) non stanno solamente avanzando richieste corporative (che sicuramente ci sono) ma si sentono "toccati" dal punto di vista simbolico. Il fatto che comunque, per la prima volta - più o meno da sempre - il Parlamento approvi riforme non a loro favorevoli, li fa sospettare che potrebbe essere messa in discussione, prima o poi, la loro "intangibilità" il loro essere una "casta" superiore e al di sopra di ogni norma e ogni legge.

È una esagerazione parlare di "azione golpista"? Non lo è, se si esamina il combinato disposto di quello che è avvenuto. La magistratura di Firenze ha compiuto una serie di arresti, mettendo sotto accusa un certo numero di altissimi burocrati (non sappiamo ancora per quale fatto specifico ma prima o poi, si spera, lo sapremo), e divulgando (illegittimamente) intercettazioni che danneggiano un ministro (non indagato).

Contemporaneamente il capo dell'Anm ha divulgato una dichiarazione temeraria, nella quale accusa il Presidente del Consiglio di essere complice della corruzione ("accarezza i corrotti") e lascia intendere una cosa semplicissima: o il governo cambia linea sulla magistratura o un pugno di magistrati coraggiosi potrebbe iniziare a colpire duro, un po' come si fece nel '92 -'93, e magari - come fu allora - radere al suolo la politica italiana. Diciamolo con parole semplici: non sarà un golpe, è un ricatto con minaccia di golpe.

Confermato il giorno dopo dal "Fatto" (che è l'organo ufficiale dell'Anni) con un titolo volutamente comico: "Renzi attacca i giudici". Povero Renzi, si è preso le accuse infamanti e gratuite di Sabelli, ha reagito appena appena dichiarando dispiacere, anziché querelando per diffamazione e calunnia, come sarebbe stato giusto, e invocando l'intervento del Presidente della Repubblica (come sarebbe stato ancor più giusto), e l'organo dell'Anna gli dice pure che è stato lui ad attaccare. Come quando un bambino piccolo viene pestato da tre bulli e poi i bulli gli dicono che a forza di colpi di guancia gli ha fatto male alle mani.

C'è poco da stare allegri. Non solo perché evidentemente la situazione è gravissima, e se Lupi sarà costretto alle dimissioni, sarà una vera e propria capitolazione per la democrazia politica; ma perché non si vede all'orizzonte nessuno che sia in grado di reagire, di porre un freno alla baldanza "cilena" dei Pm. La sinistra sembra un pugile suonato, inebetita, forse, da vent'anni di "tifo" antiberlusconiano, che le ha tolto la vecchia abitudine alla lotta politica e l'ha resa ancella di Palazzo di Giustizia; la destra, un po' salvinizzata un po' impaurita per le bastonate ricevute in questi anni dal suo capo, e oltretutto a disagio nel difendere il governo Renzi o il "traditore" Lupi. È probabile che i magistrati vincano la loro battaglia.

Del resto, forse, l'hanno già vinta. La riforma della giustizia non si farà. Forse si farà invece la contro-riforma, quella di Gratteri, che instaura qualcosa di molto simile a uno Stato di polizia, dove il sospetto, e l'odio, e la smania di manette prendono il posto del rosso, del bianco e del verde della bandiera nazionale.