di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 31 marzo 2015
Si stringono i tempi per approvare il disegno di legge sull'anticorruzione. Oggi proseguiranno le votazioni al Senato, con l'obiettivo di arrivare entro domani sera al voto finale. Ultimo scoglio l'esame della riforma del falso in bilancio, che molto ha fatto discutere e sulla quale il ministro della Giustizia Andrea Orlando si è detto convinto di avere presentato una soluzione di equilibrio tra la necessità di modificare l'impianto della riforma Vietti e quella di conservare un trattamento sanzionatorio diversificato a seconda delle dimensioni dell'impresa. Cruciale quindi il limite di pena a 5 anni per il falso in bilancio commesso in società
non quotate, limite decisivo per applicare l'archiviazione per tenuità del fatto ed escludere però le intercettazioni. Per il resto, in larghissima parte, il disegno di legge prevede un aumento delle pene, per i principali reati contro la pubblica amministrazione (almeno quelli che riguardano la criminalità economica), sia nei massimi, elemento immediatamente visibile, sia nei minimi, aspetto forse più trascurato, ma non meno importante, visto che il limite minimo della sanzione rappresenta un punto di riferimento fondamentale per le richieste di patteggiamento, subordinate queste ultime, tra l'altro, anche alla completa restituzione dei proventi illeciti.
Tutto da valutare poi l'effetto sulla prescrizione, tema oggetto di tensioni nella maggioranza con Ncd che, alla Camera, si è sfilato, sull'aumento previsto per i principali delitti di corruzione. L'aumento delle sanzioni che il Senato si accinge a votare, letto in parallelo con le norme varate (anche qui in prima lettura) alla Camera ha, come effetto certo, il prolungarsi dei termini. Orlando però ha già promesso una mediazione, i cui contorni sono però tutti da valutare per evitare accuse di schizofrenia nella strategia del Governo.










