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di Luca Mastrantonio

 

Corriere della Sera, 3 gennaio 2015

 

La giustizia italiana, attraverso la Procura di Roma e con l'avallo del ministro della Giustizia Orlando, ambisce a mettere la propria firma sulla Storia recente del Sudamerica. Il 12 febbraio è fissata la prima udienza nell'aula bunker di Rebibbia di un maxiprocesso a carico dei militari sudamericani responsabili della "Operación Cóndor" (Piano Condor): un'organizzazione nata negli Anni 70 tra golpisti al potere per eliminare oppositori esuli in Cile, Argentina, Bolivia, Uruguay, Paraguay e Brasile.

I loro crimini sono una delle pagine politicamente più buie della Storia recente del Continente (e degli Usa, per le ingerenze). Ma se da un lato si può ammirare la tenacia di chi crede di poter dare, ora, un risarcimento alle famiglie delle vittime di allora, dall'altro colpisce il protagonismo della giustizia italiana: ha palesi problemi di risorse e risultati nella gestione ordinaria nazionale (come nel caso Eternit) e si mette a fare gli straordinari a livello storico-internazionale; campo dove, per altro, i governi passati e presenti incontrano spesso difficoltà di natura politico-giudiziaria: l'ultimo esecutivo guidato da Berlusconi non ottenne dal Brasile la consegna di Cesare Battisti, giudicato terrorista in patria ma considerato un rifugiato politico dal Brasile; oggi il governo Renzi ha ereditato il caso dei marò accusati in India di aver ucciso due pescatori: per il ministro della Difesa Pinotti è "inaccettabile" che un altro Paese processi militari in servizio per lo Stato italiano.

Quello ai golpisti sudamericani sarà un processo di forte impatto mediatico e, forse, dallo spirito velleitario. Ci sono alcuni dubbi, logistici e non solo: son passati circa 40 anni, prove e testimoni, se ci sono, devono attraversare l'oceano, gli imputati sono morti, vecchi (troppo magari per il carcere) e in alcuni casi già condannati nei loro Paesi - il nostro codice non prevede di bissare processi, l'approvazione del Guardasigilli serviva per questo motivo. E anche nel caso di eventuali condanne, una vittoria della Grande Giustizia Italiana Mondiale difficilmente bilancerà le piccole e grandi sconfitte, quotidiane, sul piano nazionale.