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di Liana Milella

La Repubblica, 13 novembre 2023

Slittata la riforma per far posto al premierato. Furibondo Enrico Costa di Azione: “Truffato il Parlamento”. “Ma allora Nordio, e purtroppo anche Sisto, ci pigliano in giro…”. E ancora: “Lo sappiamo che vorrebbero andare tutti e due alla Consulta a fare il giudice, e quindi devono accattivarsi l’opposizione, ma non possono svendere così la battaglia più importante fatta da Berlusconi”. E cioè la separazione delle carriere.

Collera alle stelle, dentro Forza Italia, sia contro il Guardasigilli Carlo Nordio che contro il suo vice, il forzista Francesco Paolo Sisto, “colpevoli” entrambi di aver appena annunciato (il primo) e giustificato (il secondo) l’inesorabile rinvio della separazione dei giudici dai pm, perché la premier Giorgia Meloni al primo posto mette il premierato, e teme gli effetti negativi, in sede di referendum, proprio della separazione. Di riforma costituzionale se ne farà solo una, e non sarà quella che gli avvocati, e poi Forza Italia, hanno sostenuto da sempre.

Alla collera dei forzisti, che accusano Nordio e Sisto di volersi conquistare così la benevolenza dell’opposizione, i cui voti sono indispensabili per essere eletti giudici costituzionali dalla quarta votazione in poi (dove sono necessari i tre quinti), si aggiunge quella di un furibondo parlamentare di Azione Enrico Costa che parla addirittura di “truffa al Parlamento”. Perché Nordio, a marzo, invitò la prima commissione di Montecitorio a fermarsi sull’esame dei quattro ddl costituzionali presentati - Azione, Iv, Lega e Fi - e su cui si era già arrivati alle audizioni. Ma il ministro della Giustizia disse che stava per presentare un testo del governo. “Che non è mai arrivato” sbotta adesso Costa che per questo parla di “un’operazione scorretta”. E ricorda come Nordio ha poi cominciato a dire che le carriere si potevano anche separare per legge ordinaria. Quindi a Costituzione invariata. Anche quella sarebbe stata una mossa per prendere tempo in vista del premierato.

E siamo a 48 ore fa, quando il Guardasigilli, quasi casualmente in un convegno a Stresa, ufficializza il dietro front del governo. E Sisto si accoda. Da nessuno dei due arriva un rimpianto, quasi non avessero mai promesso questa riforma. Forza Italia si sente tradita. Soprattutto perché l’altolà arriva dopo un altro “sgarro”, anche questo vissuto come “un’intromissione indebita nella vita parlamentare e nella fisiologica dialettica tra i gruppi!”, ossia “lo scippo della prescrizione” che il Guardasigilli ha sfilato ai deputati siglando il testo in via Arenula quando l’accordo era già chiuso dopo giorno di trattative. Testo che, dicono i forzisti, “guarda caso torna alla legge di Andrea Orlando, ex Guardasigilli del Pd”.

A Nordio, ma soprattutto a Sisto la Consulta piace, ma per arrivarci serve il voto dell’opposizione (alla maggioranza ne mancano 11). Sisto sa bene, per un tentativo fallito, che nel segreto dell’urna valgono simpatie e antipatie, e conta poco l’ordine di scuderia. Il rinvio della separazione a un futuro che sfuma nel nulla rappresenta un bonus di peso. Anche se si fa strada l’ipotesi che la maggioranza, anziché rischiare molte votazioni a vuoto per un solo giudice, preferisce attendere l’anno prossimo quando a dicembre scadono altri tre giudici. E su quattro poltrone il gioco si fa molto più facile.