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di Matteo Indice

Il Secolo XIX, 24 settembre 2022

Il centrodestra insiste sulla separazione delle carriere dei magistrati. La ricetta del Pd guarda alle misure alternative al carcere.

I processi lenti restano per molti l’emergenza primaria, ma la soluzione potrebbe non essere facilmente conciliabile con i capisaldi politici del programma. Coalizioni e partiti si presentano al voto con proposte molto variegate, e in alcuni frangenti confuse oppure (quasi) inesistenti sul tema Giustizia, ancorché qualche denominatore comune e intreccio siano analizzabili.

Sono severissimi nei confronti dei magistrati, e concettualmente punitive nel senso che insistono con forza sulla certezza della pena detentiva, le linee di Fratelli d’Italia e Lega, traino del centrodestra, radicali in primis sulla necessità di suddividere le carriere di chi giudica e chi accusa, ovvero i pubblici ministeri. Ma se nel caso di Fdi la sintesi un po’ sbrigativa, e comprensiva d’una tranciante “abolizione del tribunale dei minorenni per evitare altri casi Bibbiano”, consente d’intravedere solo un’idea generale e abbastanza riduzionista del comparto giudiziario, essendo il movimento di Giorgia Meloni più orientato verso il lavoro delle forze dell’ordine, il ragionamento si fa differente sulla Lega.

Il Carroccio ha affidato l’elaborazione specialistica a Giulia Bongiorno, snocciolando dettagli quasi millimetrici sul possibile riassetto ambito per ambito. E svaria dalla magistratura onoraria, cui dedica una vera e strategica attenzione poiché quella branca s’accolla ormai il 50% dei procedimenti, al contrasto delle baby gang, descritte in un paio di frangenti come pericolo quasi iperbolico. Il Pd non si dilunga granché, ma squaderna un programma lineare. E richiama la depenalizzazione “dove possibile e necessario” (inclusa quella di forma e di sostanza sull’autoproduzione della cannabis), la giustizia riparativa e soprattutto le misure alternative al carcere quali vie obbligate al contenimento dei tempi, mentre sul fronte opposto s’insiste sulla necessità di assunzioni massive e costruzione di nuovi penitenziari. Ancora i Dem, sempre mantenendosi sui precetti generali, certificano attenzione verso i precari del ministero che tengono in piedi la macchina e sulle potenziali responsabilità dei giudici restano morbidi, promuovendo la creazione di un’Alta Corte dedicata. Al contrario, dai conservatori arrivano input forti alla sanzione per chi tarda nel lavoro o commette errori macroscopici.

Il Movimento Cinque Stelle si dilunga parecchio, con un po’ di verbosità. E mescola la sua peculiare impronta giustizialista e protettiva nei confronti dei pm all’attenzione verso i diritti delle fasce deboli - minorenni, donne e anziani - risultando su quest’aspetto il partito più incisivo, così come lo è in maniera netta sul “diritto alla morte medicalmente assistita”. Sulla necessità di rimettere in sesto un meccanismo elefantiaco se la sfanga invece con il binomio assunzioni & informatica, e tanto deve bastare. E il Terzo Polo? C’è molto di Matteo Renzi, che contro la magistratura inquirente sta conducendo una dichiarata battaglia dopo essere stato coinvolto nell’inchiesta sui contributi alla Fondazione Open, in un programma che insiste sulla riservatezza delle indagini per evitare strumentalizzazioni mediatico-politiche, non è tenero nei confronti delle toghe e basa lo snellimento sulla sublimazione del garantismo. Cioè limitando molto le possibilità d’appello da parte dell’accusa dopo le assoluzioni in primo grado - elemento rimarcato con veemenza e pluralità di declinazioni pure dalla Lega - e profilando stimoli diffusi a tutte le vie alternative al dibattimento, oltre a stringere i confini delle misure cautelari.

Si può essere d’accordo o meno, ma quelle del binomio Azione/Iv, della Lega e del Pd sono le piattaforme forse più omogenee, coerenti e comunque approfondite. Dove insomma le soluzioni alle questioni impellenti via via inserite, sovente agli antipodi da un partito all’altro, non contrastano con quelle proposte per altri problemi magari nel paragrafo successivo.

Forza Italia, alleata di Meloni e Salvini, si limita a un paio di micro-punti sottoscritti nel generico programma di coalizione. E sintetica risulta pure la proposta di “Noi moderati”, quarta gamba del centrodestra, che ha come mantra “la segretezza dell’avviso di garanzia” prima dei disagi patiti da milioni d’italiani per la macchinosità, delle udienze penali e soprattutto civili. Sull’altro versante, gli junior partner dei Democratici Più Europa e Verdi-Sinistra, sono sostanzialmente in linea con le proposte Pd nei cardini, ma divisi non poco sulla separazione delle carriere, molto caldeggiata da Più Europa e non dal resto del raggruppamento progressista. Ultima nota di merito, prima dell’anamnesi sul metodo. Su due mali patologici come mafia ed evasione fiscale, Fdi e Lega se la cavano abbastanza in fretta sostenendo in modo un po’ teleologico la necessità di contrastarli, e paiono molto più allarmate dalle bande giovanili anziché dalle cosche; il Pd insiste sulla necessità di assistere i familiari che si smarcano dai clan e confida nell’Europa, sperando si riesca a creare in tempi stretti l’Agenzia internazionale antiriciclaggio con sede in Italia; M5S va a fondo su entrambi i punti, proponendo d’irrigidire tutte le norme ad hoc.

E però lo studio dei pilastri programmatici va messo sulla bilancia insieme al contrappeso dei principi di “selezione” e “fattibilità”. Il bisogno di strizzare l’occhio a più categorie possibili (dai magistrati nelle loro varie accezioni ai funzionari amministrativi, passando per avvocati, poliziotti, carabinieri, agenti penitenziari, testimoni e pure pentiti) espone al rischio miscellanea, dove s’include un po’ di tutto in un impercorribile libro dei sogni. Non lo fanno i due principali partiti di destra, che tengono evidentemente in maggior considerazione avvocati e uomini in divisa, sempre ribadendo che la Lega scende nei particolari pure sulla giustizia bancaria. Ma le risorse da reperire restano abnormi, e non si capisce bene da dove arriveranno aldilà del taumaturgico Pnrr.

Dem e Terzo Polo, puntando più sulle politiche deflattive seppur declinate diversamente (depenalizzazione generalizzata dei reati bagatellari nel primo caso, limiti fortissimi ai poteri dell’accusa per ridurre in automatico i processi nel secondo) paiono perlomeno più aderenti alla realtà dei fondi carenti. I Cinquestelle sulla questione giustizia puntano molto, basti ricordare che vi dedicano quasi 20 pagine a fronte dell’una risicata che si può trovare nel “programma per le elezioni politiche 2022” di Fratelli d’Italia. Ma la quantità delle proposte rende impensabile che sia davvero alla portata.