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di Valter Vecellio

 

Il Garantista, 27 marzo 2015

 

Per una volta (capita), si può convenire con il presidente del Consiglio. Il provvedimento antiterrorismo in discussione a Montecitorio conteneva una serie di norme che consentivano di acquisire dati e informazioni nei computer dei cittadini; e passi quando si tratta di aumenti di pena per attività di terrorismo, istigazione a delinquere, e a commettere dei delitti contro lo Stato e reati di apologia commessi attraverso strumenti informatici o telematici.

a quando si tratta di rendere legale in modo generalizzato e indiscriminato l'autorizzazione alle "remote computer searches"; e si consente l'utilizzo di software occulti da parte dello Stato per indagare tutti i reati "commessi mediante l'impiego di tecnologie informatiche o telematiche"; ecco: è bene andarci con i piedi zavorrati di piombo. E dunque positivo il fatto che Matteo Renzi abbia chiesto e ottenuto lo stralcio di queste norme, che toccano temi delicati e importanti in materia di diritto, di diritto alla riservatezza, diritto alla sicurezza. In linea generale: perché le leggi non dovrebbero mai essere frutto della contingenza e dell'emotività; al contrario, vanno discusse ed approvate a mente fredda, senza essere preda di questa o quell'altra contingenza.

Nel caso specifico, poi, perché esistono una quantità di "pro" e i "contro" che vanno attentamente soppesati e considerati. Non è materia insomma per spot pubblicitario, o per medaglie di cartapesta di cui si può fregiare questo o quel ministro voglioso di dimostrare quanto tiene il punto. Auguriamoci che la pausa ottenuta porti consiglio. Perché di "consiglio" ne occorre davvero tanto. Troppe volte si vuole la botte piena e la moglie ciucca.

Qui c'è poco da girarci intorno. Ha ragione chi, come l'ex generale della Guardia di Finanza Umberto Rapetto, rabbrividisce al pensiero che si vorrebbe consentire di "guardare nei computer attraverso dei grimaldelli come trojan", e che "si autorizzano le perquisizioni senza alcun controllo". Non è una semplice intercettazione, è l'allarme del parlamentare Emilio Quintarelli, componente della. Commissione di studio per la elaborazione di principi in tema di diritti e doveri relativi ad Internet.

Perché si prevedeva l'acquisizione di tutte le comunicazioni fatte in digitale dal proprio computer violando il domicilio informatico dei cittadini e riunendo quattro differenti metodologie di indagine: ispezioni, perquisizioni, intercettazione delle comunicazioni e acquisizione occulta di documenti e dati anche personali: "In pratica si rende possibile entrare nei computer delle persone e di guardare nel loro passato usando software nascosti. Significa che fra dieci anni qualcuno potrà leggere quello che Matteo Renzi ha scritto quando stava al liceo o "acquisire tutta la vita della persona oggetto di indagine". Resta tuttavia il nodo da sciogliere: quello relativo alla sicurezza della collettività per quel che riguarda le minacce terroristiche.

Si invoca spesso l'utilizzo dell'intelligence: i mezzi, le professionalità di cui i servizi segreti sono dotati. L'intelligence alternativa alle esibizioni muscolari e muscolose dei militari. Si può convenire: meno marines, più infiltrati, uomini che agiscono nell'ombra. Ma questa intelligence deve essere però essere messa in condizione di operare, con rapidità ed efficienza.

Significa mezzi e investimenti; significa personale altamente specializzato; significa poter contare su una "rete" di contatti e complicità in territori difficili e ostili; significa a volte anche "operazioni sporche", fatte in modo che non dobbiamo conoscere se non molti anni dopo che queste operazioni si sono concluse; significa anche essere dotati di apparati tecnologici raffinati, per la prevenzione e l'intercettazione di quello che il terrorista ha in animo di fare; e il terrorista non ce l'ha scritto in faccia che è un terrorista, un terrorista non convoca una conferenza stampa per annunciare il

suo attentato. Ne parla magari ai suoi complici, che magari sono insospettabili... o se sono sospettabili, vanno tenuti costantemente e discretamente sotto controllo, altro che espellerli... quello che il terrorista ha in animo di fare bisogna saperlo cinque minuti prima che lo faccia, non cinque minuti dopo che lo ha fatto. Non se ne esce: una quota di libertà individuale va sacrificata, l'abbiamo già sacrificata.

Non solo: chi è chiamato a operare su questo terreno minato, dove ogni passo falso può comportare dolorose e gravi conseguenze, deve anche poter contare su una fiducia da parte di un potere politico che deve concedere ampi margini d'azione e iniziativa. Ha ragione Repetto quando osserva che non si può istituire una opportunità investigativa senza garanzie contro gli abusi, e che "servono regole che vadano al di là delle suggestioni emotive"; garanzie che il "materiale sequestrato sia usato solo per quelle finalità".

Ha ragione; ma la questione non è l'aver o no ragione, quanto come rendere applicabili queste garanzie, come riuscire a scongiurare gli abusi, come evitare che per "altre" finalità il materiale acquisito sia utilizzato.

Questa è la vera cruna d'ago: le esigenze dell'intelligence; il diritto del cittadino a non vivere sotto la cappa di un "grande fratello". Renzi ha guadagnato tempo, ma il nodo lo si dovrà pur cominciare a sciogliere: è un'attualità che, senza cercarla, ci verrà imposta dalle situazioni, dai fatti. Marco Pannella da tempo è impegnato su questo tema, e i radicali un anno fa hanno tenuto importante convegno a Bruxelles su queste questioni: "Ragione di Stato contro Stato di Diritto per lo Stato di Diritto". A fine primavera è prevista una seconda sessione che già si annuncia sorprendente e interessante, per gli spunti e le prospettive di lavoro, le "visioni" che verranno tracciate e indicate. Farebbe cosa saggia Renzi a non mancare quell'appuntamento, anche solo come spettatore.