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di Tiziana Maiolo

 

Il Garantista, 24 febbraio 2015

 

"Confessa, così avrai lo sconto di pena". "Non confesso per la mia famiglia". Massimo Bossetti e i suoi compagni di cella devono essere proprio diversi dagli altri. Non è mai esistito infatti un detenuto che non si dichiari innocente, né uno che si permetta (a meno che non sia un infiltrato di Procura, ma prenderebbe subito un fracco dì botte) di suggerire all'altro la "confessione".

Pure, alla vigilia della richiesta di rinvio a giudizio per il carpentiere di Mapello", è il Corriere della Sera a incaricarsi di spargere l'ennesima goccia di veleno, stillata dagli atti della Procura, riportando tra virgolette una frase di cui si dice però che sarebbe "il senso", più o meno, di quanto detto da Bossetti ai suoi compagni di detenzione. La pervicacia con cui, giorno dopo giorno, gli investigatori stanno disseminando i giornali di ipotesi spacciate per "prove" che inchioderebbero l'indagato, è talmente insistente da far pensare che, a otto mesi dall'arresto di Massimo Bossetti, i magistrati dell'accusa non siano così sicuri di andare a un processo con prove inoppugnabili.

Il Pubblico Ministero Letizia Ruggeri del resto ha lasciato scadere i termini per andare a un processo immediato, un rito al quale l'accusa accede quando ritiene di aver in mano prove consistenti. E ora sta cercando con tutte le sue forze di celebrare il processo mediatico, che condizioni l'opinione pubblica in modo da trasformarla preventivamente in una grande corte d'assise composta di madri e padri di famiglia virtuosamente indignati per le gesta del "mostro". E veramente un'inchiesta anomala, questa sulla morte di Yara Gambirasio, una ragazzina misteriosamente sparita il 26 novembre del 2010 e ritrovata morta in un campo tre mesi dopo. A oggi non si sa ancora quando, dove e perché la giovane ginnasta sia stata uccisa, e neppure se realmente e volontariamente qualcuno le abbia tolto la vita.

I magistrati, dopo un primo periodo di confusione (con carabinieri e questura che litigavano tra loro) e la gaffe dell'arresto in mezzo al mare del ragazzo marocchino Fikri, si sono buttati sulla pista del dna e sono arrivati a Bossetti. A quel punto, e solo dopo quel momento, hanno cominciato le vere indagini, con circa quattro anni di ritardo. Ma non hanno indagato ad ampio spettro, ma solo in una direzione, cercando cioè, anche in violazione della procedura, solo la conferma della colpevolezza di Bossetti.

Un esempio? Diverse telecamere della zona tra la palestra e la casa di Yara hanno ripreso il traffico automobilistico della sera in cui la ragazzina sparì: ma è possibile che, secondo le indagini, passassero in quei momenti solo furgoni bianchi? Inoltre: chiunque sia responsabile, Bossetti o altri, la famiglia di Yara e tutti noi vorremmo sapere di che cosa è morta la ragazza. Ipotermia? Strano, perché quando si ha freddo ci si rannicchia in posizione fetale, e Yara invece era supina, con le braccia e le gambe allargate.

E le ferite di arma da taglio, non mortali, che cosa significano? E perché gli indumenti non presentano tagli in corrispondenza di quelli trovati sul corpo? La difesa di Bossetti ha qualche idea al riguardo, ma pare non interessi a quasi nessun giornalista. E perché non viene sentito Ivo Rovedatti, il pilota della protezione civile che ha sorvolato diverse volte con l'elicottero il campo di Chignolo dove la ragazza è stata trovata morta e non l'ha mai vista? E che dire della signora Vilma Cuttini che ha raccontato di quel ragazzo romeno che lei conosceva, che aveva una ragazza che si chiamava Yara, ginnasta e residente in provincia di Bergamo? Quel ragazzo è stato visto l'ultima volta il 26 novembre 2010, quando si è accomiatato dalla signora Cuttini, dicendole che sarebbe andato a salutare Yara per poi recarsi in Romania. Neppure questa signora è stata mai sentita dagli inquirenti.

Chissà se la Gip Ezia Maccora, esponente di spicco di Magistratura Democratica, che dovrà decidere sul rinvio a giudizio di Bossetti, prima di mandarlo a processo, si ricorderà di alcuni suoi "maestri" come quel Pino Borre, che fu presidente di Md, e che è sempre stato talmente garantista da essere considerato un eretico nel mondo della sinistra?