di Tiziana Maiolo
Il Garantista, 4 marzo 2015
Sacrosanta e legittima, a norma di legge, la libertà condizionale concessa a Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, condannati per la strage di Bologna del 2 agosto 1980. Lo ribadisce, a chi non vuol sentire, Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia, in risposta a un'interrogazione parlamentare. Chi non vuol sentire è Paolo Bolognesi il quale, succeduto a Torquato Secci alla presidenza dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage, è diventato deputato proprio per questo suo incarico.
E non vuol sentirsi dire che Mambro e Fioravanti, come ogni ergastolano, hanno diritto alla liberazione condizionale dopo 26 anni di carcere. Ventisei anni sono un periodo lungo della vita. È una storia infinita, quella della strage di Bologna. 85 morti e 200 feriti non sono facili da dimenticare, e la stazione del capoluogo emiliano ne conserva e ne mostra, a pieno titolo, la ferita fisica. Così come hanno tutto il diritto, i parenti delle vittime, di non perdonare coloro che ritengono gli assassini dei loro cari, anche se si sono sempre dichiarati estranei alla strage, pur ammettendo altri gravi delitti.
Ma c'è una rabbia vendicativa e rancorosa, che non è solo emozione e sentimento, negli uomini e le donne dell'Associazione bolognese, che non ha il pari in nessuna delle persone che, in altre città o altre situazioni, hanno subito, come loro, un lutto per mano terroristica. Tanto che gli stessi Mambro e Fioravanti intrattengono, come ricorda in Parlamento il sottosegretario Ferri, rapporti epistolari con parenti di altre vittime, mentre hanno invano teso più volte la mano a quelli di Bologna, ricevendo solo risposte negative.
La verità è che siamo di fronte a un vero organismo politico, non solo perché l'associazione ha la sua sede in piazza Maggiore presso il gabinetto del sindaco, ma perché, indipendentemente dalle posizioni politiche che potevano avere le vittime quando erano in vita, i loro parenti hanno voluto collocarsi a sinistra. Una sinistra radicale e molto particolare. E in questa veste sono diventati una sorta di tutori di quell'antifascismo militante che aveva poca ragion d'essere ieri, figuriamoci oggi. Nel corso dei decenni, ogni anno il 2 agosto c'è stata una piazza che si è impegnata in modo militante a fischiare qualunque rappresentante di governo che non fosse rigorosamente comunista. Ma comunista a modo loro, naturalmente.
Anche il Manifesto, "quotidiano comunista", era visto male, per il suo garantismo. Pur se in quel 1980 il giornale (in cui lavoravano molti bolognesi, che si sono precipitati per settimane a dare una mano alla loro città ferita a morte) aveva seguito in modo appassionato e doloroso tutti gli sviluppi della tragedia. Ma poi, nel corso degli anni, era bastato avanzare qualche dubbio sulle responsabilità di Mambro e Fioravanti per essere insultati e trattati come complici degli assassini. Si era mossa la segreteria del Pci bolognese, che aveva chiesto e ottenuto la pubblicazione di un intervento (contro di me, che scrivevo di giustizia) il cui succo era che eravamo una sorta di mandanti di stragi.
E l'Unità era uscita con la prima pagina bianca in segno di protesta quando una delle tante Corti d'assise che giudicarono quel delitto, e che si era permessa di mandare assolti i due giovani dei Nar. "Naturalmente" quella sentenza fu presto corretta. Francesca Mambro e Giusva Fioravanti hanno trascorso la loro giovinezza in carcere.
Lo meritavano e sono stati puniti con la pena massima. Noi, che l'ergastolo vorremmo abolirlo dal nostro ordinamento, non pretendiamo che tutti siano d'accordo. Ma non bastano ventisei anni di carcere per due giovani, che pur hanno commesso reati gravissimi, ma che da tempo hanno dimostrato in ogni modo non solo ravvedimento, ma un vero reinserimento sociale, che consiste anche nell'aiuto che danno a tante persone in difficoltà? Il fatto che meritino la libertà condizionale è attestato da direttori di carcere e magistrati e tribunali vari.
Anche la Digos di Roma ritiene irrilevanti penalmente alcune telefonate da loro fatte a un altro vecchio esponente dei Nar, come Mokbel, indagato nell'inchiesta "Mafia capitale". Ma non le basta ancora, onorevole Bolognesi? Lei è diventato deputato un anno fa, avendo come unico merito quello di essere presidente di un'associazione.
Ma non ci faccia pensare che la sua prossima attività parlamentare consisterà soprattutto nel feroce accanimento nei confronti di Francesca Mambro e Giusva Fioravanti a causa di un fatto tragico che l'ha colpita 35 anni fa. Nessuno è più la stessa persona, oggi, neanche lei. La smetta, per favore. Si accontenti della risposta che le ha dato il sottosegretario Ferri.











