di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Garantista, 31 gennaio 2015
Sono pochi, travolti dalle istanze, che si aggiungono i risarcimenti per la legge sugli 8 euro. Il governo ricorrerà agli uditori giudiziari, giovani e inesperti, il che potrebbe peggiorare le cose. Sono meno di 150 in tutt'Italia. Sono i magistrati di sorveglianza. L'ultimo anello della filiera giudiziaria. Ma uno dei più importanti. Occupandosi della gestione della pena.
Che, come recita l'articolo 27 della Costituzione, deve mirare alla rieducazione, ai fini del suo reinserimento nella società, del condannato. Nella patria di Pietro Verri e di Cesare Beccaria, un ruolo di fondamentale importanza su cui tutti dovremmo essere d'accordo. Purtroppo non è sempre così. A partire proprio dalla loro suddivisione sul territorio.
I Tribunali di Sorveglianza hanno competenza distrettuale e sono a loro volta organizzati in Uffici distaccati di sorveglianza. Uffici periferici composti, nella maggior parte dei casi, da solo uno o due magistrati in pianta organica. Non si capisce perché il governo di Mario Monti, nel modificare la geografia giudiziaria, non abbia voluto accorpare anche questi "micro" uffici a gestione individuale. Al fine di garantire una effettiva funzionalità del Tribunale di sorveglianza. Con tutte le conseguenze del caso qualora, ad esempio, il magistrato vada in ferie oppure si ammali: le istanze non urgenti si accumulano inevase in attesa del ritorno in servizio del giudice. Con buona pace di chi è dietro le sbarre.
II governo Renzi ha cercato di metterci la classica pezza. Molto italiana. Con un provvedimento, derogando alle attuali norme sull'Ordinamento giudiziario, ha previsto che per la prossima assegnazione delle sedi, i Mot, gli ex uditori giudiziari, potranno essere destinati da subito ai Tribunali di Sorveglianza. La ratio del divieto originario, nell'intenzione del legislatore, era dovuta alla delicatezza della funzione, con la previsione di assegnare la funzione solo a magistrati "esperti", avendo costoro anche un potere ispettivo sulle carceri.
Il caso dell'Emilia Romagna è esemplare. Cinque giudici per un territorio vastissimo, sul quale insiste un carcere di massima sicurezza, quello di Parma, famoso per ospitare oltre a mafiosi di primo livello come Riina e Provenzano, anche personaggi noti alle cronache giudiziarie come Marcello Dell'Utri o Massimo Carminati. Su tutto ciò pende la spada della Corte europea dei diritti dell'uomo. A maggio scade il termine che è stato dato all'Italia per porre ordine, dopo la sentenza Torreggiani, alla pessima situazione carceraria.
Una nuova verifica dopo quella dello scorso anno. Che permetta al Paese, come dice Marco Pannella, di uscire dalla "flagranza criminale di reato" in cui versano le patrie galere. Le competenze della magistratura di sorveglianza, a differenza dell'organico, si sono però ampliate: oltre, ad esempio, alla normale attività, i giudici di sorveglianza hanno ora anche competenze sul risarcimento circa il trattamento inumano subito in carcere. Cioè l'obolo di 8 euro al giorno come corrispettivo per la tortura di Stato. O la riduzione di un giorno ogni dieci per la pena ancora da scontare.
Procedura risarcitoria complicatissima per chi nel frattempo è uscito dal carcere. Secondo gli ultimi dati, solo l'1,5% delle istanze viene accolto. La difficoltà maggiore si registra proprio laddove l'attualità del pregiudizio è venuta meno. In quel caso provvede il Tribunale civile in composizione collegiale con l'intervento del pubblico ministero. Quindi, l'ex detenuto torturato, per potere ottenere l'agognato obolo di 8 euro, oltre a dover dimostrare senza contradditorio alcuno di essere stato rinchiuso in uno spazio non idoneo neppure per i suini, metro alla mano, dovrà fare affidamento sui tempi notoriamente celeri della giustizia civile. Auguri.











