di Silvia Mastrantonio
La Nazione, 19 marzo 2015
Solo dieci attrezzate ad accogliere in nuove strutture i 450 internati. "Le Regioni che non si adeguano saranno commissariate". I ministri della Salute, Beatrice Lorenzin, e della Giustizia, Andrea Orlando, avevano parlato all'unisono.
E adesso il Veneto rischia, parola del sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo. La regione di Zaia non ha individuato neanche le soluzioni logistiche per l'attuazione della riforma. Ancora peggio del Piemonte che, pur avendo individuato soluzioni, non ha fornito al Ministero le relative delibere e che potrebbe finire anch'essa nel mirino.
Il 31 marzo si avvicina a grandi falcate e il governo spazza via le residue illusioni: non ci saranno altre proroghe. Gli Opg, delicato acronimo della spietata realtà degli Ospedali psichiatrici giudiziari, chiuderanno per sempre. Sorgeranno piccole strutture di tipo sanitario (Rems, Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza detentive), destinate a ospitare un massimo di venti persone. Niente celle e nessuno strumento di contenzione ma assistenza psichiatrica. Cambia la radice stessa del problema.
"Finalmente ha detto ieri il ministro della Giustizia chiudiamo una pagina davvero triste". A fine mese il passaggio concreto potrà dirsi tale in 10 regioni e una provincia autonoma (Val d'Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia, Sardegna oltre a Bolzano). Abruzzo e Molise attendono il pronunciamento del Tar per un ricorso pendente. Altre 6 regioni (e Trento) hanno individuato soluzioni ma con tempi di realizzazione più dilatati (Marche, Piemonte, Umbria, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Calabria). "Va comunque precisato che il passaggio da Opg a Rems, anche in presenza di strutture attive, non sarà un esodo di massa, ma un trasferimento graduale modulato persona su persona", spiega il sottosegretario De Filippo che anticipa: i soggetti non dimissibili da trasferire saranno 400/450, contro i 700 ospiti attuali. "Si tratta di persone che non hanno ancora scontato tutta la pena", precisa. Gli altri, a pena finita, potranno usufruire dei servizi territoriali per i pazienti psichiatrici, se necessario.
Uno dei problemi più delicati di questa rivoluzione è la sicurezza. Ogni internato dovrà rientrare nelle regione di appartenenza: per questo tutte le Regioni dovranno essere attrezzate. Le Rems cambiano l'ottica: assistenza sanitaria e non penitenziaria. Ma chi vigilerà? L'esempio più citato è quello di Kabobo, il giovane ghanese che uccise i passanti a picconate a Milano nel 2013. Anche se lui, attualmente, è in carcere chi ci difenderà da Kabobo? Emilia Grazia De Biasi, presidente della commissione Sanità del Senato, enumera diversi livelli di sicurezza. "C'è quella dei pazienti lungo il loro percorso di riabilitazione".
"POI continua la sicurezza degli operatori e qui il discorso è strettamente connesso alla formazione, come avviene in tutti i reparti psichiatrici". "Terzo livello, ma non ultimo, la tutela dei cittadini. Dire: Escono tutti i criminali, è una bugia. Si tratta di persone che affrontano un percorso di reinserimento particolarmente difficile". E i Kabobo? "Casi come il suo ce ne sono pochi e si tratta comunque di soggetti che difficilmente potranno uscire. Si possono ipotizzare Rems particolari. Le regioni devono studiare tutte le possibilità".
"La questione è importante aggiunge il sottosegretario De Filippo è in corso un grande lavoro con il ministero degli Interni e le prefetture. Saranno varati protocolli specifici mentre il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria affiancherà il processo di cambiamento". SI PARLA, per esempio, di telecamere interne e sorveglianza esterna. Non c'è una questione di fondi: 172 milioni di euro già finanziati dallo Stato. "In eccesso aggiunge il sottosegretario perché tarati su mille ospiti. Ma il denaro avanzato sarà impiegato per la sicurezza e i servizi sul territorio".










