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di Agnese Moro

 

La Stampa, 18 gennaio 2015

 

Di solito in questa rubrica si parla di cose buone che vivono e vanno avanti. Questa volta devo fare un'eccezione; la cosa buona è quella che finisce. Leggo nel comunicato stampa del Consorzio Giotto, www.officinagiotto.com: "Il progetto di gestione della cucina della Casa di Reclusione di Padova chiude. E il primo pensiero va a tutti quelli che in questi 11 anni ci hanno seguito con affetto, sostenuto con forza, incoraggiato in ogni modo".

Per ringraziarli lo scorso 14 gennaio si è tenuto nella Casa di Reclusione di Padova il penultimo pranzo preparato e servito dai detenuti che hanno partecipato al Progetto Cucine. C'erano 150 persone, autorità e giornalisti. Un modo anche per segnalare il problema, condividere il proprio rammarico, far esprimere un giudizio sul progetto, far "assaggiare" i risultati del medesimo. E chiedere un ripensamento. Riassumono così la vicenda della gestione delle mense: "Accade in 10 carceri italiane.

Nel 2003 il Dipartimento amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia avvia una sperimentazione in dieci penitenziari in tutto il Paese, da Torino a Bollate, da Padova a Rebibbia nuovo complesso e casa di reclusione fino a Trani e Siracusa. Con il finanziamento del Dap si affida la gestione a cooperative sociali che devono formare professionalmente i detenuti. In sostanza si trasformano i cosiddetti lavori domestici - scopino, spesino, cuciniere, lavapiatti, sussidi diseducativi poco qualificanti e di nessun impatto sul recupero delle persone - in lavoro vero.

Che significa lunghi periodi di formazione, affiancamento a professionisti, gestione con criteri di efficienza, adeguamento agli standard di qualità e sicurezza, fino all'inserimento dei detenuti in articolo 21 e misure alternative alla detenzione. E stipendi altrettanto veri, allineati al contratto collettivo nazionale". L'iniziativa funzione, ha successo, consente anche di risparmiare, e raccoglie la soddisfazione di detenuti, direttori, personale, autorità.

Ma l'affidamento del servizio alle cooperative è scaduto a fine 2014 e, malgrado i buoni risultati e le stesse richieste dei direttori delle carceri coinvolte, il ministero di Giustizia non l'ha rinnovato, non riuscendo (o non volendo?) reperire i fondi necessari. Speriamo che ci ripensino. Sarebbe davvero assurdo perdere qualcosa che promuove umanità, professionalità e reinserimento.