di Alessia Candito
La Repubblica, 25 febbraio 2026
Il nuovo rapporto dell’associazione, il primo dopo l’approvazione della nuova norma, mostra come l’allarme, alla base di provvedimenti sempre più restrittivi, sia ingiustificato. Non un aumento della criminalità minorile, ma un aumento della percezione che se ne ha, anche grazie alla criminalizzazione di comportamenti in precedenza gestiti con un approccio diverso. Dalla presunta “emergenza baby gang” ai cosiddetti “maranza”, il nuovo rapporto Antigone sulla giustizia minorile, il primo dopo l’approvazione del decreto Caivano, smonta - numeri alla mano - molti dei luoghi comuni su cui si basa il discorso pubblico sui minori.
La paura come arma di distrazione di massa - “Per distrarre dai veri problemi, se ne creano di fittizi e si promette di risolverli con il pugno di ferro. Oggi il governo ha vinto: attorno ai più giovani si è creato un vero panico morale. La popolazione è talmente terrorizzata da adolescenti, baby gang, minori stranieri non accompagnati da denunciare qualsiasi loro comportamento, anche quelli dalla scarsissima o inesistente valenza penale”, attaccano Susanna Marietti, Sofia Antonelli e Rachele Stroppa nell’introduzione del rapporto.
Aumentano le denunce, ma non gli ingressi nel sistema - Un dato è esemplificativo: nel 2024, ultima rilevazione disponibile, le segnalazioni di minorenni o giovani adulti sono cresciute di quasi il 17% rispetto all’anno precedente, tuttavia nel passaggio successivo – la segnalazione che dalla magistratura arriva ai servizi di giustizia minorile – l’aumento scende al 12%. E poi? Rispetto agli anni precedenti, solo il 2% in più dei minori fa effettivamente ingresso nel sistema della giustizia minorile. Una piramide rovesciata che ancora non può contare su dati disaggregati (ci possono essere più segnalazioni per la medesima persona) e consolidati (il 60 per cento dei minori detenuti è in attesa di sentenza definitiva), ma restituisce un quadro molto diverso da quello raccontato e usato per giustificare nuovi provvedimenti, non ultimo – sottolineano dall’associazione, il decreto sicurezza.
Le ammissioni del ministero sul falso allarme baby gang - Del resto, ricorda Antigone, anche il ministero della Giustizia nella relazione presentata all’apertura dell’anno giudiziario 2026 ha finito per ammettere che “le osservazioni degli operatori non rilevano, negli ultimi anni, consistenti differenze relative ai reati commessi in gruppo. Tali agiti, definiti ‘devianti’ e attribuiti alle cosiddette ‘baby gang’, assumono in realtà forme e modalità espressive molto differenti fra loro, inerenti piuttosto a nuove forme di disagio di aggregazioni giovanili ‘fluide’ che non a veri e propri gruppi strutturati”.
Aumenta il disagio materiale e psicologico
Ed è proprio il disagio, materiale e psicologico dei ragazzi, ad aumentare, mentre sulla giustizia minorile – ed in particolare su progetti di recupero - si taglia e si prevede di continuare a tagliare fino al 2027. Oggi 1,28 milioni di minori vivono in povertà assoluta, il 13,8%, mentre risulta raddoppiato l’uso di psicofarmaci in età pediatrica. Variabili che finiscono per rimanere sullo sfondo, mentre il sistema di giustizia minorile – spiegano - galoppa verso un modello carcerario che l’Italia non conosceva. E per questo, si ricorda, era considerata modello. Adesso invece gli istituti penali minorili presentano in nuce molte delle “patologie” presenti in quelli per adulti.
La fotografia degli Ipm in numeri
Per la prima volta, i minorili risultano in sovraffollamento (147.9%) ma il 64,9%% dei 572 giovanissimi detenuti è in attesa di sentenza. Nella maggior parte dei casi a varcarne le porte sono 16-17enni, ma fra ci sono anche 44 ragazzi di 14/15 anni. I progetti di scolarizzazione, recupero e reinserimento, con differenze significative fra gli istituti ci sono, ma la coperta è corta, il budget della giustizia minorile è stato tagliato del 4,5% e destinato in larga parte alle strutture. Ad aumentare in modo sproporzionato sono l’uso di psicofarmaci (+110%), la violenza, come dimostrato dall’inchiesta sul Beccaria di Milano e i trasferimenti usati come strumento per “spostare” i problemi più che affrontarli. “I ragazzi, primi tra tutti gli stranieri che si suppone abbiano meno relazioni sui vari territori – sottolinea Antigone nel suo rapporto - vengono spostati come fossero oggetti inanimati da un carcere all’altro, senza tener conto del fatto che proprio chi ha relazioni più flebili dovrebbe essere aiutato a valorizzarle e preservarle".
I numeri della criminalità minorile
E allora, c’è davvero un’emergenza criminalità fra i ragazzi? I numeri sembrano suggerire di no. Il numero di omicidi è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi tre anni (27 nel 2022, 26 nel 2024) ed è inferiore a quello registrato ad esempio tra il 2015 e il 2017, quando se ne contavano in media 33. In generale, l’Italia ha un tasso di denunce per reati commessi da minorenni pari alla metà della media europea (363,4 su 100mila contro 647,9 su centomila). È vero che le segnalazioni sono in aumento (+26% tentato omicidio, +10% rapine, +6% furti, in media +16,7%), ma le prese in carico dei servizi sociali solo del 2,4%.
“Aumento delle presenze dovuto a aumento criminalizzazione”
“È plasticamente evidente – spiega Simona Mariotti - come l’esplosione dei numeri nelle carceri minorili, e non solo, sia dovuta all’esplosione della reazione penale introdotta con le nuove norme. Tra il 2023, anno del decreto Caivano, e il 2024, la presenza media giornaliera di ragazzi detenuti nelle carceri minorili è passata da 425,1 a 556,3, con un aumento del 30,9%. Tra il 2024 e il 2025, quando la presenza media giornaliera è stata pari a 587,8, l’aumento è stato pari al 7,4%, meno di un quarto del precedente”.
Contro gli stranieri risposta repressiva ancora più dura
Secondo punto: c’è davvero un problema di criminalità connessa alla presenza di ragazzi stranieri in Italia? Anche in questo caso, da Antigone sono scettici. Piuttosto, spiegano, “la risposta punitiva nei loro confronti è più inflessibile e finiscono in galera anche per comportamenti che, se commessi da italiani, avrebbero comportato misure penali meno severe”. E i numeri lo spiegano.
I detenuti stranieri sono circa il 42% delle presenze in Ipm, ma dentro ci finiscono per reati meno gravi: violenza sessuale e stalking (63% italiani; 37% stranieri), omicidio (86% italiani; 14% stranieri che in numeri reali significa 14 contro 2). Per quanto riguarda i reati contro il patrimonio, le percentuali invece si invertono (42,6% italiani). Negli Ipm i ragazzi stranieri condannati in via definitiva costituiscono il 34,15%, salgono sino al 51,44 % di tutti coloro che sono invece in attesa del primo giudizio.
"Più vulnerabili ma giudicati ancor più severamente”
“Ciò significa che nei loro confronti si usa e abusa della custodia cautelare. Nei loro confronti - spiega Patrizio Gonella - c’è più rigore giudiziario. Percentualmente sono maggiormente sottoposti a provvedimenti di custodia cautelare in carcere rispetto agli italiani, forse in considerazione della loro maggiore vulnerabilità esterna. Raramente essi dispongono di una rete familiare e sociale che può aiutarli ad evitare la carcerazione e a ottenere misure non custodiali. I servizi sociali territoriali sono meno disponibili nei loro confronti”. In molti casi, per altro, si tratta di minori stranieri non accompagnati, per i quali negli ultimi anni c’è stato un taglio verticale in termini di accoglienza e assistenza. Risultato: per undicimila ragazzini non c’è posto. Il sistema, secondo Antigone, sconta anche il peso difficoltà aggiuntive legate alla stretta su accoglienza e integrazione. “La legislazione sull’immigrazione che non facilita la regolarizzazione rende tutto molto complesso e inutilmente vessatorio”.
“No a derive securitarie, tuteliamo i minori per la sicurezza di tutti”
Un quadro che per Antigone andrebbe affrontato “senza cedere a tentazioni securitarie approssimate, inutili (per la sicurezza collettiva) e ingiuste per i ragazzi e le loro famiglie”. Un principio generale, che per l’associazione dovrebbe essere faro nella complessa e determinante gestione del disagio giovanile, che sfoci o meno nel penale. “L’interesse superiore del minore, straniero o italiano – sottolineano - dovrebbe essere quello di essere trattato come un soggetto in evoluzione, aiutato e non solo considerato come fastidio da eliminare. Ne risulterebbe un vantaggio in termini di sicurezza collettiva, riduzione dei tassi di recidiva, risparmio economico, minori tasse per tutti”.











