di Simona Musco
Il Dubbio, 29 luglio 2026
“Siamo di fronte ad una vera e propria guerra ai ragazzini”. È definitiva e senza appello la sentenza di Stefano Anastasia, Garante dei detenuti del Lazio, che analizza così l’ultimo disegno di legge del governo relativo ai minori. Ovvero la norma sull’imputabilità tra i 14 e i 18 anni che consegna alla difesa l’onere di dimostrare la mancanza della capacità di intendere e di volere, un passo indietro persino rispetto al Codice Rocco. Un codice di matrice fascista che però riconosceva la necessità di valutare caso per caso la maturità del minore. Anastasia è intervenuto alla conferenza stampa promossa da Riccardo Magi, segretario di +Europa, insieme a Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere penali Italiane, Rachele Stroppa, ricercatrice di Antigone, e Liviana Marelli, coordinatrice dell’Area Nuove generazioni e famiglie del Cnca.
Ad aprire l’incontro è stato Riccardo Magi, che ha subito smontato la narrazione emergenziale con cui l’esecutivo motiva il provvedimento. “Oggi non esiste in Italia un problema dovuto alla mancata sanzione penale di azioni commesse da minori, parliamo di eccezioni statistiche”, ha sottolineato il segretario di +Europa. “L’oggetto di questo intervento è inconsistente, inesistente ed evanescente: il governo vuole ribaltare il paradigma e presumere la capacità di intendere e di volere dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni, trasformando l’accertamento dell’imputabilità da un dovere del giudice a una sua mera facoltà”. Magi ha poi denunciato l’uso politico del linguaggio istituzionale, ricordando come la legislatura sia iniziata con il decreto Rave, sia proseguita con il decreto Caivano e ora arrivi all’uso del termine “maranza” nei comunicati della premier, parola “dispregiativa e a sfondo razzista”.
Sul piano strettamente giuridico e processuale, Petrelli ha evidenziato le pesanti ricadute dell’inversione dell’onere della prova sui ragazzi provenienti da contesti di fragilità. “Se è onere del giudice accertare l’immaturità, lo Stato si fa carico di accertamenti complessi e costosi”, ha spiegato il presidente dei penalisti. “Invertire l’onere della prova significa far carico al giovane, già vulnerabile e spesso proveniente da contesti di marginalizzazione, di una difesa costosa. Ma al di là di questo, l’inversione costituisce un vero e proprio ribaltamento valoriale, dove lo Stato dichiara la propria indifferenza verso la condizione di vulnerabilità del minore”. A fornire la fotografia del sistema penitenziario minorile è stata Rachele Stroppa di Antigone, ricordando come al 30 giugno 2026 si contino 572 giovani detenuti negli Ipm italiani rispetto ai 559 dell’anno precedente, stabilizzando l’impennata del 50% registrata dopo l’entrata in vigore del Decreto Caivano. La popolazione è composta per il 60% da minorenni e per il 40% da giovani adulti, ma tra i minori solo il 13% ha una condanna definitiva, mentre la gran parte si trova in custodia cautelare. Stroppa ha richiamato anche l’aumento del 26% dei ragazzi presi in carico dai servizi di giustizia minori tra il 2022 e il 2026, denunciando come sull’ondata di categorie come “baby gang” o “maranza” si stia sostituendo la presa in carico penale a quella sociale. Per contrastare questa deriva, la società civile ha promosso gli Stati Generali della giustizia minorile, un percorso che coinvolge oltre 500 operatori e le cui conclusioni saranno rese note a novembre. Durissimo l’affondo di Anastasia, che ha richiamato direttamente le parole usate da Giorgia Meloni per annunciare la norma, secondo cui chi aggredisce o devasta deve pagare sempre, anche a 15 o 16 anni. “Vorrei sapere dal capo del governo in quali casi un ragazzo che ha commesso tali reati negli ultimi anni non sia stato sottoposto a procedimento penale”, ha attaccato il Garante del Lazio. “Se non ci sono dati di fatto, parliamo solo di propaganda. Gli effetti indiretti di questo allarme sul pubblico e sugli operatori saranno devastanti, fino a mettere in discussione strumenti di eccellenza come la messa alla prova, perché passa l’idea che la sospensione del processo non faccia pagare il reo. Si sta seminando vento, e chi semina vento raccoglie solo tempesta”. In collegamento da Milano, Marelli ha espresso la forte contrarietà di centinaia di organizzazioni del terzo settore, definendo il Ddl una scelta “ideologica e muscolare” di adulti incapaci di stare in relazione, che pensano di risolvere tutto con la forza e delegano al carcere le risposte che dovrebbero dare lo Stato e la società. “Chi processa un minore processa se stesso”, ha ricordato Marelli. “Non ci si può permettere di chiamare “maranza” o “baby gang” i cittadini in crescita, perché sono soggetti di diritto: se li consideriamo adulti quando commettono un reato, allora dovremmo spiegarci perché fino a 18 anni non abbiano nemmeno il diritto di voto”. In chiusura, Magi ha richiamato il rischio di incostituzionalità e di incompatibilità con il diritto europeo. Il riferimento è alla sentenza 128/1987 della Corte costituzionale, che lega la non presunzione di imputabilità ai principi del recupero e della protezione dell’infanzia previsti dagli articoli 27 e 31 della Costituzione, e alla direttiva europea 800 del 2016, che impone una valutazione individuale della maturità e della situazione del minore prima di determinarne la responsabilità penale.










