di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 18 gennaio 2015
Anni di polemiche contro i costi di uno strumento percepito come "inutile", e ora che diventa essenziale, perché ne siamo sprovvisti. Esauriti i braccialetti elettronici e i detenuti rimangono in carcere. La richiesta per i detenuti da condannare agli arresti domiciliari ha ormai superato la disponibilità dei dispositivi, e alcuni tribunali iniziano a vedere respinte le loro richieste.
L'ultimo caso è proprio a Palermo, dove il legale di un detenuto arrestato per detenzione di armi si è visto rispondere picche: "Vi informiamo che la richiesta - ha risposto la centrale operativa Telecom - potrà essere evasa solo a fronte del recupero per fine misura di un dispositivo in esercizio.
Resta inteso che tutte e richieste saranno evase in funzione dell'ordine cronologico di arrivo a codesta centrale operativa": L'intesa tra la Telecom e il ministero della Giustizia - che a questo punto potrebbe richiedere una revisione - prevede la fornitura contemporanea di un massimo di 2mila braccialetti, che in questo momento risulta siano tutti già assegnati.
Nella sede di Palermo, in particolare, sarebbero esauriti dal 10 dicembre. Il problema è a questo punto l'opposto di quello che si era manifestato nel corso degli anni dopo l'introduzione di questa possibilità: superata la diffidenza e i disguidi iniziali, con i numeri che nei primi sei mesi del 2013 parlavano di soli 26 braccialetti attivati, la nuova misura di custodia cautelare ha iniziato a farsi largo nei tribunali anche grazie al decreto svuota-carceri del 2013.
La quantificazione dei 2mila braccialetti che Telecom Italia si è impegnata a fornire al ministero della Giustizia risale all'accordo siglato con l'allora ministro Angelino Alfano, dopo uno studio ad hoc commissionato sull'applicabilità della misura. Il dispositivo viene gestito dalla centrale operativa grazie a un'infrastruttura di telecomunicazioni a larga banda messa a disposizione da Telecom.
Il sistema fornito dall'operatore provvede anche all'assistenza 24 ore su 24, 365 giorni all'anno (dal momento che potrebbero rendersi necessarie installazioni o controlli anche nei giorni festivi o di notte, a seconda delle necessità dell'autorità giudiziaria), e l'aggiornamento dei software agli standard più avanzati. Il braccialetto elettronico, che si applica alla caviglia, è composto anche da una centralina, che ha la forma di una radio sveglia, che va installata nell'abitazione in cui deve essere scontata la condanna. Un device che riceve il segnale dal braccialetto e lancia l'allarme por eventuali tentativi di manomissione e in caso di allontanamento del detenuto.
Il business dei braccialetti elettronici nasce nel 2001 da un accordo di due illustri membri dall'allora governo Amato: l'ex ministro dell'Interno, Enzo Bianco, e l'ex Guardasigilli, Piero Fassino, oggi sindaco di Torino. Ma dei ben 400 dispositivi elettronici che il Viminale ha noleggiato dalla Telecom, solo 11 erano stati utilizzati: in poche parole, per una decina di braccialetti utilizzati, si impose una spesa pubblica di circa 11 milioni di euro all'anno per un affare complessivo da 110 milioni di euro. Uno spreco abnorme.
Un gap risolto dalla ex ministra Cancellieri tramite un decreto del 2013, il quale obbliga l'utilizzo dei braccialetti per chi sia agli arresti domiciliari. Ma risolto un problema, se ne è creato un altro: i dispostivi sono pochi e quindi esauriti. In realtà la notizia non ha colto
nessuno di sorpresa. Nonostante i ripetuti allarmi lanciati al ministero dell'Interno da Telecom, cui una convenzione ha assegnato la fornitura degli apparecchi, la dotazione di 2.000 "pezzi" non è stata ampliata.
Il risultato risplende nella circolare che lo scorso 19 giugno l'ufficio del capo della polizia Pansa ha inviato ai vertici del Dap: "Ad oggi", scriveva Pansa, "si è arrivati a circa 1.600 dispositivi attivi con una saturazione del plafond di 2.000 unità prevista entro il corrente mese di giugno". E poi un'altra cattiva notizia: per i nuovi braccialetti bisognerà attendere fino ad aprile del 2015, visto che è necessario predisporre un capitolato per una gara europea. Anni di polemiche contro i costi di uno strumento percepito come "inutile", e ora che il braccialetto diventa essenziale, l'Italia se ne trova sprovvista.









