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di Monica Guerzoni

 

Corriere della Sera, 26 febbraio 2015

 

Basta con i vitalizi agli ex parlamentari condannati, lo scandalo deve finire. Per sbloccare l'impasse che impedisce di annullare un privilegio odioso, il presidente del Senato Pietro Grasso è pronto a ingaggiare un braccio di ferro con i partiti, che trovano ogni scusa per rinviare la soluzione alle calende greche.

E Laura Boldrini sta dalla stessa parte: "Inaccettabile l'erogazione a corrotti e mafiosi" L'inquilino di Palazzo Madama, descritto come "furibondo" dai collaboratori, ieri ragionava ad alta voce: "Sui vitalizi non mi faccio raggirare. Non è possibile che rappresentanti del popolo, poi giudicati indegni, vengano pagati con soldi pubblici da un organo costituzionale che può decidere in modo completamente autonomo". Parole con cui Grasso prova a spazzar via i tentennamenti e le argomentazioni di chi vorrebbe portare il tema nelle aule parlamentari, sfilandolo ai consigli di presidenza e allungando ancora i tempi. È dal 7 giugno del 2014 che il presidente del Senato è in guerra contro i vitalizi "indegni".

Una vicenda che, in soldoni, costa ai cittadini 170 milioni l'anno. Grasso ne fa una questione di onore delle istituzioni e si ripromette di risolverla entro dieci giorni: "Al prossimo consiglio di presidenza la porterò in votazione e ognuno si prenderà la propria responsabilità di fronte all'opinione pubblica". Un affondo contro quei parlamentari che si stanno mostrando meno sensibili al tema, temporeggiando e trincerandosi dietro la "Carta".

La giornata di ieri rivela il braccio di ferro. Da una parte i presidenti di Camera e Senato e dall'altra quei questori, nominati dai partiti, che tirano per le lunghe una istruttoria infinita e che solo martedì sera hanno inviato a Grasso il parere del presidente emerito della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli, da loro acquisito il 19 febbraio. Quando la seconda carica dello Stato ha letto l'illustre "parere pro veritate", ha fatto un balzo sullo scranno. Poi, deciso a stoppare il blitz, ha chiamato Laura Boldrini.

La presidente della Camera lo ha raggiunto a Palazzo Madama per un prevertice in cui Grasso ha illustrato ai questori di Camera e Senato il suo contro parere: un testo che fa a pezzi le tesi di Mirabelli e innesca un botta e risposta in punta di Costituzione. Se l'ex vicepresidente del Csm rileva "plurime e rilevanti criticità costituzionali" nel provvedimento, Grasso pensa che le super pensioni dei condannati non siano affatto intoccabili. Punto primo: è "paradossale ipotizzare" che i consigli di presidenza non possano modificare le norme su vitalizi e pensioni, ma serva una legge ad hoc. Punto secondo, "non è fondato il parere del Prof. Mirabelli secondo cui la cessazione dell'erogazione sarebbe assimilabile a una sanzione penale accessoria". Conclusione, "non sussiste un divieto di retroattività".

Firmato, Pietro Grasso. Il contro parere del presidente sarebbe rimasto riservato, se i questori non avessero inviato alla stampa solo quello di Mirabelli, "dimenticando" di diffondere le argomentazioni di Grasso e costringendo fonti di Palazzo Madama e svelare anche il secondo documento interno. "Una doppia scorrettezza", si osserva in ambienti parlamentari vicini a Grasso. A sera i collegi dei questori hanno fatto sapere che, entro il 31 marzo, i segretari generali Pagano e Serafini completeranno l'istruttoria per il "piano operativo", che dovrà "progressivamente" unificare i servizi dei due palazzi: biblioteca, archivio storico, polo sanitario e servizio informatica. La cosa sorprendente è che nella nota dei questori non ci sia una sola parola sui vitalizi.