di Cesare Goretti
Il Garantista, 14 marzo 2015
È vero, la magistratura continua nella sua supplenza: perché ha un potere sconosciuto in altri Paesi. I supremi giudici hanno confermato che in Italia non è reato essere "utilizzatore" dei servizi di prostituzione: c'era bisogno che lo ricordasse la Cassazione, visto che lo asserisce la legge? E subito gli antagonisti politici di un leader politico, e i sostenitori di quel leader politico, si sono affrontati impugnando ognuno a suo modo la spada della Giustizia: da cambiare secondo alcuni, da difendere secondo altri. Mi sembra però che poco si sia riflettuto sul percorso che sono obbligati a compiere imputati e ricorrenti, magistrati e avvocati, a causa della concezione e dell'impalcatura del diritto vigenti in Italia.
Nel nostro Paese la Giustizia diviene protagonista prima di tutto per il ritardo con cui la Politica regola i problemi, lasciando così spazio alla cosiddetta "supplenza" della Magistratura. Cos'altro infatti hanno significato Mani pulite, il processo Andreotti, e quello Berlusconi, se non la fotografia dell'impasse della Politica? Nel primo caso la classe degli amministratori pubblici soffocava l'imprenditoria, mentre il blocco dell'alternanza tra maggioranza e op-
posizione ingessava la Democrazia. Nel secondo caso l'incapacità del governo post democristiano impediva di procedere a sanare il Paese. Nel terzo caso la miopia (o l'incapacità) dei diversi leader politici e dell'estabilishment ha impedito di scegliere i modi e i contenuti necessari a rinnovare l'Italia. In tutti questi casi la magistratura è stata chiamata a intervenire, e malissimo ha fatto a rispondere, invece di mettere davanti alle loro responsabilità classe dirigente e elettori, E, ovviamente, la sua azione è risultata o inefficace o dannosa, E stato Francesco Saverio Borrelli ad aver dichiarato che "dopo 10 anni da Tangentopoli la corruzione non è diminuita ma cresciuta".
Molti dicono che, assoluzione di Berlusconi o meno, il problema del centrodestra oggi è la sua dirigenza. Ma quello che occorre chiedersi è grazie a quali strumenti, e in che modo, il sistema giudiziario arriva a fare quello che ha fatto in Italia, Solo partendo da qui si può capire cosa bisogna cambiare per permettere alla Giustizia dì essere giusta. Occorre avere meno leggi e più chiare? Certamente, basti pensare che la Corte costituzionale con due sentenze del 1981 e del 1982 ha stabilito che in Italia l'ignoranza della legge civile e penale è una scusante, per l'immensità e la contraddittorietà della legislazione.
Occorre avere più cancellieri per sveltire i processi? Certamente, tanto quanto snellire le procedure dibattimentali, pur senza toccare l'Appello, visto l'enorme mole delle riforme delle sentenze in secondo grado e in Cassazione.
Ma tutte queste ovvietà, e le molte altre che si possono aggiungere, sono inutili senza capire che ci sono due cancri che divorano ogni riforma possibile dell'Ordinamento giudiziario e della procedura e dei codici penale e civile: la formazione della prova, e il principio del libero convincimento del Giudice.
Lasciamo perdere Berlusconi, e parliamo di Franzoni, di Scattane e Ferrara, dell'omicidio di Garlasco... È sotto gli occhi di tutti: processi fatti senza arma del delitto, senza movente, basati su testimoni ricattabili: processi cosiddetti indiziari. Ma cos'è l'indizio per la giurisdizione italiana? Non sarà l'alibi che sì usa perché non si è trovata la prova? Io mi domando chi può immaginare che esista una nonna capace di lasciare per anni (anni in attesa dell'Appello e della Cassazione) il nipote nelle mani di una donna giudicata pazza e assassina, e che esista un marito capace di fare con questa pazza criminale un altro figlio, dopo che è stata condannata per aver ucciso il secondogenito. Il cui fratellino maggiore non ha alcuna paura di stare con la mamma-mostro. Una famiglia di matti?
Oppure questo doveva essere un indizio di innocenza da valutare (che non è stato minimamente valutato), pari a quell'unico di colpevolezza (presenza sul luogo del delitto). che è stato ritenuto decisivo? Domande forse oziose rispetto al vero problema: parliamo di indizi, perché quasi mai gli investigatori sono capaci di portare prove certe in giudizio.
A ciò si aggiunga che praticamente non ci sono limiti a ciò che il Procuratore e il Giudice possono ritenere prova, per rispetto appunto del principio del libero convincimento del Giudice. Un'accoppiata micidiale, che si presta a ampie strumentalizzazioni anche perché nessuno ha mai spiegato cosa c'entra il libero convincimento del Giudice con le interessate convinzioni del Procuratore. Il quale, e qui veniamo al terzo punto, ha a disposizione le stesse discrezionalità del Giudice nel trasformare un indizio in prova. Non accade in Francia, né in Germania, né in Spagna. Ed è impossibile che accada nei paesi in cui il diritto è basato sui precedenti giurisdizionali (Usa e Inghilterra). Dove procuratori e giudici sono sottoposti al vaglio degli elettori e sottomessi alle giurie. E nessun Marmo o Bocassini, che qui invece fanno carriera, verrebbe mai riconfermato alle elezioni successive.
Quali sono allora le vere riforme urgenti di cui ha bisogno la Giustizia in Italia? Addestrare una polizia capace di raccogliere prove; riformare tutta la normativa sulla prova anche nel civile, cancellando il principio del libero convincimento del giudice per il Procuratore; separare le carriere. Senza queste riforme, ogni altra temo sarà ininfluente.










