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di Francesco Grignetti

 

La Stampa, 8 giugno 2019

 

A molti magistrati, l'idea non piacerà. Ritrovarsi dall'altro lato della barricata: da soggetti e a oggetti di indagini. Eppure è proprio questo ciò che pensa il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, grillino, che si ripromette di uscire dalla vertiginosa caduta d'immagine dei magistrati con un pacchetto di riforme.

La prima: applicare anche a chi veste la toga il sistema delle denunce anonime, in gergo il "whistle-blowing", che è stato appena inserito nell'ordinamento attraverso la Legge Spazza-corrotti. "Il ministero - ha fatto sapere Bonafede ai suoi interlocutori politici - non si vuole limitare a un intervento spot dettato dal momento".

L'idea di fondo, su cui il ministro si è confrontato giovedì con il Capo dello Stato, è di un intervento complessivo, anche per sgombrare il campo dal sospetto di una rivalsa del potere politico sull'ordine giudiziario. Perciò Bonafede, negli interventi pubblici come nei colloqui privati, sta insistendo che occorre intervenire "sulle fondamenta", per far sì che "la meritocrazia sia centrale a partire dalla quotidianità".

Di sicuro ci sarà una proposta sul Consiglio superiore della magistratura e il meccanismo di elezione dei suoi membri. Nel frattempo, l'ufficio legislativo del ministero ha immaginato il "whistle-blowing" dedicato ai comportamenti impropri o scorretti dei magistrati. Ci si dovrebbe arrivare con una piattaforma digitale specifica, in cui soggetti qualificati possono procedere in forma criptata alle segnalazioni. Rigorosamente anonime.

Resta da vedere se i soggetti denuncianti potranno essere tutti i cittadini, o soltanto gli avvocati e i dipendenti civili della Giustizia, oppure alcune figure apicali che facciano da tramite. In questo caso, i soggetti abilitati alla denuncia potrebbero essere il presidente del consiglio del locale ordine degli avvocati e il dirigente amministrativo dell'ufficio giudiziario. Si vedrà. A ricevere la segnalazione, sarebbe il Consiglio giudiziario presso la Corte d'Appello.

È un istituto poco noto, dove si redigono le note di valutazione dei giudici: ne fanno parte il presidente della Corte d'Appello, il procuratore generale del distretto, e cinque magistrati eletti per 2 anni da tutti i colleghi in servizio. Con la novità delle denunce anonime, il Consiglio giudiziario diventerebbe innanzitutto un organo di disciplina. L'oggetto delle segnalazioni - si spiega poi a via Arenula - potrebbero essere i fatti inerenti la cattiva gestione degli affari come, ad esempio, ritardi, irregolarità, disordine gestionale, assenze ingiustificate.

Oppure situazioni di conflitto d'interesse, vedi le incompatibilità, gli incarichi extragiudiziari, certe relazioni inopportune. Se mai la segnalazione dovesse essere verificata e ritenuta valida, questa finirà per incidere sulle valutazioni sulla professionalità, sugli incarichi dirigenziali, e potrebbe anche funzionare da attivatore dell'azione disciplinare. Un problema spesso segnalato a proposito del "whistle-blowing", però, dato che la denuncia rasenta la delazione, è l'uso distorto che qualcuno ne fa per consumare piccole vendette personali.

Anche i grillini, pur sostenitori entusiasti dell'anonimato, se ne rendono conto. Oltretutto, essendo oggetto di denuncia i magistrati, è facile immaginare l'indagato che voglia sbarazzarsi dell'inquirente scomodo. Succede già con le denunce al Csm, figurarsi con quelle anonime. E allora si pensa a istituire dei paletti per i "segnalatori": se il sistema rivela che un dato soggetto ne porta avanti di infondate, alla terza il denunciante potrebbe essere sottoposto a sanzioni. Infine, questo sistema "whistle-blowing" potrebbe valere anche nei confronti dei membri del Csm.