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di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei


Il Sole 24 Ore, 26 settembre 2020

 

Task force straordinarie nei tribunali, con la partecipazione diretta degli avvocati, per aggredire l'arretrato civile, che sta riprendendo a crescere. È uno degli interventi che il ministero della Giustizia valuta di inserire nel Piano da finanziare con i fondi europei del Recovery plan.

Si tratta di una riedizione delle sezioni stralcio, composte da professionisti e presiedute da magistrati in pensione, a cui dovrebbero essere trasferiti in modo selettivo blocchi di materie, per alleggerire il carico di pendenze della giustizia civile. La sospensione delle udienze durante il lockdown e l'attuale faticosa ripresa delle attività stanno infatti frenandola riduzione dell'arretrato, da anni una priorità per l'amministrazione della giustizia.

Le politiche per lo smaltimento hanno portato le cause civili pendenti a circa 3,3 milioni. Ancora tante, ma oltre il 40% in meno rispetto al picco di 5,7 milioni del 2009. Gli ultimi dati disponibili, segnalano però che già a fine marzo i procedimenti in corso da più di tre anni in tribunale (quelli cioè a rischio risarcimento per eccessiva durata) hanno ricominciato a crescere, mentre il numero dei fascicoli pendenti è restato sostanzialmente stabile (-0,2%): con tutta probabilità la situazione si è aggravata nel secondo trimestre dell'anno.

Le nuove sezioni stralcio dovrebbero aiutare gli uffici giudiziari più oberati, poiché il peso dell'arretrato non è uniforme. Sempre nell'ottica di rendere più efficiente l'attività giudiziaria, il ministero sta pensando di rilanciare l'"ufficio del processo", composto da tirocinanti che assistano il giudice, remunerati con borse di studio. Potrebbero così entrare nel Piano per la giustizia due delle proposte (sezioni stralcio e ufficio del processo, appunto) formulate al ministro Alfonso Bonafede dall'Unione delle Camere civili.

Ma il Piano a cui sta lavorando il ministero è più ampio e punta a una maggiore efficienza del sistema giudiziario che permetterebbe, secondo le analisi di Banca d'Italia e Confesercenti, di recuperare fino al 2,5% (da 22 miliardi a 40 miliardi) del Pil poiché stimolerebbe gli imprenditori, anche stranieri, a investire nel nostro Paese.

Il ministero della Giustizia guarda quindi a un intervento a largo raggio che vada dagli investimenti infrastrutturali e tecnologici alle riforme dei processi civile e penale, tratteggiati nei disegni di legge delega all'esame del Parlamento e che ora dovrebbero riprendere il loro percorso. Sul digitale, il ministero sta cercando di risolvere il problema dell'accesso da remoto ai registri dei processi finora consentito solo ai magistrati e non al personale di cancelleria.

Un'impasse che nei mesi scorsi, con il ricorso allo smart working, è diventato un'emergenza da risolvere perché ha rallentato il lavoro amministrativo. Lo sblocco per ora riguarda solo i registri relativi al processo civile. L'infrastruttura informatica è stata messa in sicurezza e il ministero ha acquistato 20mila portatili destinati al personale amministrativo, che consentiranno l'accesso da remoto. Nei piani anche interventi sull'edilizia giudiziaria, con la creazione di nuovi poli per evitare lo "spezzatino" di sedi sparse in più zone della città, e penitenziaria.