di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 5 febbraio 2015
Patrizio Gonnella, il Presidente di Antigone, non ci sta: "tornare indietro, alla marcatura ad uomo del detenuto, è deresponsabilizzante e retrogrado".
Le celle aperte per otto ore al giorno creano problemi alle guardie penitenziarie e quindi bisogna non permetterlo più. È ciò che il Sappe, il sindacato della polizia penitenziaria, denuncia attraverso le parole di Donato Capece, il segretario generale del sindacato: "Sono aumentati i soprusi tra detenuti - dichiara Capece, aumentano le risse e i casi di violenze, sequestriamo ogni giorno materiale che arriva in carcere. La situazione è ingestibile: è arrivato il momento di dire basta".
È un fiume in piena il segretario del Sappe: "Da circa un anno, ovvero dopo la sentenza Torreggiani, è stata data a tutti i carcerati, eccetto i 41 bis ovviamente, la possibilità di circolare liberamente per la sezione carceraria per otto ore al giorno. Non si è tenuto però conto dei profili dei detenuti, così ci troviamo di fronte a situazioni estreme in cui coloro che sono più forti si trovano a commettere soprusi nei confronti dei più deboli e si è arrivati, col tempo, a una condizione del tutto ingestibile".
Capece poi chiarisce: "E come se ogni sezione fosse stata consegnata in mano ai reclusi. Gli agenti, infatti, restano fuori dal cancello della sezione e li controllano a vista o dovrebbero farlo, secondo quanto stabilito, attraverso le telecamere interne che, però, nella maggior parte dei casi non funzionano.
Questo - continua - impedisce alle guardie carcerarie di avere la situazione sotto controllo. Peraltro il personale è scarso e si è arrivati a un punto in cui davvero non ce la possiamo fare più. Per ogni piano c'è un agente che ha il compito di controllare tra i 60 e i 100 carcerati".
Il progetto tanto contestato dagli agenti si chiama "vigilanza dinamica". Prevede la libera circolazione nelle sezioni e l'apertura delle celle per otto ore al giorno, con gli agenti che non devono più restare di guardia ad ogni singola cella ma a zone di passaggio dei detenuti. Questo modello è già prassi nelle carceri europee e lo ha spiegato molto bene Patrizio Gonnella, il presidente dell'associazione Antigone: "Sono assolutamente contrario a che si torni indietro alla marcatura ad uomo del detenuto: è deresponsabilizzante.
Non è un progetto che l'Italia s'inventa perché è un Paese particolarmente avanzato. Anzi, ci stiamo adeguando alle regole europee perché il nostro modello è retrogrado". Però l'apertura della cella in sé, non basta. E su questo punto, sia il Sappe che Antigone, convergono. Capece afferma che il progetto è fallimentare se i detenuti stanno ad oziare. Gonnella lo conferma: "Bisogna riempire la vita dei detenuti di attività che siano utili per la loro formazione. Solo in questo modo si rende il carcere un luogo che assomiglia alla vita normale". Il segretario del Sap-
pe però ribadisce che la soluzione sia la chiusura delle celle e che le attività vadano svolte fuori, oppure che ci debbano essere meccanismi di "premialità" che regolino la possibilità per i detenuti di uscire dalla cella. Gonnella non ci sta e spiega: "Premialità che significa? Se un detenuto ha maggiore libertà e aggredisce qualcuno, avrà sicuramente sanzioni. In ogni caso - chiarisce Gonnella - non può essere trasformato in beneficio da meritare, ciò che è un diritto!". Il presidente di Antigone poi sottolinea che in realtà nel medio lungo periodo la vigilanza dinamica darà anche più soddisfazioni agli agenti di polizia penitenziaria che non vedranno il loro lavoro ridursi ad aprire e chiudere le celle.
C'è infatti l'esempio del carcere modello di Bollate dove da anni vige la cosiddetta "vigilanza dinamica" ed effettivamente il tasso delle aggressioni si sono ridotte con il tempo. Capece però insiste che questa sperimentazione vada fermata e annuncia una manifestazione davanti al ministero della giustizia. Il segretario del Sappe appare determinato: "O si provvede col prendere misure immediate, o saremo costretti a intraprendere la strada delle lotte eclatanti finché non otterremo ciò che chiediamo". Nel frattempo i garanti dei detenuti, come quello di Milano, non sono d'accordo con l'allarmismo del Sappe. Non risulta l'aumento delle aggressioni alle guardie penitenziarie da quando è stata introdotta la sperimentazione della vigilanza dinamica.










