di Bruna Bianchi
La Nazione, 19 marzo 2015
La luce che entra dalle vetrate della sala comune sembra appoggiarsi sul capo di una donna seduta a un tavolo. Ci sono giorni che le sembra un'ingiustizia essere finita tra altre donne, chi stizzosa, chi petulante, chi antipatica, chi camminatrice indefessa, chi la scruta sempre e chi non la sente mai. Ce ne sono altri lunghissimi, pieni di vuoto e di richiamo alla vita per forza: mangiare, dormire, fare terapia e colloqui. Il reparto Arcobaleno è al piano terra e si apre su un giardino con la piscina. Non è permesso uscire senza essere accompagnati. Nella cameretta a due letti due donne condividono lo stesso macigno sul cuore: hanno ucciso il loro bambino.
Nell'ospedale psichiatrico giudiziario, lontano tre chilometri dalla cittadina di Castiglione delle Stiviere, nella Bassa Mantovana, l'aver fatto del male a qualcuno fa meno male solo finché non si capisce che uccidere "il diavolo" non è servito a niente. Gli agenti di polizia penitenziaria qui non ci hanno mai messo piede. Si vedono solo camici bianchi di medici e infermieri indaffarati, come all'ospedale Poma di Mantova da cui l'Opg dipende.
Un luogo di cura (sorto nel 1939) dove si soffre nell'anima e non nel corpo. Non sapevano di avere una malattia mentale: lo sanno appena si rispecchiano in altri detenuti cui la psichiatria ha dato patologie diverse. Era impossibile condannarli per qualcosa che non sapevano di fare. Però pericolosi lo sono, per sé e per gli altri. Tre i reparti maschili: Morelli, Aquarius e Virgilio.
Qui c'è stato Ferdinando Carretta, entrato dopo aver confessato con voce monocorde e sguardo fisso di aver ucciso genitori e fratello. Ci è rimasto dal 1999 al 2006, poi è stato mandato a Forlì, in una comunità terapeutica dove lavora. C'è ancora Oleg Fedchenko, 32 anni, ucraino: era un pugile alto e grosso quando ha fatto fuori a pugni una filippina incontrata per strada a Milano. "Ho visto il diavolo, un enorme mostro nero che voleva entrare dentro di me".
Nel reparto femminile c'è stata anche Sonya Caleffi, in attesa di finire a San Vittore ed essere ritenuta sana di mente quando ha ucciso 7 pazienti nell'ospedale dove lavorava come infermiera. L'Opg non chiude per tutti. Le camerate diventeranno più piccole fino a chiamarsi mini-opg (otto). Qui restano i socialmente pericolosi: gli altri (263) sono già usciti.










