di Davide Milosa
Il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2015
Dopo il pronunciamento della Cassazione, il fotografo rischia di dover scontare 13 anni di carcere, l'ultima speranza è il nuovo Capo dello Stato.
In carcere ci sta da due anni. Casa circondariale di Opera (Milano), struttura di massima sicurezza che accoglie ospiti di riguardo come Totò Riina. Certo Fabrizio Corona non è recluso al 41 bis. La situazione resta comunque grave. Vuoi perché l'ex re dei paparazzi soffre di problemi psichici, vuoi perché ora, dopo la sentenza della Cassazione che ha bocciato lo sconto di pena a nove anni disposto dal gip di Milano, Corona rischia di dover scontare un cumulo di tredici anni. Lo sconto era stato definito circa un anno fa.
E, dunque, prima dell'ultima decisione dei supremi giudici, considerando il periodo già trascorso in carcere sommato alla detenzione preventiva scontata per "Vallettopoli" a Corona mancavano 6 anni e 8 mesi. Poi la doccia fredda da Roma. I legali del fotografo hanno fatto sapere che a breve invieranno al capo dello Stato una richiesta di grazia parziale. In sostanza non si chiede la liberazione, ma quantomeno gli arresti domiciliari se non addirittura i servizi sociali. Ad oggi, infatti, Corona non può accedere a pene alternative a causa della condanna a cinque anni per estorsione aggravata.
Insomma, se la pubblica opinione ormai sembra aver perdonato i colpi di testa del fotografo, non paiono della stessa opinione i giudici che non fanno sconti. I guai per Corona iniziano nel 2006, quando da Potenza rimonta lo tsunami "Vallettopoli" che travolgerà buona parte dello star system milanese. Nella bufera giudiziaria finisce anche il fotografo. Guai e fama vanno di pari passo.
Entrambi aumentano esponenzialmente. Il fascicolo riguarda ricatti legati a foto rubate. Corona finisce coinvolto. Nel corso delle varie istruttorie gli vengono attribuiti diversi tentativi di estorsione. Alla fine, l'unica che reggerà in Cassazione è quella all'ex calciatore della Juventus David Trezeguet, costretto a pagare 25mila euro per non far uscire alcuni scatti (baci, in fondo, innocui). Sul caso dell'estorsione indaga e ottiene la condanna la Procura di Torino. Il 18 gennaio 2013 la Cassazione conferma. Nello stesso momento Corona scappa. La sua latitanza dura una settimana. Finirà in Portogallo. Rientrato in Italia, il fotografo viene trasferito al carcere di Busto Arsizio. Da quel momento in poi, su Corona piovono diverse altre sentenze definitive. Il 10 aprile 2013 vien condannato a tre anni e dieci mesi per la bancarotta della sua agenzia fotografica Coronàs. Mentre il 4 giugno dello stesso anno va definitiva la condanna a un anno e due mesi per il caso delle foto fatte nel carcere di San Vittore.
La vicenda risale al 2007 nel periodo in cui il fotografo era in regime di detenzione preventiva per "Vallettopoli". In quel frangente Corona corrompe un agente per farsi dare un cellulare. Quegli scatti, tempo dopo, finiscono su alcune riviste. Per tutte queste condanne, un anno fa il gip di Milano aveva ridotto il cumulo totale sostenendo la continuazione tra il reato di estorsione e altri compiuti da Corona.
Ora la Cassazione ha annullato sostenendo che "l'ordinanza impugnata viene annullata limitatamente al riconoscimento della continuazione tra i reati di estorsione e i restanti reati oggetto delle sentenze dell'8 marzo 2010 del gip del tribunale di Milano e del 7 giugno 2012 della Corte d'Appello di Milano, e si rinvia per nuovo esame al gip del tribunale di Milano". Il 22 gennaio scorso, Corona si è recato in tribunale per chiedere l'affidamento ai servizi sociali. Ai giudici ha detto: "Sto male, vi chiedo di darmi un'opportunità".











