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di Sara Menafra

 

Il Messaggero, 26 febbraio 2015

 

Non ha mai avuto giudizi teneri, né verso l'Associazione nazionale magistrati né verso i suoi colleghi. E anche nel caso della legge sulla responsabilità civile dei magistrati, il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio, che recentemente ha guidato l'inchiesta Mose, si schiera controcorrente: "È sacrosanto che lo Stato risarcisca davanti ad una decisione ingiusta, anche andando al di là del testo approvato e riconoscendo il pagamento delle spese legali a chi ha subito un processo dal quale è risultato innocente.

Mi pare più strano che il giudice venga punito nel portafoglio. Il magistrato si assicurerà, già oggi siamo tutti assicurati, e non rischierà nulla. Glielo dico in sintesi: un magistrato che manda in galera una persona contra legem non deve pagare, deve essere buttato fuori dalla magistratura".

Tra i punti più controversi della legge c'è quello che riconosce il danno anche per il travisamento del fatto. Lei cosane pensa? "Mi lascia molto perplesso perché si entra nel merito delle vicende e si condiziona la libertà del magistrato quando giudica. C'è poi una contraddizione insanabile: le decisioni più importanti e più gravi sono prese dalla Corte di assise, composta prevalentemente da giudici popolari, che hanno lo stesso diritto di voto dei togati. O il risarcimento riguarda anche loro e allora sarà impossibile trovare cittadini disposti a comporre la Corte, ovvero bisognerebbe prevedere un esonero che sarebbe incostituzionale ma anche irrazionale". Quindi, il suo giudizio complessivo?

"Mi pare che, come è accaduto quando si è deciso di mandare in pensione i 500 magistrati più importanti d'Italia, si è agito con una certa fretta. Come il medico, il magistrato è prima di tutto un uomo che considera i propri interessi oltre a quelli generali. Di fronte alla prospettazione di dover risarcire un imputato facoltoso, potrebbe essere tentato di esprimere giudizi pilateschi. Questi rischi non sono stati considerati a sufficienza".

Come si riesce a valutare il travisamento del fatto? "Difficile dirlo, anche perché lo stesso fatto può essere valutato in diversi modi in tutti i gradi di giudizio. Specie nei casi di colpa medica, la Cassazione ha spesso smentito se stessa, con diverse sezioni e persino diversi collegi all'interno della stessa sezione, che dicono cose diverse su casi simili. Alcune materie sono così complesse che è difficile dire quale sia l'interpretazione giusta e quale quella sbagliata. La giustizia crea scontenti da entrambe le parti e sia nel civile sia nel penale.

La possibilità che ci siano valanghe di ricorsi è molto alta". Violante propone sanzioni forti contro le cause temerarie, che ne pensa? "Condivido la proposta ma non può essere limitata alla sola azione contro i magistrati. Il principio deve valere per tutti, anche per le denunce contro i medici e più in generale contro tutti i cittadini. L'attuale deriva verso una cosiddetta medicina difensiva ci insegna molto. I medici oggi preferiscono non rischiare e domani faranno lo stesso i magistrati".