di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 6 marzo 2015
Se per le nuove norme anticorruzione non si arriverà a un traguardo con soluzioni accettabili, vorrà dire che la propaganda ha avuto la meglio sui fatti. Tra tanti annunci e promesse di riforme, le nuove norme anticorruzione possono diventare il banco di prova decisivo per la credibilità di Matteo Renzi e del suo governo.
Perché quasi ogni giorno arrivano notizie di episodi e indagini che dimostrano come il fenomeno sia lungi dall'essere sconfitto, e occorre intervenire con urgente efficacia; ma anche perché la "questione giustizia" è la più complicata da affrontare per una maggioranza di centro-sinistra-destra in cui convivono componenti che su questo tema, durante il ventennio berlusconiano, se le sono date di santa ragione.
Continua ad essere questo il principale ostacolo per procedere spediti e arrivare a soluzioni logiche e razionali, come traspare dal dibattito sulle riforme della prescrizione e del falso in bilancio che ha prodotto nuove spaccature tra le forze politiche che sostengono l'esecutivo. Sulla prescrizione, il voto su cui il Pd s'è diviso dai centristi e dal partito di Alfano ha più che raddoppiato i tempi utili a celebrare un processo per corruzione, rispetto a quelli attuali che troppo spesso garantiscono l'impunità grazie un verdetto fuori tempo massimo.
Provocando le proteste del centrodestra (di governo e di opposizione) per il rischio di "processi infiniti". Ma i procedimenti per corruzione sono diversi da quelli per altri reati che vengono alla luce appena commessi (come l'omicidio o un furto); di norma le indagini vengono avviate a mesi o anni di distanza dai fatti, se e quando il presunto illecito si scopre per vie traverse. Per questo i tempi normalmente concessi per giudicare non sono quasi mai sufficienti. Di qui l'idea di una "specificità" che richiede norme ad hoc, come ha detto il ministro Orlando, che però ha fatto riemergere le vecchie divisioni e provocato la spaccatura.
Ora si annuncia un accordo vicinissimo (l'ha detto Alfano dopo un colloquio con la collega Boschi) ma di accordi fatti se ne sono sentiti molti e visti pochi. La versione votata l'altro giorno dalla Camera da un pezzo di maggioranza e sostenuta da un pezzo di opposizione porta la prescrizione per quei reati intorno ai 18 anni (a seconda dei calcoli), che rispetto agli attuali sette e mezzo sono un bel balzo in avanti. Se l'accordo dovesse contemplare il taglio di un paio d'anni, quel balzo resterebbe e non sarebbe uno scandalo; se invece si dovesse tornare ancora più indietro, significherebbe perdere l'ennesima occasione.
Discorso analogo vale per la riforma del falso in bilancio, dove pure siamo già alla seconda o terza "svolta" annunciata, ma il testo scritto e definitivo ancora non c'è. Pare che debba essere svelato la prossima settimana e non dovrebbe contenere quelle soglie di non punibilità (inizialmente previste al 5% del valore dei bilanci) fortemente volute dal centrodestra e sostenute dai ministeri che si occupano di economia. Soglie pericolose, perché garantirebbero una quota di "falsi impuniti" dietro i quali si può nascondere la malapianta dei fondi neri, necessari a pagare il racket e la corruzione. Governo e maggioranza (non si sa ancora se e quanto compatta) avrebbero trovato la soluzione di una pena ridotta per i fatti di "lieve entità", da valutare anche in base alle dimensioni dell'azienda e altri parametri.
Il che consentirebbe di accedere alla non punibilità per l'irrilevanza del fatto, quando entrerà in vigore quest'altra riforma, messa in calendario dal consiglio dei ministri la prossima settimana. Ma non ci saranno automatismi, la decisione spetterà sempre al giudice, ed è questo che più preoccupa qualche forza politica e imprenditoriale.
Il che fa immaginare, pure in questo caso, un non semplice percorso a ostacoli. E comunque resterebbero molte altre cose da fare, a cominciare dalle norme premiali per corrotti e corruttori che decidessero di rompere il patto di omertà e denunciare i fatti agli inquirenti. Il ministro Guardasigilli si mostra fiducioso, sulla scia dell'ottimismo del premier. Ma entrambi devono essere consapevoli che se non si arriverà al traguardo con soluzioni accettabili, si potrà lecitamente sostenere che su un tema decisivo come l'anticorruzione, la propaganda avrà avuto la meglio sui fatti.











