di Gigi Di Fiore
Il Mattino, 14 gennaio 2015
"Basta con il populismo penale", dice con toni pacati il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. È al convegno napoletano sull'assistenza sanitaria ai detenuti, organizzato dalla comunità Sant'Egidio nel carcere di Poggioreale. E l'occasione diventa spunto ideale, per spiegare gli orientamenti del governo sulle riforme giudiziarie avviate negli ultimi mesi.
Dice il ministro, sollecitando più adesioni sulla possibilità di archiviare d'ufficio i fascicoli aperti su reati minori: "Va costruita un'alleanza tra espressioni della giurisdizione che hanno più a cuore l'esigenza di fronteggiare con meno timidezza un populismo penale che ha diminuito, invece che aumentato, la sicurezza".
Con chi ce l'ha il ministro? Con chi ha criticato le sue proposte "per finalità propagandistiche ed esigenze elettorali a breve termine". Ma anche con chi ha coniugato l'equazione della riforma ipotizzata con una depenalizzazione di fatto, che metterebbe in libertà i delinquenti. Come stanno le cose secondo il ministro?
Spiega Orlando: "Siamo intervenuti con leggi delega al governo sulle intercettazioni e su alcuni diritti fondamentali. Spesso le reazioni sono state di natura isterica. Si è prevista l'archiviazione per reati minori, fornendo uno strumento di deflazione. Di fronte a troppa roba, ad eccessivi carichi di lavoro, si istruiscono i fascicoli più importanti. Gli altri vanno in prescrizione, per questo noi diamo uno strumento formale di archiviazione, tutelando la vittima che può opporsi".
Non c'è solo la deflazione sui reati più piccoli, ma anche la riforma del sistema di prescrizione tra i temi più contrastati nelle ultime settimane. Il ragionamento del ministro parte dal sistema giudiziario italiano che prevede tre gradi di giudizio, ricordando che precedenti riforme avevano aumentato le pene per reati minori, collegandovi un periodo di prescrizione più lungo. Commenta il ministro: "Di fatto, si è creata una giustizia di classe, che penalizza i più deboli, da qui l'esigenza di rivedere il sistema di prescrizione in maniera complessiva".
Ci sono anche le norme "svuota carceri" nell'intervento del ministro. Una riforma approvata il mese scorso dalla Camera e da discutere in Senato in terza lettura. Interviene sui detenuti in attesa di giudizio. Orlando fornisce i dati: l'oscillazione riguarda 12484 detenuti nel dicembre 2012, diventati 9875 nel 2014, che attendono in carcere il processo di primo grado. E aggiunge: "Dobbiamo incidere su un sistema che deve raggiungere il suo equilibrio. Abbiamo notato un cambiamento della sensibilità della magistratura sulla custodia cautelare".
Le riforme annunciate proseguono il loro percorso: a inizio febbraio, il Parlamento approverà la riforma della responsabilità civile dei magistrati. Restano aperti i confronti sulle possibili estensioni di strumenti repressivi, previsti per le associazioni mafiose, ad altre vicende. Il dibattito sulle misure più adatte a fronteggiare la corruzione è a più voci e ipotesi. Resta possibile la creazione di una Procura nazionale anche per i reati di corruzione.
Poi il ministro Orlando spiega: "Non possiamo sempre estendere strumenti nati per finalità eccezionali ad altri campi. Mi riferisco anche all'utilizzo di sequestri e confische. Si discute se i beni acquisiti attraverso corruzioni possano essere sequestrati come i proventi di reati mafiosi. Quelle estensioni di strumenti repressivi non mettono in discussione alcune loro caratteristiche particolari".
È assai chiaro il ministro Orlando. E ricorda, nel suo fuori programma rispetto al tema principale del convegno napoletano : "La riforma della giustizia non può essere esaurita nella riforma penale. Parte importante è anche quella del settore civile, come di quello ordinamentale. Nel silenzio generale, in un periodo dove l'attenzione era tutta rivolta alle vicende francesi, la Camera ha lavorato a pieno ritmo su queste materie. Soprattutto sulla riforma della legge Vassallo che rivede la responsabilità civile dei magistrati".
Poi un annuncio: gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari saranno chiusi a breve, senza più possibilità di proroghe. Gli attuali 771 ospiti degli Opg dovranno essere trasferiti in altri tipi di strutture. "Abbiamo previsto il commissariamento per quelle Regioni che non se ne occuperanno", conclude il ministro.










