di Roberto Zichittella
Famiglia Cristiana, 12 marzo 2015
"Il barometro non segna il sereno". Nel suo ufficio di via Arenula, a un passo dal Tevere, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, 46 anni, spezzino, non sta parlando del tempo, ma dei suoi rapporti con i giudici. La legge sulla responsabilità civile dei magistrati non è stata bene accolta da parte della magistratura. Orlando, ministro di poche parole e dai toni soft, giudica alcune reazioni "sproporzionate" e in questa intervista smorza la polemica.
Ministro Orlando, siamo di nuovo alla guerra fra Governo e toghe?
"Io non ho mai inteso questa legge come episodio di una guerra che non c'è e che spero nessuno voglia aprire. La legge deriva da un'esigenza di revisione complessiva delle norme sulla responsabilità civile dei magistrati adottate dopo il referendum del 1987, che però non avevano funzionato. Inoltre c'era l'esigenza di evitare una pesante procedura di infrazione dell'Unione europea, ma ora che la legge è stata approvata potrà essere archiviata evitando al nostro Paese pesanti sanzioni economiche. Quindi non c'è da parte nostra alcuna volontà persecutoria. Anzi, abbiamo voluto salvaguardare da indebite pressioni e interferenze l'attività del magistrato perché la sua responsabilità scatta soltanto se si dimostra che l'errore è stato determinato da una negligenza inescusabile".
Se la legge dovesse funzionare male, lei, ministro, è disposto a introdurre correttivi?
"Non ho mai pensato che le segnalazioni di criticità fossero pretestuose e sono disponibile a esaminarle. In certi casi c'è stata un'eccessiva enfasi, siamo pronti, nell'eventualità, a introdurre i necessari correttivi. Intanto vediamo la quantità dei ricorsi e come potranno essere gestiti".
Quindi, da parte sua, c'è piena fiducia nelle capacità dei giudici?
"Le riforme che stiamo facendo in materia di corruzione e di lotta alla criminalità economica, il disegno di legge appena approvato dal Senato sui reati ambientali, riconoscono ai magistrati un ruolo molto significativo che presuppone una piena fiducia nei loro confronti. Vogliamo costruire un sistema di garanzie più forti per i cittadini e anche togliere un argomento a chi ha criticato la magistratura in questi anni. Alla fine, quando questo meccanismo funzionerà, si vedrà che la gran parte della magistratura italiana fa il suo dovere correttamente".
Il sovraffollamento delle carceri, che è costato all'Italia una condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo, resta un'emergenza?
"Il sovraffollamento è sceso in modo significativo e il pareggio fra il numero dei detenuti e i posti disponibili non è più fantascienza, ma un obiettivo a portata di mano. Oggi abbiamo oltre 53 mila detenuti per una capienza totale di quasi 50 mila posti".
Come avete fatto, senza provvedimenti di amnistia e indulto?
"Con un ricalcolo delle pene, che non sono state cancellate, soprattutto per i reati legati alla tossicodipendenza, anche in base a una sentenza della Cassazione. Abbiamo ampliato l'uso delle pene domiciliari, rimpatriato detenuti stranieri, spostato nelle comunità diversi detenuti tossicodipendenti".
Però restano aperti ancora molti problemi.
"Sì. Una volta raggiunto questo equilibrio non avremo ancora gli standard a cui ci richiamano la Costituzione e la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Il principio di rieducazione e di riabilitazione spesso non è realizzato e a volte la pena è solo un intervallo fra un reato e un altro. Noi invece vogliamo consentire, a chi vuole, di riscattarsi. Il nostro è un sistema costoso e di scarsa efficienza, con uno dei tassi di recidiva più alti d'Europa. Si tratta di ripensare il meccanismo dell'esecuzione della pena. Anche per questo ho deciso di organizzare gli Stati generali delle carceri".
Chi vi parteciperà?
"Chiameremo esperti del settore, il mondo del volontariato, di cui il mondo cattolico è parte essenziale, intellettuali e opinionisti, per discutere non solo di come funziona il carcere, ma anche come viene percepito dall'esterno. Quante volte abbiamo sentito che si deve mettere la gente dentro e buttare via la chiave? Ma il carcere non può essere rappresentato come una discarica umana".
Conferma che entro fine marzo chiuderanno gli ospedali psichiatrici giudiziari?
"Sì, la scadenza del 31 marzo è confermata e non daremo proroghe alle Regioni, altrimenti procederemo con il commissariamento. Serve uno sforzo di tutti per superare questa vergogna, che ora riguarda circa 700 persone. Deve finire questa aberrazione per cui una persona malata viene sottoposta a una pena detentiva. Certo non sottovalutiamo che possono esserci internati con un alto livello di pericolosità, perciò seguiremo questo passaggio con grande attenzione".
Pochi mesi fa il Papa ha definito l'ergastolo "una pena di morte nascosta". Pensa che si arriverà ad abolirlo?
"Non vedo all'orizzonte il superamento di questo tipo di pena per i reati più efferati. In ogni caso nel nostro ordinamento i casi di ergastolo ostativo, che negano qualsiasi beneficio ai detenuti, non sono molti. Però le parole del Papa sono un importante stimolo alla riflessione, che va raccolto. La Chiesa può dare un contributo grandissimo per fare evolvere una mentalità diffusa nell'opinione pubblica per cui l'idea della giustizia è regredita alla dimensione della vendetta".
Nelle sue visite alle carceri che cosa l'ha più colpita, in negativo e in positivo?
"Non ho mai fatto grandi visite perché quando arriva il ministro di solito la situazione si edulcora. È negativa la fatiscenza degli istituti di pena, nonostante gli sforzi di chi li dirige. A questo proposito ho appena avviato un'approfondita ricognizione sulle strutture più vecchie. Trovo invece positivo il funzionamento del sistema giudiziario minorile, dove i tassi di recidiva sono scesi molto. È stata un'esperienza toccante una mattinata con i giovani reclusi di Nisida. Non so se a loro è stato utile l'incontro con il ministro, a me certamente è servito".










