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L'Arena di Verona, 25 gennaio 2015

 

Quasi quarant'anni dopo la legge Basaglia, che nel 78 sancì la chiusura dei manicomi, oggi il copione si ripete. Nel 2012, una nuova legge ha affrontato la questione degli ospedali psichiatrici giudiziari, stabilendone la chiusura entro il 31 marzo 2013. Proroga dopo proroga, però i tempi di dismissione delle strutture giudicate dall'Unione europea come "inumane e degradanti" si sono dilatati. Il nuovo termine per l'eliminazione di questi ospedali detentivi è fissato per il prossimo 31 marzo.

Il conto alla rovescia è cominciato, ma le strutture regionali che dovrebbero accogliere queste persone e garantirne cure sanitarie e custodia, ancora non ci sono. Il Veneto, tra le ultime regioni ad aver presentato il proprio programma organizzativo, è ad oggi un passo avanti. "Ma comunque non siamo ancora pronti, soprattutto per quel che riguarda le strutture che dovranno avere anche caratteristiche detentive. L'iter infatti prevede che queste persone, circa un migliaio sul territorio nazionale, vengano affidate ai territori di provenienza e dislocate in comunità terapeutiche residenziali ad alta, media o bassa sicurezza", spiega Andrea Robotti, direttore scientifico dell'associazione Don Giuseppe Girelli che ha organizzato al polo Zanotto il convegno "Brutti, sporchi e cattivi: viaggio attorno alla pericolosità sociale". "Se si fanno le cose con buon senso riusciremo a superare

questa sfida. Il problema è che allo stato attuale così non è: si inanellano leggi e proroghe senza valutarne l'effettiva applicabilità", afferma Mario Iannucci della struttura Le Querce, in Toscana Ma il problema delle strutture rimane solo parte della questione. "Delle 18 persone, che ospitiamo nella nostra struttura a basso livello di pericolosità sociale, in uscita dalle strutture giudiziarie, solo una piccola parte era già nota ai servizi sociali. Ciò accade anche per chi compie reati gravi: in pochi sono seguiti. Se lo fossero, attraverso programmi di prevenzione e cure adeguate, si riuscirebbe ad evitare e prevenire il peggio", spiega Giuseppe Ferro, direttore della Casa Don Giuseppe Girelli.

Al tavolo dei relatori si sono alternati psichiatri, psicologi e criminologi, esperti da tutta Italia. In platea molti volti noti, da fra Beppe Prioli dell'associazione La Fraternità a Mariagrazia Bregoli, direttore della Casa circondariale di Montorio, a Margherita Forestan, garante dei diritti dei detenuti, dal consigliere regionale della Lega Nord Andrea Bassi e all'assessore comunale ai Servizi sociali Anna Leso.