di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 30 marzo 2022
La riforma Cartabia Separazione delle funzioni, allo studio altre limitazioni. Passi avanti significativi su “porte girevoli” e anche su separazione delle funzioni. Fermezza assoluta della ministra Marta Cartabia su tre punti a rischio di incostituzionalità.
Si susseguono le riunioni tecniche sulla riforma dell’ordinamento giudiziario e del Csm tra le forze di maggioranza (ormai partecipano anche i capigruppo in commissione Giustizia del Senato per assicurare un percorso più rapido a un testo ora in discussione alla Camera) e da oggi si comincia a votare in commissione sui punti che hanno registrato un’intesa, sui quali il ministero darà i necessari pareri.
Tra questi, nell’incontro di ieri mattina, è compreso anche uno di quelli più delicati, le condizioni cui assoggettare i magistrati che si candidano a cariche elettive o anche solo vanno a ricoprire ruoli tecnici nelle amministrazioni pubbliche e dalla politica sono comunque lambiti. Rispetto alla versione approvata in consigliò dei ministri alcune settimane fa, sembra ora possibile una serie di modifiche.
Innanzitutto, scenderebbe da tra anni a uno solo la pausa di decantazione prima del possibile reingresso in magistratura per chi ha ricoperto incarichi apicali nei ministeri o negli enti locali; per i candidati eletti il ritorno in magistratura prevedrà delle forti limitazioni distrettuali e, infine, alle cariche elettive saranno di fatto parificati gli incarichi di governo (ministri e sottosegretari). Per quanto riguarda la separazione delle funzioni, punto anche questo assai sensibile, visto che incombe il referendum, è oggetto di riflessione l’introduzione di forti e ulteriori limitazioni, rendendo possibile il passaggio da giudice a pm, e viceversa, solo nei primi 5 anni dall’ingresso in magistratura (con una possibile apertura su un ulteriore transito, a determinate condizioni).
Cartabia ha invece tenuto il punto sull’introduzione del sorteggio per la scelta dei componenti togati del Consiglio superiore, sul divieto di eleggere parlamentari tra i laici e sulla responsabilità civile diretta da parte dei magistrati. Netta la ministra per la quale “la mia storia mi fa vedere profili di incostituzionalità su questi tre punti e per questo non posso non dare parere negativo. Ed è doveroso da parte mia che ve ne sia traccia”.
Perplessità che potrebbero poi riscontrare una sintonia con la Presidenza della Repubblica. Domani è in programma un nuovo round tecnico, ma rimane l’incognita dei tempi visto che, per ora almeno, Lega e Italia Viva non hanno assicurato un passaggio al Senato di semplice conferma del punto di equilibrio che la Camera potrà avere raggiunto.










