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di Valter Vecellio

 

Notizie Radicali, 15 febbraio 2015

 

Marco Pannella ha intrapreso un nuovo, ennesimo, sciopero della fame (per ora: non è escluso che passi alla sete). Che palle!, diranno molti, sai la novità. Adesso che abbiamo esaurito il luogo comune, proviamo a chiederci perché questo giovanotto di 85 anni suonati, caparbio e ostinato, continua a "romperci le palle". Conviene ascoltarlo: è "un'iniziativa nonviolenta, spiega, a sostegno e per riconoscenza, in particolare, dell'opera del Presidente Emerito Giorgio Napolitano e del suo successore, il Presidente Sergio Mattarella: perché lo stato Italiano rispetti gli Obblighi enunciati dal Presidente Napolitano nel suo messaggio costituzionale, solennemente nell'esercizio formale delle funzione di Presidente della Repubblica, in quanto tale; e perché anche il Presidente Mattarella possa operare nello stesso animo sturziano, che è il suo, assicurando così alla storia italiana, quella vivente, continuità ed efficacia, e che egli ama e rappresenta, certo non solo da oggi".

Così Pannella. Quando si parla dell'opera del presidente Napolitano ci si riferisce evidentemente alle sue numerose prese di posizioni sulla questione della giustizia negata e le condizioni delle carceri. Conviene ricordare che i radicali al termine del loro ultimo Comitato di qualche settimana fa hanno approvato una mozione che recepisce tutto quello che Napolitano ha comunicato nel già citato "messaggio" al Parlamento; in quel "messaggio" (l'unico del novennato di Napolitano) sono letteralmente "dettate" una serie di proposte di riforma della Giustizia; un messaggio, presidente Grasso, presidente Boldrini che il Parlamento non si è neppure degnato di discutere; e questo dà la cifra di come si siano ridotte le istituzioni.

I radicali hanno trasformato quel "messaggio" in uno strumento politico, è il loro programma per le settimane e mesi a venire, chiedono alle altre forze politiche di impegnarsi in questo senso. Cosa può fare, se vuole farlo, un cittadino che voglia sostenere questa iniziativa? "Piccole" significative cose. Sollecitare e conquistare adesioni a questo documento: di avvocati, giuristi, amministratori locali, sindaci, organizzazioni del volontariato, cappellani carcerari, garanti dei detenuti, sindacati della polizia penitenziaria...e con paziente ostinazione inviare lettere, mail, ai giornali per chiedere di informare perché è un nostro diritto essere informati. Sono "piccole" iniziative dal basso, e sul territorio che chiunque può mettere in essere, senza troppa fatica e senza doversi troppo scervellare.

Arriviamo alle evocate "che palle!". A chi vi dirà: ancora la giustizia, le carceri, perché non vi occupate di cose più urgenti e pressanti?, si può raccontare la storia di Giuseppe Gulotta, in carcere da innocente per 22 anni. È ancora in attesa che gli venga riconosciuto il risarcimento economico per quei 22 anni. I legali di Gullotta hanno calcolato che di spettano, come "riparazione" 56 milioni e 88mila euro. L'avvocatura dello Stato, sta conducendo una caparbia opposizione alla richiesta di risarcimento.

Gulotta è stato assolto con formula piena il 13 febbraio 2012, sentenza che ha annullato la condanna all'ergastolo inflittagli nel 1990 per la strage di Alcamo Marina del 1976 in cui furono uccisi due carabinieri. L'avvocatura dello Stato è arrivata a sostenere che Gulotta non ha diritto al risarcimento perché di fatto l'errore giudiziario lo ha provocato lui stesso auto incolpandosi del duplice delitto. Confessione estorta con torture e sevizie, come stabilisce una sentenza passata in giudicato. Lo Stato, dopo 36 anni, finalmente riconosce l'innocenza di Gullotta, ma per ora gli nega il diritto di essere risarcito.

Sembra un teatro dell'assurdo come sapevano concepirlo Samuel Beckett o Eugene Ionesco; è invece accaduto. Anzi: accade.

Caso limite? Forse. Comunque dal 1991 sono stati 23mila i casi di ingiusta detenzione e 600 milioni di euro il totale delle somme liquidate dallo Stato come risarcimento. Fonte ufficiale. Lo ha detto il vice ministro della Giustizia Enrico Costa durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario dell'Unione delle camere penali, al palazzo di Giustizia di Palermo.

Infine... in Inghilterra si dice che la solidarietà ha valore se è accompagnata almeno da uno scellino. Ecco, è giunto il momento, per chi è solidale con queste iniziative e questi obiettivi, di versare il proverbiale scellino, sotto forma di iscrizione al Partito Radicale, o almeno a uno dei suoi soggetti costituenti. Sono matti abbastanza, i radicali, da accettare chiunque e di non chiedere che si rinunci alle proprie opinioni e precedenti iscrizioni. Non ti chiedono da dove vieni, a loro basta che si sia disposti a fare un tratto di strada insieme, "con".

Pensate, loro, gli anticlericali per eccellenza, dicono le stesse parole di papa Giovanni XXIII... Ma qui si apre un discorso, quello sui credenti, diversamente credenti, anticlericali radicali, che converrà fare più compiutamente in altra occasione, magari trovando il modo di ricordare la quantità di credenti come don Marco Bisceglie o Bruno de Finetti, che trent'anni fa ci ha lasciato e che l'Accademia dei Lincei di cui era prestigioso componente, si appresta a celebrare.