di Annalisa Chirico
Il Foglio, 14 febbraio 2015
L'emergenza è passata. Anzi no. Il tema è il carcere, nostro sempiterno cruccio. E il monito sull'emergenza proviene dal primo presidente della Corte di Cassazione, Giorgio Santacroce: "L'Italia continua a essere sotto osservazione e tutti gli allarmi lanciati, a cominciare da quelli del presidente Giorgio Napolitano, rimangono drammaticamente attuali". Fonti autorevoli del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, dietro garanzia di anonimato, restituiscono una versione diversa: i dati non sono più allarmanti a dispetto di quello che l'Europa vorrebbe farci credere.
Ma come stanno le cose? Lo abbiamo chiesto all'avvocato Paola Severino, prima donna a ricoprire l'incarico di ministro della Giustizia nel governo Monti e autrice insieme al professore Antonio Gullo di un documento dal titolo "Ripensare il sistema sanzionatorio penale".
Il testo, voluto dal Comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi e citato espressamente dal primo presidente Santacroce in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, mette in discussione non il grado di civiltà delle carceri ma il carcere in quanto tale. Se un ragazzino imbratta i muri, è meglio sbatterlo in galera e farne per sempre un delinquente oppure obbligarlo a pulire?
"Il superamento del carcere non è indulgenza. La sanzione penale va ripensata attraverso una discussione pubblica razionale, non emotiva. Non può essere l'instant gratification di un culturame giustizialista", commenta la bioeticista Cinzia Caporale, presidente del Comitato etico. Nel documento si legge che la reclusione in carcere deve rappresentare l'ultima ratio. Rispetto a "un uso muscolare del diritto penale" il legislatore deve archiviare l'idea "corporale" della sanzione e privilegiare nuove tipologie come pene principali: lavoro di pubblica utilità, affidamento in prova ai servizi sociali, pene interdittive.
Intanto, tra Santacroce e il Dap, fa capolino la professoressa Severino secondo la quale il sovraffollamento non è questione risolta "sebbene l'Italia abbia compiuto indubbi progressi grazie all'operato di tre diversi ministri in sostanziale continuità".
Tutto parte dalla sentenza Torreggiani con cui l'8 gennaio 2013 la Corte europea dei diritti dell'uomo condanna l'Italia per violazione dell'articolo 3 della Cedu la cui rubrica recita testualmente "divieto di tortura".
"In seguito a quella pronuncia il governo ha adottato misure strutturali quali l'ampliamento del ricorso alla detenzione domiciliare e l'abolizione delle cosiddette porte girevoli. L'effetto deflattivo è confermato dai numeri". Se nel 2010 i duecento istituti penitenziari nazionali ospitavano 69 mila detenuti, a gennaio di quest'anno i reclusi non superano le 54 mila unità a fronte di una "capienza regolamentare", formula discussa e controversa, che si aggirerebbe attorno alle 39 mila persone.
"Preso atto del calo della popolazione detenuta, dobbiamo tenere presente che in Italia il carcere rimane un problema perché il detenuto passa l'intera giornata a guardare il soffitto senza alcuna possibilità di recupero sociale. Per non parlare della manutenzione degli istituti penitenziari". Nuovo esame europeo a giugno Dopo la promozione con riserva della scorsa estate, un nuovo e più completo esame da parte del Consiglio d'Europa è atteso per il prossimo giugno, anche se il governo mira a una proroga. "Mi auguro che l'Europa tenga conto dei passi avanti compiuti. Il ministro Orlando sta lavorando bene", chiosa la Severino.
Tornando al documento sul ripensamento del sistema sanzionatorio penale, l'ex Guardasigilli auspica un ampliamento del ricorso alle misure alternative "in grado di conciliare l'esigenza di limitare il più possibile la restrizione della libertà personale con la domanda di sicurezza sociale. In passato, per esempio, nel nostro paese la messa alla prova era tipica soltanto dei minori. Oggi si è compreso che può essere applicata senza limiti d'età perché la persona destinataria è tenuta sotto costante controllo e monitoraggio".
Persino negli Stati Uniti, patria della "tolleranza zero", la probation è sempre più praticata. In Francia e nel Regno Unito il ricorso alle misure alternative è triplo che in Italia. "Sono importanti gli effetti sul tasso di recidiva che riduce la sicurezza sociale. La probabilità di tornare a delinquere per chi sconta la pena dietro le sbarre è tre volte superiore a quella di chi sconta la condanna all'esterno". Anche se non sei un criminale, l'inoperosità in cella ti rende tale. E un capitolo spinoso è quello di chi sta in cella da condannato preventivo.
Al 31 gennaio 2015, i detenuti senza condanna definitiva rappresentano il 35 per cento della popolazione reclusa. "È una percentuale altissima. Con l'aggravante che la sofferenza del carcere si raddoppia quando la persona sa di non essere stata definitivamente giudicata", dice la Severino. Peccato che nel match della comunicazione suggestiva vinca chi invoca le manette, non chi le scongiura. "In Italia si parla troppo poco di carcere, e soltanto in situazioni estreme quando c'è di mezzo il serial killer o l'omicidio stradale. Le situazioni emergenziali non dovrebbero mai ispirare il legislatore".









