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di Laura Caico

 

Roma, 8 marzo 2015

 

Dopo il recente caso di Roberto Helgl, ex presidente della Camera di commercio di Palermo, arrestato dai carabinieri in flagranza di reato per aver riscosso una tangente di 100mila euro da un imprenditore, abbiamo chiesto al Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti di fare il punto della giustizia in Italia. Procuratore, cosa può dirci in merito al caso di Helgl?

"Il suo arresto dimostra che la corruzione riguarda anche il Sud ed è un fenomeno perdurante in assenza di provvedimenti normativi che lo contrastino: occorrono nuove misure per fermare il dilagare della corruzione, norme più severe, va modificato il provvedimento di impunità per il falso in bilancio poiché la soglia attuale di non punibilità consente l'accumulo di denaro nero destinato a tangenti per politici e mafiosi: la lotta alla criminalità economica è prioritaria giacché essa frena lo sviluppo economico della nazione e l'afflusso di investimenti esteri. La corruzione non è un reato contro la Pubblica Amministrazione ma contro l'economia del Paese e altera il regime di leale concorrenza fra le imprese".

 

Procuratore, altro argomento di cui si discute molto è l'articolo 41bis della legge sull'ordinamento penitenziario introdotto dalla legge Gozzini, che riguardava all'inizio solo le emergenze interne alle carceri italiane; nel tempo è stato rivisto ed esteso e le disposizioni in materia di sicurezza pubblica contenute nella legge 18 luglio 2009, n. 94 dispongono la durata del provvedimento in quattro anni e due anni per le proroghe. Come si articola oggi e chi riguarda?

"Il cosiddetto carcere duro è una norma preventiva, ovvero un istituto ideato per impedire che i capi mafiosi detenuti potessero continuare a dirigere le loro organizzazioni dall'interno delle prigioni: la territorialità, infatti, favoriva i legami con le locali cosche di appartenenza come fa pensare la costituzione della nuova Camorra di Cutolo, che riteniamo sia avvenuta in carcere: i soggetti in 4lbis sono 714 imputati di delitto di associazione per delinquere di tipo mafioso e altri 3 accusati di delitti commessi per finalità di terrorismo internazionale".

 

In Campania il 41bis viene applicato nel Centro penitenziario di Napoli Secondigliano e nella Casa circondariale di Napoli Poggioreale: in che consiste esattamente?

"Il regime blocca le comunicazioni dei detenuti con le proprie organizzazioni criminali esterne, impedisce i contatti in carcere tra affiliati della medesima struttura criminale e anche fra organizzazioni rivali, al fine di eludere la possibilità di delitti interni e di assicurare l'ordine pubblico anche fuori dalle prigioni: fra le misure applicabili vi sono provvedimenti di massima sicurezza, diminuzioni dei colloqui, restringimento dell'ora d'aria e censura epistolare".

 

Ci sono parlamentari che premono per la revisione di alcuni aspetti, che vanno dai colloqui con i familiari alle telefonate: lei che ne pensa?

"Del 4Ihis si possono rivedere alcune specifiche applicazioni ma non va assolutamente fiaccato nella sua essenza poiché si è dimostrato un dispositivo valido per combattere le mafie e portare i loro vertici a collaborare, senza peraltro dover usare misure estreme: dobbiamo anche al regime di carcere duro l'annientamento del clan dei Casalesi e la cattura di tutti i capi di Cosa nostra, il cui ultimo esponente di spicco, Matteo Messina Denaro - che io sono convinto si nasconda nel territorio nazionale - verrà a sua volta presto arrestato".