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Il Velino, 31 marzo 2015

 

Apertura a modifiche in Senato sia reale. "Sia il Ministro Orlando che il Vice Ministro Costa hanno formulato una espressa apertura a possibili modifiche in Senato del ddl sulla prescrizione. Lo stato di agitazione proclamato dalla Giunta dell'Unione Camere Penali prosegue fino al completamento dell'iter legislativo in attesa di tale voto".

Così in una nota i penalisti, che sottolineano: "le molteplici perplessità espresse dall'Ucpi hanno infatti trovato accoglimento non solo in sede parlamentare ma anche nelle opinioni espresse da numerosi giuristi e da esponenti della stessa magistratura. Nell'ambito della manifestazione nazionale fissata a Roma per domani, alla quale parteciperanno i rappresentanti dell'avvocatura e dell'accademia ed esponenti politici della maggioranza e dell'opposizione, saranno esposte ed approfondite le ragioni del dissenso nei confronti del Ddl sulla prescrizione, approvato la scorsa settimana alla Camera". Tra i partecipanti all'incontro di domani nella Sala Capranichetta a piazza Montecitorio (a partire dalle 14,30), il viceministro Enrico Costa e la Presidente della Commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti.

"I reati di corruzione - ribadiscono i penalisti - non si combattono con l'innalzamento delle pene (che costituisce una strategia di contrasto della criminalità che si è sempre rivelata inefficace), ma con una seria riforma delle amministrazioni, delle burocrazie e della legge sugli appalti pubblici con leggi chiare e semplici. L'allungamento della prescrizione per tali reati, da un quarto alla metà della pena massima edittale, provoca un deleterio allontanamento del giudicato dalla commissione del fatto, rendendo meno incisivo l'accertamento processuale e la eventuale espiazione della pena e sbilanciando inevitabilmente il processo verso la fase delle indagini e delle cautele". "Il prolungamento generalizzato per tutti i reati di ben tre anni, ottenuto per effetto delle sospensioni nelle fasi di impugnazione - prosegue l'Ucpi, provoca un ulteriore espansione di tale già notevolissimo intervallo temporale esasperandone gli effetti deleteri, senza che le relative sospensioni trovino una adeguata giustificazione della incidenza della prescrizione in tali fasi processuali, in quanto è noto che, ad esempio, le prescrizioni nel giudizio di Cassazione incidono complessivamente in misura irrilevante (0,8 %).

Più un reato è grave e dannoso per la società e più rapidi ed efficaci dovrebbero essere i procedimenti. Allungare la prescrizione significa, dunque, rendere i processi irragionevolmente lunghi con costi sociali altissimi e in aperta violazione dell'art. 111 Cost. e dell'art. 6 della Cedu". Per i penalisti, i cittadini "dovranno, dunque, rassegnarsi a procedimenti lunghissimi, prima di vedere risolta la propria posizione processuale, con danni umani, psicologici, patrimoniali e d'immagine assai rilevanti.

L'Ucpi ha più volte rilevato come la riforma della giustizia dovrebbe essere affidata a provvedimenti di sistema organici e così anche il tema della prescrizione avrebbe dovuto essere approfondito e valutato insieme alle proposte di riforma del codice penale e del codice di procedura penale, senza trascurare che nel corso delle indagini maturano gran parte delle prescrizioni (circa il 70%) e rammentando che non viene sanzionata in modo appropriato la mancata corretta iscrizione nel registro degli indagati".

"Ancora una volta la Politica, come bene ha osservato anche Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera - conclude la nota -, ha inseguito gli umori dell'opinione pubblica e accelerato i tempi di approvazione di una norma sulla spinta di presunte emergenze, invece inesistenti. A riguardo basti osservare che rispetto al 2005 il numero delle prescrizioni era diminuito di circa la metà e che i reati contro la Pubblica Amministrazione che venivano definiti attraverso tale istituto erano solo il 3,5%. Operare sotto la spinta delle emozioni non è un buon modo di legiferare e risponde alla demagogia dell'urgenza, che mai può soddisfare l'esigenza di produrre buone riforme che consentano agli indagati e alle persone offese di avere un processo rispettoso di principi e regole costituzionali e sovranazionali".