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di Francesco Grignetti

 

La Stampa, 10 maggio 2019

 

È palesemente l'effetto delle ultime inchieste, la diffidenza verso le toghe. E così in casa della Lega hanno riscoperto il ddl d'iniziativa popolare (redatto dagli avvocati dell'Unione Camere penali) per la separazione delle carriere in magistratura.

Un argomento davvero indigesto tra i giudici italiani e che il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, M5S, non appoggia affatto. Per inviare un segnale, intanto, da ieri i deputati leghisti stanno aderendo in massa al cosiddetto Intergruppo parlamentare (sono già in 50, di tutti i partiti politici) rispondendo a un appello di Enrico Costa, Forza Italia. Prima fu Genova, insomma, con la sua sentenza sui 49 milioni di euro e la caccia al tesoretto leghista.

Poi le procure siciliane, e il Matteo nazionale è finito indagato per sequestro di persona ai danni dei migranti bloccati sulle navi. Quindi Roma e il caso di Armando Siri. Da ultimo Milano, con la nuova Tangentopoli. Troppo per non pensare male dalle parti di Salvini. E così ecco che viene fuori lo spirito di ripicca.

Non è un caso cioè se da ieri il leader ha inserito il tema nei suoi comizi: "Bonafede porti in discussione la riforma della giustizia, perché noi come Lega abbiamo le nostre idee sulla separazione delle carriere, sul dimezzamento dei tempi dei processi, sulla certezza della pena e anche sulla responsabilità dei giudici che sbagliano".

Conferma il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari: "Il tema della separazione delle carriere in ottica di riforma del processo e del sistema della giustizia è un tema che ci sta molto a cuore e che porteremo avanti". L'Intergruppo, come detto, nasce da un'idea di Costa: "Una proposta non trasversale ma trasversalissima".

Chiosa dell'avvocato Beniamino Migliucci: "Questa è una riforma non contro la magistratura ma a favore, per un pm indipendente dalla politica e un giudice indipendente dal pm. Deve essere chiaro che il pubblico ministero non sarà sotto l'esecutivo".