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Ansa, 21 febbraio 2015

 

Il 26 giugno 1993 il Dap inviò al ministro della Giustizia, Giovanni Conso, una nota dove si proponeva di non prorogare più di trecento provvedimenti di 41 bis "per creare un clima positivo di distensione nelle carceri". Nel novembre del 1993 il ministro lasciò decadere il carcere duro per 334 detenuti. Su questa circostanza ha deposto Andrea Calabria, ex direttore dell'ufficio detenuti del Dap, durante il processo sulla trattativa Stato-mafia. "Non ricordo bene come siano andate le cose - ha spiegato - Sul piano della valutazione politica del ministro non so nulla".

"Per i rinnovi del 41 bis - ha detto - serviva una motivazione circostanziata, basata non solo sulla posizione giuridica ma anche di elementi individualizzati. Il problema proveniva da una formulazione generica del 41 bis, che adesso è molto più preciso". Secondo la Procura, la sostituzione del direttore del Dap Nicolò Amato con Adalberto Capriotti costituì il tentativo di mettere alla guida del Dipartimento un uomo che avrebbe garantito il suo sostegno al dialogo sul carcere duro ai boss avviato da parte dello Stato con la mafia.

Per evitare nuove stragi e omicidi eccellenti, sempre secondo i pm, pezzi delle istituzioni avrebbero trattato con Cosa nostra concedendo, oltre all'impunità al boss Bernardo Provenzano, un alleggerimento dei 41 bis realizzato, nel novembre del 1993, con la mancata proroga di oltre 300 provvedimenti di carcere duro. "La nota - ha detto Calabria - aveva a che fare con la situazione interna alle carceri perché l'estensione del 41 bis a molti detenuti aveva creato una serie di problemi anche a livello di gestione. Emettere il 41 bis per un soggetto che veniva dalla libertà era abbastanza semplice, cosa diversa era la proroga.

Questo ci ha costretto a chiedere, man mano che i decreti arrivavano a scadenza, informazioni ai servizi centrali, alla polizia, ai carabinieri, alle procure". Il pm Nino Di Matteo ha chiesto a Calabria come mai il 29 ottobre, appena prima che Conso desse il suo benestare per il mancato rinnovo dei 41 bis, la Procura di Palermo ricevette una nota nella quale si chiedeva un parere per prorogare o meno il carcere duro per i 334 detenuti per i quali il regime penitenziario sarebbe scaduto il 2 novembre.

"Un tempo troppo ristretto - ha ammesso Calabria, che firmò quella richiesta. Di sicuro sono informazioni che avevamo già chiesto in passato e in quel caso cercavamo solo di fare il punto della situazione. Del resto, le forze dell'ordine non avevano l'obbligo di risponderci a quei tempi. Comunque, anche se i 41 bis erano scaduti, nulla impediva, nel caso fossero pervenute informazioni sui detenuti che andassero verso una indicazione di carcere duro, che fossero ripristinati".