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di Vincenzo Vitale

 

Il Garantista, 27 marzo 2015

 

I contorsionismi politico-legislativi del governo Renzi sulle questioni legate alla giustizia sono un susseguirsi disomogeneo ed imprevedibile di macchie di leopardo. Dopo aver ignorato ostinatamente qualunque principio di razionalità giuridica in tema di prescrizione e di legislazione di anticorruzione, Renzi viene oggi invece ad invocare invalicabili limiti nell'ambito della nuova proposta di legge in tema di intercettazioni telefoniche.

Non mi piace il termine garantismo. Un po' perché finisce in "ismo", suffisso che nella lingua italiana generalmente indica una valenza deteriore; ma soprattutto perché dà un'idea debole di quello che vorrebbe in realtà significare. Infatti, la vera differenza non è fra garantismo e antigarantismo - non me ne voglia l'amico Piero Sansonetti che firma un quotidiano così titolato - bensì tra chi ha il senso del diritto e chi non ce l'ha.

Ecco dunque la contesa che da molti anni affligge la vita pubblica italiana: da una parte, coloro che se ne infischiano bellamente di qualunque limite imposto dai principi giuridici, anche a costo di calpestarli impunemente; dall'altra parte, coloro che faticosamente e quotidianamente se ne fanno invece carico, evidenziando limiti a loro modo assoluti che neppure la ragion di Stato è legittimata a scavalcare.

Ne viene che questi limiti o ci sono o non ci sono, o vengono riconosciuti o vengono ignorati: non ci sono alternative. Sicché, osservando con un po' di attenzione i contorsionismi politico-legislativi del governo Renzi, molto si stenta ad individuare in essi il riconoscimento di questi limiti, in quanto l'azione di governo si connota, per dir così, quale un susseguirsi disomogeneo ed imprevedibile di macchie di leopardo. Infatti, il governo, dopo aver ignorato ostinatamente qualunque principio di razionalità giuridica in tema di prescrizione e di legislazione di anticorruzione, viene oggi invece ad invocare invalicabili limiti nell'ambito della nuova proposta di legge in tema di intercettazioni telefoniche.

Poche settimane fa abbiamo assistito a una riforma della prescrizione dei reati che praticamente consente di perseguire anche quelli di scarso allarme sociale per 15 o 20 anni di seguito, come nulla fosse, ignorando completamente il senso giuridico di cui è portatore l'istituto della prescrizione e reati. Abbiamo anche assistito, impotenti, ad un aumento indiscriminato delle pene previste per la corruzione, nell'ottusa speranza che aumentare le pene serva a ridurre il numero dei reati commessi, cosa che si è sempre dimostrata assolutamente falsa.

Oggi, improvvisamente e inaspettatamente, dopo essersene dimenticato per mesi, Renzi si ricorda di quel diritto che bussa alla sua porta e, per non scontentarlo, tira i remi in barca, confezionando un disegno di legge che limita alquanto la libertà delle intercettazioni telefoniche e che perciò ovviamente scontenta sia i versanti giustizialisti del suo partito sia una buona parte delle Procure italiane che la pensano diversamente.

Domanda: si può coltivare il senso del diritto ad intermittenza? A macchia di leopardo? Probabilmente no, perché c'è da credere che in questo caso quando del diritto ci si ricorda ad intermittenza, non si tratti di coltivarne il senso a beneficio di tutti, ma al contrario si tratti di confusione politica oppure di puro e semplice opportunismo. C'è da temere che quest'ultima sia l'interpretazione più corretta, in quanto da alcuni mesi Renzi mostra una crescente insofferenza verso il Nuovo Centro Destra, cioè verso quella componente di maggioranza di governo che per tradizione e vocazione ripropone l'azione politica circoscritta dai limiti invalicabili del diritto. Vogliamo scommettere che dopo le dimissioni del ministro Lupi, quella poltrona invece di tornare appannaggio del Ncd sarà invece affidata a un fedelissimo di Renzi?