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di Errico Novi

 

Il Garantista, 15 gennaio 2015

 

Dal capo dell'organizzazione di Via Arenula, Mario Barbuto, il metodo per smaltire le cause: "è soltanto un invito". Mario Barbuto ha un'aria soave. La sua storia ruota tutta intorno a Torino, al Tribunale di cui è stato presidente per più di 10 anni, a partire dal 2001, eppure l'esempio che gli viene meglio è ambientato nel Tavoliere: "Non so se avete presenti le complanari, quelle strade che girano attorno alle città pugliesi e vanno in parallelo alle superstrade... ecco, il programma Strasburgo 2 per lo smaltimento dell'arretrato civile è come la complanare che viaggia in parallelo alla superstrada della Grande Riforma".

"Anzi, è un metodo che cercherò di far funzionare anche in assenza di una successiva riforma". Cosa vuole fare il dottor Barbuto, che ha lasciato la Mole da presidente di Corte d'Appello e dalla primavera scorsa è il capo del dipartimento Organizzazione giudiziaria di Via Arenula? Vuole far lavorare meglio, e più in fretta, i magistrati. "Ma il nostro è un invito a seguire un metodo". Lo stesso che lui, Barbuto, ha attuato con successo a Torino, e che ha consentito di dismettere la quasi totalità delle cause civili con oltre 3 anni di anzianità.

L'annuncio è dato in conferenza stampa insieme con il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Ed è corredato di slide cartacee che spiegano come funziona il programma. È arricchito da frasi dolcissime, in linea con la soavità di Barbuto, rivolte agli ex colleghi magistrati. Del tipo: "Possiamo solo tentare una moral suasion", "ci affidiamo a quella forma indiretta di pressione che deriva dal constatare il successo ottenuto dal collega che segue il metodo".

Fino alla considerazione chiave, che il ministro e il suo capo dipartimento spiattellano dopo l'ennesima domanda su "che farete se i giudici si mostreranno refrattari": ecco, a quel punto tocca ricordare che "l'ordinamento impedisce al ministero di intervenire sugli uffici giudiziari, c'è l'autogoverno della magistratura". Quindi? "Quindi possiamo auspicare che il Csm, nel conferimento degli incarichi direttivi, tenga conto del grado di adesione a queste best practices. Che possono consistere tanto nel decalogo di Strasburgo quanto in altri metodi individuati dal Consiglio superiore. Speriamo insomma che il merito e le capacità organizzative siano sempre determinanti nella scelta di chi deve guidare gli uffici". E sì, speriamo.

È chiaro che come dice Barbuto bisogna tenere conto dei limiti posti dalla Costituzione, della separazione tra i poteri esecutivo e giudiziario. Ma allora la sua è una sfida impari: come farà a convincere davvero i giudici? "Non dico che la vittoria è certa, ma che ci proverò finché non interverrà la ghigliottina della pensione".

L'obiettivo finale? Sgombrare il campo dai vecchi faldoni in modo che le nuove cause civili durino non più di un anno nel caso di quelle commerciali, e al massimo tre anni negli altri settori. In concreto si tratta di attaccare e liquidare nel giro di 9 mesi gli oltre 200mila contenziosi la cui iscrizione a ruolo risale fino all'anno 2005. Poi si arriverà al cuore del problema, le 835mila cause datate 2006-2010 e i quasi 2milioni 700mila fascicoli civili del triennio 2011-2013. Si è già compiuta a novembre scorso l'acquisizione di tutte le statistiche aggiornate, anche grazie al nuovo, sbandieratissimo sistema informatico, il data-warehouse.

Ci vorranno risorse, molte, e si partirà da quelle destinate dalla legge di stabilità per l'efficienza del sistema giudiziario (50 milioni quest'anno, 90 nel 2016 e 120 dal 2017) ma Orlando scommette anche sull'Ue: oggi sarà a Bruxelles per esporre il programma Strasburgo e chiedere nuovi fondi, dopo quello da 100 milioni che per la prima volta Via Arenula gestirà direttamente, come spiega il capo di gabinetto Giovanni Melillo.

"Si dice sempre che la giustizia è essenziale per la competitività, e giusto destinarle maggiori risorse", osserva il Guardasigilli. D'altronde il programma Strasburgo, aggiornato nelle slide come versione 2.0 di quello adottato da Barbuto a Torino, fu chiamato così in quanto manovra d'emergenza attuata nel 2001 dopo l'introduzione della legge Pinto sull'equo indennizzo per l'irragionevole durata dei processi, frutto a sua volta delle pressioni europee. A Strasburgo, appunto, ricorda Barbuto, "si scandalizzano perché l'Italia prima vara la legge sugli indennizzi e poi non paga: abbiamo un debito verso gli utenti di 400 milioni. E il tassametro gira vorticosamente, a causa delle sentenze dei Tar sull'inottemperanza".

È per arginare questa valanga che si interviene con il metodo: basato sul principio Fifo, acronimo inglese che sta per "smaltire prima le cause più vecchie". Nella bozza di circolare seguono consigli semplicissimi come il riordino dei fascicoli e la sostituzione delle copertine deteriorate con delle nuove, di diverso colore a seconda dell'annata. E soprattutto con il principio delle udienze consecutive: una stessa causa va aggiornata con cadenze ravvicinate, fino a che non si risolve. Ai limiti del banale. Ma i magistrati, si sa, non sono persone banali.