di Errico Novi
Il Garantista, 31 marzo 2015
Oggi l'incontro con i partiti per chiedere di rivedere il ddl che allunga la prescrizione. Che il vento tiri verso il polo del giustizialismo è così chiaro che persino l'assoluzione di Amanda e Raffaele suggerisce soluzioni restrittive.
"Rivedremo il sistema delle impugnazioni", è stato uno dei primi commenti del guardasigilli Orlando dopo la sentenza. Parole in fondo neutre, che nel contesto però paiono cercare l'ingranaggio sbagliato grazie al quale i colpevoli sono diventati innocenti. Il ministro non pensa questo, evidentemente. Ma è un fatto che dopo l'approvazione della responsabilità civile i successivi interventi sulla giustizia sono andati praticamente tutti incontro all'ansia forcaiola.
È stata varata dalla Camera una riforma della prescrizione che spinge la durata di certi processi contro i corrotti oltre la folle soglia del quarto di secolo. E il tutto si aggraverà se a Palazzo Madama, nelle prossime ore, arriverà il primo sì al disegno di legge anticorruzione, che inasprisce i limiti di pena per tutti i reati contro la pubblica amministrazione e in questo modo determina prescrizioni ancora più lunghe.
A tentare di fare argine a questa specie di onda anomala avrebbe dovuto essere l'Ncd. Messo però "in condizioni di non nuocere" dal caso Lupi. La corsa è irrefrenabile. Al punto che Renzi non trova modo migliore per aprire il suo intervento alla direzione del Pd che facendo l'elogio della legge sulla prescrizione: "È giusto allungarla per i casi di corruzione". La tesi è sempre la stessa, quella secondo cui il patto scellerato tra corrotto e corruttore differisce i tempi della notizia di reato. È la logica a cui da settimane si richiamano lo stesso ministro Andrea Orlando e la presidente della Commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti, principale artefice della riforma che amplifica la durata dei processi.
Contro questa dottrina in apparenza inconfutabile continuano a mobilitarsi i penalisti. Che per oggi hanno organizzato alla sala Capranichetta di Roma un dibattito in cui queste teorie dovranno reggere al cospetto di qualche professore universitario, come Antonio Fiorella, già presidente di una commissione ministeriale, e Luigi Storioni dell'università di Bologna.
Ci saranno appunto Ferranti e un altro grande sponsor della svolta forcaiola come il responsabile Giustizia del Pd David Ermini. Il presidente dell'Unione Camere penali Beniamino Migliucci ha chiesto un confronto aperto, in cui dovrebbe intervenire uno dei pochi ad aver tentato di correggere la linea, il viceministro della Giustizia Enrico Costa. Che proprio sulla prescrizione ha visto incrinarsi come mai era successo il suo rapporto con Orlando. I penalisti sono in stato di agitazione e continueranno a esserlo "fino al completamento dell'iter" del ddl sulla prescrizione. Sia Orlando che Costa hanno aperto "a modifiche in Senato", ma le parole di Renzi confermano la difficoltà dell'impresa.
In una lunga nota, le Camere penali tanno notare che "i reati di corruzione non si combattono con l'innalzamento delle pene (strategia che si è sempre rivelata inefficace), ma con una seria riforma delle amministrazioni e della legge sugli appalti pubblici, con leggi chiare e semplici". È la tesi di Carlo Nordio. Minoritaria tra le toghe, però. Nella riforma della prescrizione c'è anche "il prolungamento generalizzato per tutti i reati di ben he anni, ottenuto con le sospensioni nelle fasi di impugnazione".
Eppure i reati prescritti in Cassazione "incidono complessivamente in misura irrilevante (0,8 %)". In realtà "più un reato è grave e dannoso per la società e più rapidi dovrebbero essere i procedimenti". Invece "allungare la prescrizione significa renderli irragionevolmente lunghi, con costi sociali altissimi e in aperta violazione dell'articolo 111 della Costituzione". Quello che imporrebbe la ragionevole durata. E che è diventato un trascurabile orpello.










