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di Carla Chiappini (Direttore di "Sosta Forzata", giornale del carcere di Pacenza)

 

Ristretti Orizzonti, 30 gennaio 2015

 

Giovedì 22 gennaio nella sede della provincia di Bologna si è svolta una giornata di formazione congiunta tra volontari impegnati in progetti di accoglienza ai familiari in attesa di colloqui, personale dell'area trattamentale e della sicurezza. Una cinquantina di persone hanno lavorato insieme sotto la guida di Laura Formenti docente di Pedagogia della Famiglia all'università Bicocca di Milano e Lia Sacerdote presidente dell'associazione "Bambini senza sbarre" di Milano che aderisce al circuito europeo di organizzazioni a tutela dei figli delle persone detenute COPE - Children Of Prisoners Europe.

Dopo i saluti di Carla Brezzo dell'assessorato regionale al Welfare, è Paola Cigarini referente della Conferenza Regionale Volontariato Giustizia dell'Emilia Romagna a introdurre l'iniziativa che si inserisce all'interno del progetto "Cittadini sempre" promosso, appunto, dalla Regione con la Provincia di Bologna. Propedeutica alla formazione, una ricerca - condotta dalla Conferenza - su come sul nostro territorio le organizzazioni di volontariato si impegnano a sostenere le relazioni familiari e, in particolare su come accolgono i familiari in visita alle persone detenute che è ormai in fase di conclusione.

Proprio dalla parola accoglienza è partito il lavoro dell'aula suddivisa in piccoli gruppi di quattro - cinque persone di differenti culture, provenienze, ruoli e professioni. A questo proposito buon gioco ha fatto la disposizione del Provveditorato riguardo alla partecipazione del personale di polizia penitenziaria in abiti borghesi che ha permesso un primo spiazzamento degli sguardi, una semplificazione delle relazioni.

Ed è stato così che è in pochi minuti ho scoperto che Luigi - impegnato nell'aerea colloqui del carcere di Bologna - ha quattro figli e che a casa sua non si guarda la televisione mentre si mangia perché a pranzo si deve poter parlare tutti insieme. Penso tra me e me che entro da quattordici anni in un carcere, saluto persone in divisa, in gran parte accoglienti e cortesi, ma non so nulla di loro. Qualche volta provo solo a indovinarne la provenienza dall'accento!

Il lavoro dell'aula procede con la riflessione sulle tante esperienze che vengono condivise ed emergono alcuni punti chiave - in particolare focalizzati sui minori in visita a un genitore recluso - che potrebbero essere materia di ulteriore riflessione: Questi bimbi cosa sanno del carcere? Cosa bisogna o non bisogna dire loro? Come si gestisce la perquisizione?

Oltre ad alcune domande che nascono proprio dalla sensibilità del personale di polizia: - Fino a che punto posso spingermi nell'accoglienza di questi bimbi senza tradire il mio ruolo?

All'interno del gruppo c'è anche chi esprime dubbi e perplessità su questi papà che strumentalizzano i figli per ottenere benefici ma Lia Sacerdote ribalta il punto di vista e chiede di provare a guardare con gli occhi dei figli: - Abbiamo mai provato a chiedere a questi bambini cosa pensano? - magari scopriremmo che per loro è comunque importante vedere il papà anche se poi parla con la mamma, se è preoccupato per l'avvocato, se gioca troppo poco ... Già, le relazioni capovolte, osservate dal basso verso l'alto, dal bimbo al genitore.

In una buona formazione, nulla va perduto, nemmeno la pausa pranzo! Ed è così che ascoltiamo con attenzione Laura quando racconta che un piccolino che andava a trovare il papà in una comunità, a un operatore che gli chiedeva se fosse dispiaciuto che questo papà ogni tanto si assopisse, rispondeva: - No, a me piace tanto guardarlo mentre dorme!. Il saluto del pomeriggio tra i partecipanti alla giornata echeggia di un desiderio di ritrovarsi, di continuare a lavorare insieme.