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di Errico Novi

 

Il Garantista, 1 aprile 2015

 

Il Pd ammette la propria impotenza sulla giustizia davanti all'opinione pubblica. Tre suoi rappresentanti intervengono al convegno organizzato dall'Unione Camere penali dal titolo "Prescrizione: un nodo da sciogliere": si tratta dei deputati Alfredo Bazoli, Anna Rossomando e David Ermini. Ammettono che i processi non possono essere eterni.

Ma anche che c'è una pressione fortissima da parte dell'opinione pubblica, in maggioranza insensibile alle garanzie per l'imputato. E, di fatto, che non è possibile ignorare queste richieste forcaiole. Il presidente dei penalisti Migliucci, il viceministro Costa e il senatore D'Ascola (questi ultimi due dall'Ncd) rivolgono un appello alla misura. Difficile che sia colto.

E soprattutto il Pd che i penalisti mettono alla prova. Alla Sala Capranichetta di Roma convocano anche professori universitari in diritto penale, ma la scena è praticamente tutta per gli esponenti politici della maggioranza. A loro il presidente dell'Unione Camere penali Beniamino Migliucci chiede in sostanza se ci sono margini di ripensamento sulla prescrizione. Non a caso il dibattito è intitolato "Prescrizione; reato & processo. Un nodo da sciogliere".

Il testo approvato alla Camera è una bomba ancora inesplosa. A cui manca in realtà un innesco, ovvero la legge anticorruzione che forse già oggi l'aula di Palazzo Madama approverà in prima lettura. In questo secondo articolato ci sono, oltre alla stretta sul falso in bilancio, innalzamenti di pena per tutti i reati contro la pubblica amministrazione, Dal momento che la durata della prescrizione si calcola, per ogni singola fattispecie, innanzitutto sulla pena massima, ecco che bisogna combinare gli allungamenti già previsti dalla legge specificamente dedicata all'allungamento dei processi con le novità del ddl anti-corrotti.

E ne viene fuori che chi è imputato di corruzione propria, può restare in tale condizione per oltre vent'anni. Com'è possibile che un governo, un ministro della Giustizia, e un Pd che si erano impegnati a tutelare la ragionevole durata si siano lasciati sedurre dal miraggio di compiacere le isterie forcaiole dell'opinione pubblica? Semplicemente casi è successo. Il dibattito alla Sala Capranichetta lo chiarisce bene.

Qui di seguito, nelle loro parole, tre autorevoli esponenti renziani impegnati in prima linea sulla giustizia cadono sempre sullo stesso punto: dall'opinione pubblica arrivano precise spinte e non possono essere ignorate, È l'abdicazione esplicita alla vocazione riformista. Che consiste non nell'assecondare gli impeti, ma nel fare le cose giuste anche quando gli elettori sembrano non condividerle, e poi trovare il modo di spiegarle e portare la pubblica opinione dalla propria parte.

A intervenire al convegno in rappresentanza del Partito democratico sono tre deputati: Anna Rossomando, Alfredo Bazoli e David Ermini. Quest'ultimo è anche il responsabile Giustizia del partito. Vicino a Renzi, ascoltatissimo dal premier. Ma evidentemente costretto, come i colleghi, ad adeguarsi ai cambi di rotta che Palazzo Chigi impone sia a loro che allo stesso ministro Andrea Orlando, I renziani ammettono che "non si può intaccare la presunzione di non colpevolezza", eppure la legge sulla prescrizione lo fa. Dicono anche che "i processi non possono essere eterni", eppure con questa riforma i processi saranno eterni. Sono insomma testimoni del "vorrei ma non posso".

Insieme con loro intervengono due esponenti dell'unica forza davvero compatta nel chiedere di frenare gli eccessi giustizialisti, il Nuovo centrodestra: si tratta del viceministro della Giustizia Enrico Costa e del relatore del ddl anticorruzione al Senato, Nino D'Ascola. Ricordano principi sacrosanti. Che rischiano di essere travolti. Qui di seguito, in successione, alcuni dei passaggi più significativi degli interventi al convegno organizzato dall'Unione Camere penali. Beniamino Migliucci (presidente Ucpi). Tra gli obiettivi dichiarati della riforma ci sarebbe il rispetto effettivo dell'articolo 111, la separazione delle carriere, la terzietà del giudice. Sono obiettivi divenuti marginali. Eppure si tratterebbe dei principi stabiliti dalla Costituzione.

Alfredo Bazoli (deputata Pd). C'è di sicuro l'esigenza dell'imputato, che non può trovarsi per un tempo eccessivo sottoposto a una condizione da cui si rischia di uscire molti anni dopo, magari con il riconoscimento che la pretesa punitiva dello Stato non era legittima. C'è ormai un contesto sociale che ha trasformato la presunzione di innocenza in presunzione di colpevolezza. Sembra che l'imputato debba scagionarsi dall'ipotesi dell'accusa.

Noi ci troviamo a dover legiferare in questo clima. E l'ipotesi di riforma della prescrizione giunge al termine di un lungo iter e, si ritiene, a torto o a ragione, che si tratti di un compromesso tra le diverse esigenze. L'ipotesi votata consiste nel tentativo di garantire un tempo aggiuntivo con la sospensione della prescrizione se viene confermata l'ipotesi dell'accusa e ci sia un primo riconoscimento di colpevolezza.

Credo che questo tema, affrontato da solo, non ci aiuti a ragionare in modo coerente sul processo penale. Abbiamo un governo che cerca di riformare in maniera profonda il sistema del nostro Paese, Lo facciamo su tante questioni. Sul piano giustizia il tentativo è in atto e qualcosa di buono lo stiamo facendo, Ma manca la capacità di sciogliere alcuni nodi, alcune questioni che si sono inabissate.

A cominciare dall'obbligatorietà dell'azione penale e dalla terzietà del giudice. Che sono temi senza i quali non riusciamo a dare una sterzata. Su questo manca ancora la capacità di incidere profondamente. Condivido in parte l'accusa fatta alla classe politica di essere un po' schiavi dell'opinione pubblica, che si finisce per rincorrere. È una strana esigenza vendicativa. Cito Mattarella, che ha detto di guardarsi dal penalismo penale, da questa etica della vendetta. Rischiamo di disfare quello che cerchiamo di fare con la depenalizzazione. Enrico Costa (viceministro della Giustizia, Ncd).

Il governo aveva predisposto un ddl sul processo penale con un approccio organico a tutta la materia, con l'adeguamento di alcuni meccanismi processuali, le impugnazioni, l'udienza preliminare, la prescrizione dei processi. Si è poi dovuto fare i conti con i calendari del Parlamento e il governo è stato costretto a riadeguare il proprio lavoro, a trasformare in emendamenti ad articolati già in discussione alcune delle proprie proposte, com'è avvenuto per la prescrizione e per il ddl anticorruzione. Adesso siamo al dunque.

Se noi parliamo di prescrizione alla Camera e di aumento delle pene al Senato, non possiamo pensare che le due questioni siano sganciate. La prescrizione è un istituto che ha una profonda dignità, forse è impopolare difenderlo. Sicuramente nella discussione della legge relativa a tale materia che ora ci sarà al Senato, si darà molta attenzione alle garanzie per il cittadino. Tutelare le garanzie non significa essere poco rigorosi.

Beniamino Migliucci. I magistrati, quando facciamo notare che il 70 per cento delle prescrizioni avviene nella fase delle indagini, quando come dice Valerio Spigarelli "l'avvocato non tocca palla", loro dicono: i reati si scoprono tardi. Ma su questo non ci sono indagini che diano conferme. Mafia Capitale è un esempio positivo; i fatti commessi risalgono a fine 2013 e inizio 2014. Pignatone e i suoi aggiunti hanno agito in modo tempestivo.

Nino D'Ascola (senatore Ncd, relatore del ddl anticorruzione al Senato). Il fatto che il reato sia scoperto tardivamente ha a che vedere con il principio della prescrizione, con la temporalità dell'esercizio dell'azione punitiva. Lo Stato dovrebbe punire chiunque e indipendentemente dal tempo? La pubblica opinione si interroga frequentemente sul fatto che la pretesa punitiva dello Stato debba interrompersi: non si ha il coraggio di spiegare all'opinione pubblica che questa pretesa punitiva si deve interrompere persino nei confronti dei soggetti ritenuti colpevoli del reato loro attribuito con sentenza non definitiva.

Tacere su questo significa creare il principio della presunzione di colpevolezza. Se noi partiamo da una concezione autoritaria della Stato, quest'ultimo deve avere tutto il tempo che vuole. Se ci poniamo nell'ottica dello stato democratico, dobbiamo tutelare i diritti della persona, e non possiamo che pensare a una temporaneità della pretesa punitiva. Che è anche l'unica via per assicurare la ragionevole durata del processo prevista dalla Costituzione.

Anna Rossomando (deputata Pd), La prescrizione non può essere infinita. Il provvedimento è frutto di diverse proposte. Si è dato un aumento specifico per alcuni reati motivando la scelta non in funzione del maggiore sdegno, ma per la difficoltà dell'accertamento. Il punto di equilibrio va mantenuto, se si fa riferimento a dei massimi di pena, come avviene al Senato nel ddl anticorruzione, la durata della prescrizione non può essere ulteriormente dilatata. Si è parlato di presunzione di non colpevolezza: è chiaro che se i tempi del processo sono eccessivi, viene intaccato il principio di non colpevolezza. Questo principio deve essere applicato in tutte le fasi processuali. Ed ecco perché, per esempio, abbiamo fortemente insistito per una riforma dell'istituto della custodia cautelare.

Ed è chiaro, che ci aspetteremmo che al Senato la si approvi. Chi è più garantista non è che ha meno a cuore la sicurezza dei cittadini. I quesiti del presidente Migliucci devono trovare una risposta nel provvedimento sul processo penale, che è alla Camera. Io penso che in quel ddl va riaffrontato il tema dei tempi che intercorrono tra la chiusura delle fasi preliminari e la richiesta di rinvio a giudizio: un tema che incide sui tempi del processo, molte prescrizioni si consumano nella fase delle indagini, e questo tema va ripreso. Penso che il processo debba essere centrato. Nel processo ci sono le garanzie. Tutti dobbiamo avere come obiettivo, non solo far funzionare il processo, ma far accadere li tutte le verifiche del caso. Se noi non difendiamo il processo, finisce che il processo viene fatto altrove. Siamo sensibili alla diffamazione della persona sbattuta sui giornali perché lì si celebra un processo senza garanzia di contradittorio. Ed è quello che bisogna evitare.

David Ermini (deputato, responsabile Pd sulla Giustizia). Il 90 per cento dei cittadini italiani ha la percezione che l'Italia sia un Paese corrotto. Se i processi si fanno ma i detenuti per corruzione non ci sono, due sono le cose: o vengono assolti tutti, o i processi non ci sono. Io ho fatto trattative politiche sulla prescrizione. Nel momento in cui si è scelto di aumentare della metà i temimi, anziché raddoppiarlo, non si può dire che il problema è la durata teorica dei 20 anni. Il reato di corruzione ha la peculiarità del fatto che l'evento corruttivo non emerge repentinamente. Il nostro nemico peggiore in questo Paese è il tempo, non possiamo continuare a non fare le riforme, né possiamo farle a pezzetti, non solo per alcuni tipi di reati, per alcune parti processuali, ma deve essere tutto ricondotto a sistema.

Non abbiamo solo un problema di diritto alla giurisdizione: la legge Finto ci costa un sacco di soldi. Se li potessimo investire nel personale sarebbe meglio. Però pensate a cosa ci dicono quando proponiamo soluzioni. Se depenalizziamo, siamo complici dei delinquenti. Se introduciamo la tenuità del fatto è lo stesso. Oggi in Italia si va sui giornali, si sparano tre o quattro stupidaggini, e però quelle sciocchezze persuadono un elevatissimo numero di cittadini.